Il Grande Spolvero

All’ombra dei Daft Punk

di Alessio Scavuzzo 13 dicembre 2013Commenti

” Naw nanana Naw nanana Naw nanana Now, NA NA”

 

Quante volte hai simulato onomatopeicamente un vocoder?

Molte.

Quante volte ti sei immaginato su di un palco-piramide con un casco scintillante in testa?

Tante.

Quante volte, da più di un decennio, premi play su quel disco e ti carichi in maniera irrefrenabile?

Infinite.

Questa terza spolverata è un omaggio riverente al robotico duo francese DAFT PUNK, santoni indiscussi dell’elettronica contemporanea, diffusori di una nuova religione nata a Parigi nei primi anni ’90.

Il disco lucidato per l’occasione è Da Funk, prima vera hit del duo uscita inizialmente nel 1995 come singolo 12″ per l’etichetta Soma Quality Recordings e contenente nel lato B la martellante Rollin’ & Scratchin’. L’anno seguente il brano venne rilasciato in un nuovo 12″ dal colosso Virgin, accompagnata dalla freschissima Musique, 117 bpm di calde vibrazioni classic house, originariamente uscita in una più estesa ed inedita versione nella compilation Source Lab2 e più tardi in Wipeout 2097: The Soundtrack.

La traccia venne poi inserita nel capolavoro Homework, album di debutto del duo composto da Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, producers misteriosi la cui identità non è dato sapere, a meno di qualche video amatoriale sul tubo che li ritrae giovanissimi nei primi acidi dj-set house/techno.

Pietra miliare della “French Touch” parigina, l’album vide la luce nel 1997 per l’etichetta Virgin riscuotendo sin da subito un formidabile successo che lo portò presto ad imporsi nel mercato musicale scalando le classifiche di tutto il mondo.

L’apparente esattezza della sua selezione, in realtà, cela un accostamento di singoli  composti in serie ed in tempi differenti: come ha dichiarato lo stesso Bangalter, infatti, la straordinaria prolificità musicale raggiunta in soli 5 mesi rese chiaro ai due di avere in mano un prodotto di qualità, da cui la volontà di pubblicarli in uno stesso album.

E, come conferma l’altro componente del duo Homem-Christo, solo successivamente progettarono la sequenza delle tracce dando vita ai quattro lati dei due vinili formanti il fortunato LP.

In ordine cronologico il full length vide uscire brani del calibro di Around The World (1997), secondo singolo dell’album, evergreen spaccapista reso celebre dal video girato dal regista francese Michel Gondry, poi le croccanti Burnin’ (1997) e Revolution 909 (1998). E in chiusura all’album Funk Ad, estratto reversato di Da Funk.

Considerato uno dei brani che più hanno influenzato il funk e la acid music, la composizione si basa su un riff di chitarra funk bouncy banale, stupido ma inesorabilmente divertente nella sua ossessiva e sguaiata ripetitività. Superato l’intro in cui questa viaggia in solo, il brano si arricchisce di una cassa imponente e distorta e di un paio di synth sporchi, seguiti da un charleston che, come un metronomo-mitraglietta, ne fa vibrare le battute.

Un disco che, inevitabilmente, determinò una discontinuità nel panorama musicale dei primi anni ’90, ancora influenzato dalle discutibili mode ottantine ed in cui, però, si andava già affermando la house music, nata nei primi anni ’80 a Chicago.

Una dance variegata, influenzata dal funky, dall’hip-hop, dall’italo disco che si strutturò intorno al club Warehouse, dove il resident Frankie Knuckles, “The Godfather of House”, impartiva lezione di stile. Musica così chiamata perchè “fatta in casa”, come conferma Larry Heard a.k.a. Mr. Fingers, con l’ausilio di sintetizzatori e drum machine.

Trend proseguito nei primi anni ’90 da Romanthony – noto ai più per l’interpretazione vocale della classica One More Time (2000) – in una chiave più garage e acid: e proprio quest’ultima sfumatura, unita ad una vena techno/trance, caratterizza gli esordi del duo francese, notevoli già nel 1994 con lo straordinario singolo The New Wave.

Insieme con altre icone quali Cassius, Stardust, St. Germain, DJ FALCON, i Daft hanno contribuito alla nascita di una nuova scuola parigina e, più in generale, francese, nota al mondo come movimento “French House”: un combo dello stile Chicago con un funk oscuro e graffiante.

Al disco, infine, si accompagna un insolito video prodotto da Emi Music e diretto da Spike Jonze, in cui un uomo-cane con gamba rotta e ghetto blaster in mano si aggira per le vie di New York: molti credono che il video sottintenda una sorta di realismo magico in cui la strana figura, elemento di fantasia ignorato dagli altri attori, simboleggi una marginalità rispetto al mondo insieme con la musica emessa dal suo stereo, a significare forse la non appartenenza delle prime produzioni Daft al mercato musicale di fama. Bangalter, invece, ha confermato che dietro ad esso non vi è alcun particolare tipo di messaggio.

Di sicuro, però,  questo disco sporco e genuinamente underground ha conquistato il  gotha della musica elettronica avvalendosi del titolo di undicesimo comandamento musicale.

comments powered by Disqus