Fotogrammi in movimento

Camaleonti Western

di Nicola Franco 11 maggio 2014Commenti

Cosa succede quando un noto regista cinematografico come Gore Verbinski prende le redini di un progetto animato lontano dai suoi lidi abituali? Si potrebbe subito pensare a una prova mancata in assenza di un adeguato background. Dopo avere rivisto per l’ennesima volta il suo meraviglioso Rango sono felice di potere affermare che questo pensiero è quantomai fuori discussione, e il film in questione è uno dei migliori esperimenti che abbia mai avuto modo di vedere nel variopinto e complesso mondo dell’animazione. Totalmente realizzato in computer grafica dalla Nickelodeon movies e distribuito in Italia e nel resto del mondo nel 2011, Rango racconta le avventure dell’omonimo camaleonte domestico perso nel deserto del Mojave in seguito a un incidente stradale che coinvolge la macchina dei suoi padroni, facendo schizzare fuori dal veicolo la teca in cui il rettile solitamente improvvisa improbabili pièce teatrali in compagnia di un pesce di plastica arancione, una bambola senza testa, una palma finta e un insetto stecchito. Perso nella cocente distesa desertica incontra un profetico armadillo che gli indica la strada per la cittadella più vicina, nella speranza di trovare acqua ed essere accolto da individui in carne e ossa che fino a quel momento erano stati protagonisti solo delle fantasie sceniche del camaleonte. Lungo la via per “Polvere“, il nome della città di cui sopra, incontra la giovane e schizzata lucertola Borlotta che lo introduce alla realtà vissuta all’interno di quel contesto sociale; la gente, rappresentata dai più svariati animali del deserto in assetto antropomorfico, è avvilita da una terribile siccità che li costringe a tenere in banca le ultime, poche, riserve d’acqua. Quando Rango uccide indirettamente il falco che terrorizzava gli abitanti della città, viene immediatamente eletto come nuovo sceriffo e inizia così la sua più grande pantomima, quella di interpretare una figura autoritaria, coraggiosa, capace di riportare l’equilibrio perduto. Questa inaspettata occasione lo vede al centro di una miriade di eventi che ribaltano diverse situazioni, facendolo arrivare ad una riflessione esistenziale a proposito del posto che ha deciso di occupare nella vita.

Non mancano inoltre i colpi scena che faranno riconsiderare tanti aspetti dei personaggi, mostrandoci una realtà in cui non esiste la divisione tra buoni e cattivi. Il film diretto dal regista della trilogia di Pirati dei Caraibi e della versione occidentale di The Ring è un esempio di come l’animazione possa fondersi con il vasto e variegato collage cinematografico, capace di riportare alla luce molti dei suoi momenti più significativi.

Una pellicola che ammicca continuamente e intenzionalmente ad alcune celebri scene del mondo del cinema, con una carrellata di immagini iconiche di riferimento. Tra questi troviamo omaggi a Paura e delirio a Las Vegas, Chinatown, Jurassic Park e in modo particolare a buona parte del panorama Western, dove le atmosfere ricalcano brillantemente quello che è lo spirito del film; inconfondibili le strizzate d’occhio a Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, e la presenza di un misterioso personaggio con le fattezze di Clint Eastwood è la conferma del forte legame con il genere. Impossibile non rimanere ipnotizzati dalla scelta stilistica e dal realistico character design, che porta lo spettatore all’interno di una storia che risulta essere credibile nonostante si stia guardando un gruppo di animali vestiti con abiti ottocenteschi del vecchio West. La sintesi grafica unita allo stile enciclopedico cattura l’attenzione e regala un’esperienza visiva unica, destinata a rimanere tale nel tempo pur considerando l’insormontabile quantità di produzioni animate di natura diversa e indubbiamente più ruffiana. La struttura narrativa coinvolgente e dinamica è direttamente collegata alla frizzante comicità del lungometraggio, capace di strappare non poche risate e divertire con intelligenza e ironia grazie anche alle mirate caratterizzazioni dei personaggi, costruite e sviluppate sui modelli delle loro controparti umane. Da sottolineare infatti l’eccelsa recitazione del cast dei doppiatori originali, nel quale prevedibilmente spicca il nome di Johnny Depp, impegnato a prestare la sua istrionica voce proprio al camaleonte protagonista, garantendogli un’aria stralunata e un irresistibile charme per umorismo e sagacia. La direzione del doppiaggio italiano, il funzionale adattamento e la scelta azzeccata del team di doppiatori hanno saputo tenere testa alle star hollywoodiane, sguinzagliando un Nanni Baldini d’eccezione per seguire le orme del famoso “capitano”, dando vita ad una convincente prova d’attore e surclassando il collega Fabio Boccanera, storica voce di Depp. Come in ogni western che si rispetti la colonna sonora gioca un ruolo fondamentale e Rango non è da meno, facendo viaggiare il pubblico tra sonorità che riecheggiano i vecchi temi musicali di Ennio Morricone e le ballate dei Mariachi.

Davvero eccezionale l’idea di fare introdurre e narrare la storia da un gruppo di civette vestite da suonatori messicani munite di chitarre e trombe, che allietano la visione con motivi che rimandano all’universo ripreso poi dal regista Robert Rodriguez in film come Desperado e C’era una volta in Messico (quest’ultimo, ironia della sorte, vede coinvolto proprio Johnny Depp). Quella di Rango è una prova brillantemente superata e dimostra quanto l’animazione sia ormai alla pari con il cinema live action, mostrando in un lavoro articolato come i due generi si influenzino a vicenda. Le due apparentemente diverse fazioni sono visceralmente collegate tra loro da un’invisibile trama  come Harry Potter a Voldemort, Luke Skywalker a Darth Vader e Zigo Zago al suo discutibile veicolo a forma di mela. Un prodotto che stupisce e sorprende grazie a questo innegabile connubio e alla forza visiva nonché riflessiva che si sprigiona fin dal primo accenno dei titoli di testa. Una vittoria creativa che gli ha permesso di guadagnarsi il premio Oscar come miglior film d’animazione nel 2012, prendendo posto tra le fila dei migliori prodotti animati, dove la fantasia è ancora una promessa di un mondo meno alienante.

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