Il Pasto Nudo

Federico Moccia, non si mangia la cultura

di Simone Giuffrida 18 gennaio 2014Commenti

Dall’apice del successo all’ anonimato, restando sempre coerente però con il suo stile; da ‘Tre metri sopra il cielo’ alla Lista Civica di Rosello di cui è diventato sindaco ottenendo 142 voti su 158 votanti, stabilendo forse il record condominiale.  Il buon caro Federico Moccia si dà sempre molto da fare per i suoi lettori, per il popolo. Come dimenticare il pregevole spazio dedicato dal settimanale di rotocalco gestito dall’ex pelato Sandro Mayer in cui il buon ‘Fede’, dall’alto della sua cultura documentata peraltro nei suoi scritti d’autore, sciorina consigli a non finire a ragazzine (rari i maschietti) alle prese con dilemmi struggenti che il nostro eroe è chiamato a risolvere ricevendo numerosissime lettere dalla quantomeno dubbia veridicità.

“Sono una ragazza di sedici anni e da un mese mi sono lasciata con il ragazzo con cui ero fidanzata da quattro mesi. Inizialmente la nostra storia andava a gonfie vele ma dopo la sua partenza le cose sono incominciate ad andare male: mi cercava raramente, lo sentivo distante nonostante dicesse di amarmi.” L’agghiacciante situazione di cotal pulzella fa rabbrividire le carni.

Le risposte di Fede sono ovviamente dei veri e propri messaggi gnoseologici destinati a discenti sapienti capaci di poter cambiare la propria poco esperta esistenza facendo tesoro delle sue parole. Un solo must: v.m.18, dove la M, in questo caso, sta per “maggiori”.

La circostanza si fa decisamente più drammatica quando si è al cospetto di un vero e proprio bestseller letterario redatto dal nostro amichetto bello: “Tre metri sopra il cielo”, “Ho voglia di te”, “Scusa ma ti chiamo amore”, “Amore 14”, “Scusa ma ti voglio sposare”, “L’uomo che non voleva amare”, “Quell’attimo di felicità”. Queste solo alcune tra le fantasmagoriche opere; forse questa serie raccapricciante è destinata a proliferare.

Sebbene il nostro eroe metta le mani avanti, non bastano le ‘scuse’ di due tra i suddetti titoli, che sottendono l’antico vizio di ammaliare (chi?) con parole dallo strano accostamento. “Scusa, ma ti chiamo amore”…Prego, che cazzo vuol dire. Forse vorrebbe intendere: “Mi devi scusare, veramente, ma non ce la faccio a non chiamarti ‘amore’ e quindi lo faccio e questa mia lessicale tempra (non la macchina) ti dovrebbe far cadere ai miei piedi”.

L’unica reazione possibile è probabilmente la pena, o la pietà: non l’odio – figuriamoci – ma nemmeno l’indifferenza.

Come se non bastasse il talento di Fede ha mandato in visibilio gli astanti del grande schermo con due kolossal cinematografici dei quali ha firmato la regia, venendo quindi apostrofato – pensate un po’ –  anche come ‘regista’.  L’ultimo ha una profondità ricercata: “Universitari: molto più che amici”. Un’onta per Joe D’Amato, ma almeno quello serviva (raramente) a qualcosa, o a qualcuno.  Gli altri titoli sono sempre quelli dei libri con l’aggiunta di tre cimeli entrati di diritto nella storia del cinema – scalzando opere di gente come Ėjzenštejn o Lynch – firmati a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90: “Palla al centro”, “College (serie tv)”, “Classe mista 3° A“. Purtroppo non ho avuto tempo di vederli.

Ma la sua vita è la letteratura e quindi via con due nuovi romanzi, via con il sudore sulla fronte e con i flussi di coscienza e di ispirazione. Incredibilmente l’ultima sua – immensa – fatica (“Quell’attimo di felicità”) è costata cara al nostro mentore; il flop è stato fulmineo, a ciel sereno, inaspettato. O forse tardivo.

La tranquilla cittadina Rosello, di contro, ha subito una svolta culturale a detta di tutti: serve un uomo al di fuori dei partiti che possa valorizzare le bellezze del luogo, con un nome importante e che riporti la cultura nella città. Ed ecco il Nostro Amato. Certo, se sono queste le premesse si potrebbe ipotizzare che il passato di questa sconosciuta cittadina non fosse così tanto roseo. Ma nemmeno grigio. Forse nullo. Ma l’ottimismo non manca e quindi si crede in un cambio di passo, in una svolta (non ho detto culturale) ma Fede stupisce tutti e magicamente, senza aver fatto mai un comizio pre-elettorale, svolazza tra le menti dei votanti abbruzzesi affermando ciò che segue: “Porterò a Rosello i lucchetti dell’amore di Ponte Milvio”. SBAM. Tonfo delle palle sul pavimento. E l’ha fatto davvero, celebrando un matrimonio. La seconda frase è stata “Qui abbiamo i migliori cuochi d’Italia, vista la tradizione della Scuola di cucina di Villa Santa Maria”. Solamente qui qualcuno ha avuto l’illuminazione. Più che un genio che sfrutta il marketing sembra avere doti naturali: la grande tradizione culinaria che lui cita, infatti,  è un semplice istituto alberghiero quindi molto poco frequentato dai maggiorenni se non per riunioni di docenti o torneo di Tressette di bidelli. E ritorniamo al punto di partenza: v.m.18.

Ma qualsiasi impegno che distragga Moccia dalla scrittura è manna dal cielo quindi ben venga Rosello; fantastica cittadina, sotto i riflettori per un periodo di tempo. Visitate Rosello! Ma quando mai.. In 3 anni è diventato sindaco e ha scritto due libri: l’attività politica l’avrà comunque destabilizzato – quantomeno dal punto di vista delle strategie di mercato – perché gli ultimi due lavori sono andati abbastanza maluccio.

Letteratura, Cinema e Politica. Un geniale artista a tutto tondo, un capolavoro della natura venuto sulla Terra a disseminare cultura, sapere e stile: aspettiamo con ansia “Scusa ma mi chiamo Sindaco”.

Chissà quali perle ci regalerà ancora, chissà se la sua forza interiore potrà tenere duro durante i periodi di stanca. Per molto meno parecchi artisti si sono suicidati.

 

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