Le vice anglais

Culetti rossi come la Rivoluzione

di Alessio Mirante 16 novembre 2013Commenti

Ahimè, in amore sono molto paterno.
Non mi pento certo di aver viziato troppo alcune mie compagne, mi pento semmai di non averle sculacciate abbastanza.
Dio però ci liberi da tutto quel truce armamentario industriale di panche, inginocchiatoi, gonne aperte, pale e racchettoni dello spanking! Al limite posso capire, nell’attimo fuggente dello sghiribizzo, l’uso di armi improprie come un libro, ma solo la mano è sincera e pura.
La fessée per me non è nulla di disciplinato, tutto questo complicatissimo mondo del BDSM, fatto di codici e ruoli, mi appare perverso più per tutto il fronte cattofascistamente normativo che per l’atto in sé. Impossibile negare che quando sculaccio io mi stia arrogando qualche cosa, ma in fondo  va bene perché non è parte strutturata del rapporto, è qualcosa che lieve giunge e “lieve” se ne va, e personalmente molto oltre non vado. La sculacciata è la foce in cui il sadico si libera e si fa semplice. Paff.

Non ero uno di quei bambini che, con cura inquietante, staccavano le ali alle mosche. Ero uno di quei bambini che, con faticata applicazione, legavano strisce di carta stagnola alle mosche, creando magici turbini baluginanti in una stanza.

In amore i contratti sono un’offesa, specialmente quando espliciti e formali come nel bondage o nel matrimonio. I taciti accordi son tollerabili, per quanto borghesi, e rendono più facile il quotidiano con almeno un’illusione di semplicità.
C’è poi tutta la questione dei ruoli…femdom, master, mi stress, slave, pony-boy, pony-girl, eccetera…

Ah, quando tutti si piegavano ad un centro
e anche i saggi solo il dio pensavano
e si diramavano per l’agnello e i pastori
dopo che il sangue li ebbe fatti puri,

e tutti sgorgavano da quell’unica ferita
e spezzavano il pane che ognuno consumava –
ora lontana di incalzante pienezza
che strinse un tempo anche l’io perduto.
da Poesie Statiche di G. Benn, l’Io perduto

Nel mondo i sadici sono considerati i mostri per eccellenza. Lasciatevi dire però che non esiste nulla di peggio di un masochista, specialmente per un sadico. Lasciamo stare la questione “se gli fa piacere soffrire allora non soffre appieno e quindi il sadico resta insoddisfatto”.
Il masochista è uno che cerca di istituzionalizzare la propria sottomissione, cerca costantemente un accordo perché in fondo è vigliacco e cerca innocuità. È un sempliciotto che, non reggendo la propria squallida essenzialità intima, complica la vita a sé e agli altri. Il sadico invece non è tanto complicato quanto complesso, conosce bene l’importanza della semplicità e della leggerezza e, come un intellettuale che esplora i labirinti dello scibile umano per giungere ad una formula, esplora il dedalo suo personale e quello sociale per arrivare alla nuda onestà verso sé stesso e verso gli altri.
I Masochisti prendono nome da Sacher-Masoch, uno che, insieme ai suoi degni compari, incarna l’orribile tendenza umana a star soddisfatti solo sotto padrone, perché, sempliciotto com’era, non sapeva gestire la propria coscienza ipertrofica e aveva necessità di ubbidire per esserne libero.

Un antico terrore, che insepolto
porto nel petto, come da un trono
scende sopra di me senza perdono,
mi fa suo servo senza cenno insulto.

E sento la mia vita di repente
legata con un filo di Incosciente
a ignota mano diretta nell’ignoto.
F. Pessoa, da Una sola moltitudine

Il Marche De Sade era invece un vero uomo di coscienza, come me. Io so bene, come sapeva bene il Divin Marchese, che l’unico modo per tenersi la coscienza pulita è non usarla mai, ma soprattutto in quelli come noi vige l’avversione per il limite (perché ne abbiamo coscienza) e quindi sì, magari il Bene è infinito ma il Male è illimitato. L’amore per l’illimitato è laico e libertario, avverso tanto alle Chiese, quanto allo Stato, quanto al Safe Sane Consensual e non in quanto tali ma in quanto cementificazioni della paura. La paura è tipica del masochista e dell’Uomo in generale, e produce costrizioni ed egoismi che han fatto e fanno gran danno alla Nazione Umana. Il sadico invece per la stessa natura della sua passione, del suo amore dell’illimitato tende a universalizzare, ad abbattere i privilegi mascherati da diritti. Infatti cosa è che disinnesca la pericolosità degli ingranaggi cerebrali del sadico? L’Amore puro e semplice.

Ah, s’io potessi toglierti la vita
solo a forza d’amore, e poi morire
del tuo tormento e della gioia mia,
immersa nel tuo sangue e in te confusa!
Swimburne, da Anactoria

Il contratto del masochista col sadico serve solo a inquadrare il secondo come carnefice ed il primo come vittima, sebbene in innocue dosi omeopatiche. È il masochista che fa del sadico un mostro e, nello stesso momento, si deresponsabilizza. È il cittadino che delega e poi tollera il Tiranno.
Il sadico fa del male solo per scardinare il gioco, se il sadico ama non farà male perché nell’Amore s’abbattono gli ultimi estremi, odiati limiti e si trova la libertà agognata l’uno nell’altro.
Il Sadico è colui il quale può insegnare a far convivere l’Emancipazione dell’Individuo con la Solidarietà. Il sadico è tenero.
Cari lettori, lasciando il computer, troverete i vostri amori: date una sculacciata ai vostri a mori e dite “Questa è la sculacciata di Alessio Mirante”.

Su quel tergo il mio cor spiega le piume,
e per pietà di lui già tutto esangue,
ricever le ferite in sé presume.

In quelle piaghe agonizzando ei langue;
ma non si serba il solito costume,
che ‘l sangue  corra al cor: ei corre al sangue.
Anton Giulio Brignole Sale, da La cortigiana frustata

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