Tacchetti a spillo

12ª giornata di campionato

di Silvia Alù e Martina Di Matteo 11 novembre 2013Commenti

Cari Lettori,

la notizia del giorno è che questa settimana non ci disperderemo in inutili commenti su quanto sia stata stupefacente la vittoria del Cagliari, o sul fatto che Diamanti probabilmente si stia chiedendo come gli sia mai venuto in mente di restare al Bologna, quando quest’estate sia la Juve che l’Inter (che un’altra serie di squadre non ben identificate) avessero avanzato il desiderio (incomprensibile) di possederlo. Siamo onesti, questa domenica è stata segnata da due eventi fondamentali: il pareggio all’Olimpico della Roma col Sassuolo e la sconfitta a Torino del Napoli con tre palle in rete e tanta angoscia. L’altra notizia sarebbe che l’irriducibile Gabriele Paolini è stato arrestato per sfruttamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedo-pornografico, il che vuol dire sostanzialmente che i telegiornali italiani sono, da ieri,  ancora meno interessanti. Nonostante tutto, ci piace ricordarlo così: http://www.youtube.com/watch?v=1UBg35PhLN4 .

Detto ciò, com’era prevedibile, visto che Veronica Lario continua ad ignorare le nostre richieste, passiamo al contrattacco e questa settimana ci rivolgiamo a Francesca Pascale. Francesca, ci bastano anche 50 euro a settimana e noi portiamo tutti i giorni a pisciare Dudù così Berlusconi potrà evitare di doverselo portare a Palazzo Chighi. Ah, dimenticavamo non deve più andare a Palazzo Chigi, vero? Comunque, se ti serve, noi Dudù a pisciare ce lo portiamo lo stesso.

Vorremmo comunque dire a Veronica che rimane la nostra preferita, nonostante tutto. È lei il vero genio del business, non lui. Al secondo posto sul podio dei geni del business ci siamo sicuramente noi. Che siamo ancora acerbe ma quando avremo finito di sviluppare il teorema dell’over diventeremo multimilionarie, ci compreremo la “Goleador” e sulla bustina al posto dei palloni ci metteremo la faccia di Veronica (o degli ermellini, dipende se Veronica ci da i diritti d’immagine).

È stata una giornata incredibile. Ci siamo riscaldate dalla mattina come se Juve Napoli dovessimo andarla a giocare noi, e forse sarebbe stato meglio. Forse un pezzo di coscia avrebbe distratto Pirlo, che quando tira una punizione da quella posizione è come se gli fosse stato dato un rigore. Volendo fare una piccola regressione, il pareggio della Roma ci ha fomentate al punto che ci eravamo già immaginate a Napoli, a Piazza del Plebiscito, a saltare coi nostri amici ultras per aver vinto lo scudetto.

Roma – Sassuolo: 1-1

Questa settimana il Sassuolo voleva segnare. Ci pensa al 19′ Longhi che, noncurante del fatto che gli autogol non ti fanno salire nella classifica marcatori, fa un gol pazzesco nella sua stessa porta. Probabilmente sconvolto dal fatto che Pegolo fosse riuscito a parare il tiro di Florenzi va in confusione, si ricorda che da piccolo aveva il sogno nel cassetto di giocare nella Roma, e decide che è il momento di fare quello che resterà probabilmente il gol più bello della sua vita: spara una cannonata imprendibile per Pegolo e fa festeggiare i romanisti, che si atteggiano tanto per la loro supremazia e poi esultano per un vantaggio dovuto al suicidio di carriera di un ragazzo ambizioso che voleva solo segnare il suo primo gol in serie A.  In ogni caso non è un vizio solo di Longhi quello di preferire la propria porta. Tra il primo e il secondo tempo infatti quel povero Pegolo trema ogni volta che gli si avvicina un qualsiasi giocatore, che sia della Roma o del Sassuolo non ha importanza per lui, che intanto sta giocando la sua partita privata contro il mondo (Acerbi, ne sai qualcosa per caso?).  Nonostante Longhi (che continua a mirare alla sua porta come un ossesso) e Ljajić, che corre come un dopato, ci provano sia Floro Flores che Zaza fino a che, quando ormai tutti avevamo perso le speranze e quei farabutti dei nostri vicini di casa esultavano come delle checche isteriche, Berardi, il gladiatore, tira e segna un attimo prima del triplice fischio. La Roma ha pareggiato e deve ringraziare solo Longhi.

Juve – Napoli: 3-0

Quello che vorremmo dirvi in questo momento è che Juve Napoli è finita 1-2. Che Callejon ha segnato, che Insigne, una volta tanto, è riuscito a non prendere un palo, che Hamsik è tornato in sé e che noi abbiamo in tasca 140 euro in più. E invece no. E probabilmente se non ci fosse stato Reina in porta, ma De Sanctis, questa partita sarebbe finita almeno 5-0.

Al 2′ Llorente segna il primo gol di culo e fuori gioco (tutti ci tengono a precisare che è fuori gioco di 21 cm). Adesso, non per contestare il risultato finale, vorremo dire al guardalinee che anche noi che siamo due donne, e si sa che le donne in genere non capiscono mai quando un’azione è in fuorigioco o no (tranne noi), ce ne siamo accorte. E vorremmo dedicargli questo video (anche se nella fattispecie Soviero avesse torto probabilmente stava pensando a questa 12esima giornata di campionato): http://www.youtube.com/watch?v=yw5BLocINUc

Detto ciò, il Napoli è molle e fortemente demotivato, Hamsik in special modo rimane in campo solo per fare numero e Armero dimostra evidenti problemi di miopia perché non ingarra un passaggio manco a un metro di distanza. A fine primo tempo ci prova Insigne a farci sperare nell’agognato 1-2, con un tiro in porta da fuori area che fa fare a Buffon l’unica faccia simpatica della sua vita. Nel secondo tempo il Napoli si riprende, fa più possesso palla cosa che nel primo tempo si era dimenticato potesse essergli utile. Al 57′ Ogbonna, che torna dagli spogliatoi più cattivo che mai, fa una cafonata che avrebbe potuto fare solo Balotelli: disturba Reina in fase di rilancio con un grand-jetè e si guadagna un’ammonizione che poi lo farà espellere all’83’ con nostra somma gioia. Quantomeno gli ultimi dieci minuti della partita riusciamo a soffrire senza la sua fastidiosa presenza. Nel frattempo però Pirlo aveva pensato di raddoppiare al 74′, sfidando ogni legge della fisica, con un gol da punizione causata da quel manesco di Inler (a cui però siamo grate per il meraviglioso gol contro il Marsiglia) che le mani a posto proprio non le riesce mai a tenere. Il Napoli comunque continua a provarci piuttosto dignitosamente fino a che all’80’ non ci pensa Pogba a chiudere la partita e nessuno dei nostri riesce nemmeno a mettere a segno il gol della bandiera, che secondo i tizi che stavano a vedere la partita dall’indiano sotto casa è il “gol dei tristoni”.

Ne usciamo sconfitte, come tifosi ma soprattutto come giocatori d’azzardo incalliti (ma sempre meno di Longhi).

 

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