Attack/Release

Cibo per le mie orecchie

di Fabio Rizzo 25 novembre 2013Commenti

Mi pare evidente: un buon disco dipende da come si mangia nei dintorni dello studio.

Però dimenticate quei fantastici studi immersi nel verde e lontani chilometri dalla civiltà, qui la vicenda è molto più urbana: lo studio in questione si trova in una delle zone più popolari della quinta città al mondo nella classifica delle capitali del cibo di strada: Palermo.

 

E allora usciamo dalla regia e andiamoci a fare due passi intorno per procurarci il nostro pranzo e soprattutto cercare di spendere tre lire, chè qui la produzione deve tenere d’occhio i conti.

Le regole sono queste: budget 5 euro a testa, max 500 metri dallo studio e quindi a piedi, un’ora di tempo in tutto.

Ecco le soluzioni che soddisfano questa ricerca e quindi anche le più gradite dai musicisti che ci lasciano sabotare ogni giorno la propria musica.

 

1. La trattoria a 3 euro.

Scendendo lungo la strada dello studio ammirate alla vostra destra il mercato ortofrutticolo, detto misteriosamente “scaro”. Di fronte allo scaro c’è una traversa nella quale si trova la trattoria totale, u’ Sciupè.

Un mezzo primo: 2 euro e 20 centesimi. Un secondo: 3 euro e 20. Un quarto di vino con la spuma: 1 euro.

Unico formato di pasta, spaghettoni. Alla “grassa” (con spezzatino e patate), coi broccoli arriminati, alla trapanese col pomodoro fresco, con la ricotta, bolognese al ragù, all’amatriciana o all’arrabbiata, sui primi non si sbaglia mai.

Tra i secondi, bollito con verdure o fagioli (molto western), polpette al sugo, salsiccia, pesce spada ai ferri oppure il piatto principe, il trademark dello Sciupè: lo sgombro in agrodolce. Musica vera, composta dalle mani della signora che, materna, tira fuori la testa ogni tanto dalla tenda per sincerarsi che tutti stiano mangiando le sue pietanze. Best choice.

 

2. La salumeria introspettiva

Sulla stessa strada però più su, poco dopo le Poste, c’è la salumeria/panificio. Funziona così, prima ti scegli il tipo di panino: scaletta, rimacinatino, mafalda, semprefresco, pane arabo e così via. A questo punto sei a turno per l’imbottitura.

Quando tocca a te, inizia un consulto molto psicologico col salumiere dal pelo fulvo; lui praticamente ti fa le carte, ti legge la mano, rovista nel tuo passato, alla ricerca del tuo io per guidarti nella scelta fondamentale del salume e del formaggio da accompagnare.

Il best-seller è il panino alle olive con prosciutto cotto arrosto e primosale (o provolone piccante). Molto gettonato anche salame piccante e ricotta oppure finocchiona e carciofini.

 

3. Il bar che fa la pizza buona

Proprio di fronte al salumiere c’è il bar-pizzeria, perfetto per quando dobbiamo perdere poco tempo e spendere ancora meno, tipo 2 euro a testa. Pizzette tonde fatte proprio tipo pizzeria però mini. Buona la pasta, buono il condimento. Anche i panini sono buoni e fatti con la pasta della pizza.

Menzione speciale per la gentilezza dei proprietari, marito e moglie, gente d’altri tempi.

 

4. Il bar del calzone definitivo

Facendo due passi in più, giriamo a destra al semaforo della fiera dopo 100 metri raggiungiamo il calzone perfetto, sia al forno che fritto.

C’è chi viene dall’altra parte della città a mangiarlo in questo bar rinomato e ha ragione. Rosticceria di primo livello, bisogna solo non abusarne per ovvie ragioni gastriche, ma è un diversivo sempre apprezzato e funzionale. Menzione speciale anche in questo caso per baristi e cassiere: sono così stronzi da fare quasi simpatia.

 

5. Il bar della pizzetta invincibile

Un po’ più lontano, proprio di fronte l’ingresso del porto c’è il bar Lucy, la cui pizzetta risplende luminosa in the sky with diamonds. Parliamo di una pizzetta pazzesca che contiene una sorpresa che non svelerò qui, poiché va provata almeno una volta nella vita.

La band ha un blocco creativo? Le ritmiche non girano bene? C’è tensione fra il cantante e il batterista? Mandate qualcuno subito a prendere un vassoio di queste pizzette e tutti tornano felici, complici, solidali e il disco fila liscio come l’olio.

 

6. Il gelataio dubstep

La variante stagionale, quella estiva, è la gelateria artigianale che c’è a 10 minuti a piedi dallo studio.

Il maestro gelataio si alza la mattina, fa la spesa al mercato e poi butta nei suoi megafrullatori un po’ tutto quello che ha trovato: il sedano, i finocchi, le carote, il gorgonzola e il miele, i biscotti Plasmon, l’uva, i fichidindia, le susine, le noci, il cioccolato con la menta, il limone col basilico e altre sperimentazioni notevoli.

Non è roba alla Skrillex però, cioè tutta coloranti e conservanti. Qui parliamo del James Blake del gelato: uno che i gusti li scolpisce a mano e con ingredienti sempre autentici.

Nonostante questo però rimane la domanda atavica: ma una brioche col gelato basta per pranzo? Ecco perché è una soluzione affascinante ma non la più gettonata.

 

Rimane il tempo per un caffè e allora facciamo un salto alla torrefazione di fronte lo studio: arredamento immutato da circa 40 anni, tutto è anni 70, anche il barista, gli specchi sono seppiati, i toni che dominano sono quelli del legno e dell’alluminio invecchiato. L’universo del nostro torrefattore è tutto lì, la sua astronave è la macchina del caffè, che lui governa senza tradire emozione. Solo una volta ha accennato ad un sorriso con gli occhi, quando un nostro ospite napoletano si è complimentato per il suo caffè.

70 centesimi spesi molto bene comunque, unico antidoto all’abbiocco postprandiale che è nemico di qualunque mix.

 

Per concludere, ecco la ricetta originale dello sgombro in agrodolce. Buon appetito!

 

Ingredienti

quattro sgombri
300 g di farina di semola
quattro acciughe sott’olio
una cipolla
quattro cucchiai di zucchero
un bicchiere d’aceto bianco
due spicchi d’aglio
sale e pepe

Aprite a libro gli sgombri, pulite togliendo anche le teste e le spine centrali.
Lavateli accuratamente, asciugateli ed infarinateli.
Mettete i pesci in una padella con olio caldo e cuocete ciascun lato per 5 minuti.
A parte rosolate la cipolla con l’aglio, salate e pepate.
A cottura ultimata versatela sugli sgombri.
Sfumate con l’aceto, aggiungete le acciughe e lo zucchero.
Aggiustate di sale e fate cuocere per 5 minuti circa a fuoco lento.

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