Il Pasto Nudo

Bliss

di Antonio Massara 1 febbraio 2014Commenti

Se non avessi letto Joseph Campbell  in precedenza nulla mi avrebbe spinto verso la copertina di “Percorsi di felicità”, edito da Raffello Cortina. Il titolo sembra un perfetto “me too” dei triti manuali americani sul training verso una felicità perduta nel mondo consumistico. Invece l’afferrai subito, perché trovare oggi una traduzione italiana di un’opera di Campbell vale oro.
Il titolo originale “Pathways to bliss”, è troppo americano e del tutto intraducibile in una lingua e per una cultura come quella italiana: “bliss” è illuminazione paradisiaca più che semplice felicità, qualcosa di simile all’ascensione, alla visione del Nirvana, o anche la pace post mortem di un’anima giusta.

Ho scoperto questo studioso di mitologie comparate, americano e ignoto,  dal suo più brillante discepolo, un tale Vogler che realizzò un manoscritto, basato sul mito dell’eroe di Campbell,  e lo fece girare tra i suoi colleghi  sceneggiatori di Hollywood, intorno agli anni ’70, come manuale operativo per la scrittura di sinossi e sulla base del quale fu scritta nientepopodimenoche la sceneggiatura della quadrilogia di Guerre Stellari. Lo trovate come “Il Viaggio dell’eroe” edito da Dino Audino,  come applicazione pratica ad uso narrativo della teoria di Campbell che oggi, giustamente, si studia persino alla scuola media, e che ai miei tempi sarebbe stato follia solo immaginarla.
Ma fu così anche per lui, per Campbell. Le sue scoperte le fece leggendo per cinque anni, chiuso in un fatiscente appartamento di Woodstock, in piena Crisi del ’29. Rimase per tutta la vita professore in un college femminile newyorkese, uno dei più esclusivi, mai assimilato nella cerchia più alta della cultura, nonostante le sue ricerche e il suo pensiero abbiano rivoluzionato non solo la cinematografia, commerciale e non, ma persino la letteratura e la politica.

Si deve a lui se i nostri cinema si siano riempiti di eroi mentre le nostre vite se ne svuotavano, se è nato lo storytelling in politica e in economia, con la nascita di fenomeni come Regan, Bush padre e figlio, Berlusconi e più recentemente Renzi, che ha tra i suoi spin doctor uno scrittore che è tale senza esser null’altro che questo.
Non sarei stupito se, fra cinquecento anni, si ricordasse il XX secolo come quello dello sbarco sulla luna e dell’opera di Campbell.
Il Viaggio dell’Eroe è ciò che cerchiamo nelle nostre vite perchè è un irresistibile archetipo junghiano, cui non possiamo o sappiamo prescindere. Possiamo usarlo per immaginare meravigliose storie, abbindolare intere popolazioni o capire chi siamo e a cosa siamo chiamati. Perché allora non utilizzalo come “Pathways to Bliss”? Dobbiamo allora essere capaci di estendere un nuovo braccio del compasso della nostra vita verso la trascendenza, aprire nella nostra storia una finestra trasparente alla stessa, assimilarla e seguirne il percorso, diventare degli sciamani di noi stessi, forse, persino digitali.
Campbell ci avverte: avrete bisogno del coraggio di un Eroe per sconfiggere il Drago del “Tu Devi”, che sia composto di burocratici moduli digitali da riempire o piatti da lavare, ogni giorno gli stessi, ogni giorno diversi.

E quante volte l’eroe viene sconfitto nel sentiero della sua realizzazione? Tante, ma a differenza che nei film e come nei romanzi, si può rialzare, imparare, e provarci un’altra volta.
Insomma, se avete voglia di provare il gusto dell’avventura, concreta e trascendentale, nella vostra vita; se avete la sensazione che da qualche parte ci sia una porta che vi aspetta, sia che siate uomini o donne, immergetevi in questo o in un altro dei libri di Campbell. Una cosa di certo posso dirvi: sarà divertente, nella gloria e nel dolore. Forse scoprirete il vostro destino ma, soprattutto, non sbadiglierete più.

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