drangonball
Fotogrammi in movimento

Dragon Ball Z La battaglia degli dei – Dove osano i Saiyan

di Nicola Franco 20 Luglio 2014Commenti

Come in un vecchio pezzo sul film animato di Tom & Jerry, inizio con la medesima frase d’apertura: “Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dell’universo di Dragon Ball!”. Una distesa infinita di arti all’ingiù si prospetterebbe davanti alla mia vista, dandomi la certezza che perfino le persone di terza età possano tranquillamente riconoscere il mondo creato dalla mente di Akira Toriyama. Dalle più umoristiche prime storie che hanno visto protagonista il piccolo Son Goku (suggestivo omaggio al viaggio della divinità scimmia), all’epopea formativa che mostra il passaggio all’età adulta del personaggio principale, con tanto di potenziamenti dai capelli dorati e smisurate onde energetiche contro il cattivone di turno, la serie di Dragon Ball ha conquistato il pubblico di tutto il mondo con un infinito bastimento di manga, episodi, videogiochi, gadgets di ogni tipo e tredici lungometraggi animati. Dopo uno speciale televisivo che vede la combriccola formata da Goku, Vegeta, Gohan e compagnia bella organizzare una frizzante rimpatriata, interrotta dall’arrivo di un duo di perfidi alieni intenti (come sempre) a conquistare il pianeta, la saga continua con un ultimo film per il grande schermo. Basato sul ciclo narrativo originale dell’autore Toriyama, subito dopo la sconfitta di Majin Bu, Dragon Ball Z La battaglia degli Dei continua le avventure del potente Saiyan contro la prima di una lista di divinità intergalattiche; ovviamente interessata alla totale distruzione della terra. Al prematuro risveglio dal sonno millenario la divinità felina di nome Bills ricorda una figura eroica apparsagli in sogno, circondata da un’aura imponente e chiamata con l’appellativo di “Super Saiyan God“. Venuto a conoscenza della sconfitta di Freezer per mano di Goku, Bills decide di seguire le tracce del giovane guerriero Saiyan e verificare il suo attuale livello combattivo; che possa essere lui il misterioso guerriero del suo sogno? Raggiunto velocemente il pianeta terra, Bills, accompagnato dal suo fedele servitore Whis, sfida Goku e i suoi compagni per l’ennesima battaglia dove la posta in gioco è sempre la salvezza del globo. Il combattente dai capelli a punta mostra tutto il suo potenziale fino ad arrivare alla già citata forma divina, che mette a dura prova l’infallibilità di Lord Bills e rende difficile la distruzione del pianeta per sua mano. Inutile dire come andrà a finire, considerato l’esito positivo di tutte le saghe del ciclo Z e l’invincibilità di Goku, seconda solo a quella di Superman; ovviamente scherzo, questo è un verdetto che non sarà mai emesso, ma l’importante è capire il concetto. Lo stile grafico generale è coerente con gli ultimi lavori animati della Toei Animation sui personaggi di Toriyama e mostra alcune interessanti analogie con l’originale aspetto visivo del manga, per via della supervisione dello stesso autore.

Ottimi alcuni effetti visivi e convincente l’animazione, un po’ meno alcune scelte infelici come l’inserimento forzato della computer grafica durante gli scontri più accesi. Il modello tridimensionale del personaggio di Goku viene messo negativamente in bella vista come quando si abbina un capo d’abbigliamento nero con un altro color marrone; state attenti voi che continuate a commettere questo imperdonabile errore. La sensazione di smarrimento causata da questo improvviso, per me immotivato, cambio di registro visivo, non abbandona l’occhio dello spettatore nemmeno nelle battute successive del duello; dove però è possibile vedere un livello d’animazione distinto e coerente con la frenesia dell’azione. Avremo sì le classiche situazioni di stallo con annessi dialoghi immobili di quarantacinque minuti, ma oltre a queste un movimento di camera forsennato accompagnerà con dinamicità i movimenti dei protagonisti durante le fatidiche battaglie, regalando forse l’esperienza più vicina al concetto di scontro espresso nelle tavole disegnate dal maestro Toriyama. La colorazione eccessivamente accesa rispetto ai precedenti lungometraggi presenta qualche problema di patinatura di troppo, facendo risultare personaggi e ambientazioni gommosi e artificiali. Il percorso narrativo non accenna a discostarsi dalla tradizionale linea mostrata in passato, rivelando la solita routine collegabile a quella che potrebbe essere la sintesi stessa dell’esistenza umana; che pur essendo trita e ritrita non stanca mai in quanto portatrice di una verità universale. L’uomo si allena per superare le difficoltà della vita e una volta oltrepassato l’ostacolo si prepara a una sfida ancora più grande, seguendo un moto perpetuo che lo porta a pensare di non potere mai fermarsi, imparando sempre qualcosa di nuovo. Dragon Ball e la sua apparentemente banale linea narrativa sono da sempre lo specchio dell’impegno e della volontà dell’essere umano. Delle storie come quelle affrontate all’interno dell’universo del drago non potranno mai estinguersi proprio per questo concetto neanche troppo celato, che infonde la voglia di misurarsi con gli altri e soprattutto con sé stesso. Tralasciando il tragico momento umoristico assolutamente fuori luogo che coinvolge l’orgoglioso Vegeta, siamo di fronte all’ennesimo prodotto su Dragon Ball con le stesse regole e le stesse dinamiche, che per questo motivo, paradossalmente, continua e continuerà a funzionare in eterno. Non vi resta che piazzarvi ancora una volta davanti allo schermo e farvi travolgere dall’ultima, potente, “Kamehameha”

comments powered by Disqus