Il Grande Spolvero

Fratelli chimici in armi stellate

di Alessio Scavuzzo 9 maggio 2014Commenti

Dopo profonde immersioni in oceani musicali di sapore House/Funk, ci dedichiamo adesso a rispolverare universi sonori differenti dal groove marcatamente elettronico.

Così a questo giro il Grande Spolvero regala a voi affamati di note un disco ghiotto, frutto dell’inventiva dei Fratelli Chimici, duo così celebrato ed acclamato da essersi posto ad epicentro della musica elettronica mondiale dalla fine degli anni ’90 ad oggi.

Il brano scelto per deliziare il vostro palato è Star Guitar, secondo singolo estratto dall’album Come with us (2002).


La composizione prende avvio da semplici e scarne percussioni che, quasi come dei clap, ne scandiscono l’intro: poi fa ingresso un synth acuto che, mettendo sull’attenti l’ascoltatore quasi fosse un allarme, si insinua dilatando “il moto armonico” del brano. Da qui un climax avvincente, in cui un basso vibrante in SI♭ dispiega un riff impetuoso e conferisce all’insieme un appeal originale e seducente. L’ascoltatore è così sintonizzato sulle frequenze di un trip raffinato ed etereo, in cui, solo a circa metà della composizione ed in una frase melodica senza cassa, un vocale femminile recita:

 

“You should feel what I feelYou should take what I takeYou should feel what I feelYou should take what I take”

 

Non dovremmo forse sentirci liberi di manifestare le sensazioni che proviamo?

Non dovremmo conquistare ciò che desideriamo ardentemente?

Crediamo di si.

Il vinile 12″ si compone dell’Original Mix e del Pete Heller’s Expanded Mix, 127 BPM di incalzante progressive house; la release digitale annovera pure il Pete Heller’s 303 Dub mix ed il brano  break Base 6.

L’uscita del brano fu accompagnata da un accattivante video, frutto della fervida immaginazione di Michel Gondry – già incontrato nel passato Spolvero dedicato agli Stardust – in cui le riprese, filmate dal finestrino di un treno in corsa, catturano edifici ed oggetti la cui animazione è in sync con il disco: lezioni di cinematografia metronomica.

Filmato tra Nimes e Valence durante una vacanza in Francia, il metraggio venne ripetuto ben dieci volte durante lo stesso giorno per ottenere differenti gradazioni di luce: nuova sperimentazione dell’effetto utilizzato per il video di Around the World dei Daft Punk, dove ogni elemento musicale veniva rappresentato da un ballerino.

Una cover electro-house di dubbio gusto è stata eseguita nel 2007 dal giapponese Shinichi Osawa, con il cantato di Au Revoir Simone, ed inserita nel suo album The One: ve ne risparmiamo l’ascolto.

Un giusto tributo al duo composto da Tom Rowlands ed Ed Simons, il cui merito è stato quello di creare un sorprendente live show, vera e propria live experience, in cui la performance musicale è completata da un visual perfettamente in sync.

comments powered by Disqus