Attack/Release

I diversi tipi di missaggio

di Daniel Pernas 12 gennaio 2014Commenti

Il missaggio di un album è determinante per il suono finale dello stesso, e anche se per alcuni potrà sembrare una ovvietà, non tutti sanno di cosa stiamo parlando. Una volta finita la fase di registrazione, la maniera in cui si affronta e si realizza il missaggio può dar luogo a risultati totalmente diversi.

Chiaramente in questo processo il produttore ha un ruolo di grande responsabilità, indirizzando l’ingegnere di missaggio verso l’obiettivo e la sonorità ricercata. Per questa ragione i gruppi vogliono registrare con un produttore o ingegnere specifico: vogliono che questi diano il tocco finale alla propria musica.

Per i profani in tema di missaggio tutto ciò potrebbe apparire strano e si potrebbe perfino argomentare che il suono è quello dato dal gruppo. Non si sbagliano affatto. Ma la persona o persone che hanno il compito di missare spesso hanno un peso equivalente o maggiore del gruppo nel risultato finale.

A mo’ di esempio, potremmo pensare agli U2, un gruppo con una lunga carriera in cui vari dischi hanno sonorità diverse tra loro. Possono servire d’esempio le differenze di suono tra album come “POP” o “Achtung Baby“, entrambi conseguiti non solo grazie alle intenzioni del gruppo, ma del lavoro dei vari ingegneri di missaggio.

Senza per forza citare nomi propri, quando parliamo di stili di missaggio in generale, vi sono due grandi famiglie: suono inglese e suono americano.

Questi nomi non hanno niente a che vedere con la provenienza del gruppo, ma con una “estetica” musicale rappresentata dai due paesi negli ultimi anni.

Detto ciò, quando ascoltiamo un mix potremmo dire che si avvicina più ad un suono americano o inglese, ma qual è la differenza tra i due stili?

Il cosiddetto suono americano è uno stile di missaggio generalmente più pulito e curato, in cui tutti gli elementi e strumenti si possono distinguere con una certa chiarezza, si rispetta un utilizzo molto minuzioso della equalizzazione e della dinamica, alla ricerca di una definizione e separazione chiara di tutti gli strumenti, così come del “punch” nel mix finale.

Pertanto si rispetterà con attenzione la gerarchia tra gli strumenti (ad esempio, nel pop la voce avrà un volume considerevolmente più alto rispetto al resto), si applicherà, come già detto, una equalizzazione molto dettagliata per fare risaltare gli elementi (al punto che risulterà più importante la separazione tra gli strumenti che la propria sonorità dello strumento), così come una dinamica accurata negli strumenti ed un elevato equilibrio frequenziale (gravi, medi e acuti molto equilibrati tra di loro).

Questo tipo di missaggio è tradizionalmente legato al pop e r&b americano, anche se, insisto, la nazionalità dell’artista non ha niente a che vedere con il tipo di mix.

Dato che per comprendere le cose un esempio vale più di mille parole, possiamo dire che sono dischi missati allo stile americano LP come “Spice” delle Spice Girls, “Like a Virgin” di Madonna, “Night Work” degli Scissor Sisters, “21” di Adele, “A Funk Odissey” di Jamiroquai o “Random Access Memories” dei Daft Punk, per citarne alcuni.

Agli antipodi di questo tipo di suono ubichiamo il cosiddetto suono inglese, una tradizione di missaggio famosa per dare più importanza alla espressività e spontaneità che alla cura eccessiva e meticolosa del suono (senza per questo trascurarlo), in cui generalmente si usano molti più “strati” di suono (creando i cosiddetti “wall of sound” o muri di suono). Inoltre predominano metodi e processori poco convenzionali, a volte utilizzati già in fase di registrazione (come registrare con microfoni economici, o dentro un garage, o usando amplificatori che non sono propri di quello strumento, ad esempio riamplificando delle voci attraverso degli amplificatori per chitarra). Nel suono inglese generalmente si comprime di più ed è considerato più “sporco” di quello americano.

Esempi di questo tipo di sonorità si possono trovare in “Lust for Life” di Iggy Pop, “The Velvet Underground & Nico” dei Velvet Underground, “OK Computer” dei Radiohead, “Desintegration” dei Cure, “Second Coming” degli Stone Roses o “Surfer Rosa” dei Pixies, per citarne qualcuno.

A volte capire se un disco è stato missato seguendo l’uno o l’altro stile non è così semplice, e vi possono essere delle variazioni anche all’interno dello stesso album. Queste due tradizioni sono così diverse tra di loro che è difficile trovare un disco che suoni “molto americano” o “molto inglese”. Non tutto è bianco o nero, in mezzo vi è un’estesa varietà di colori. E se non fosse abbastanza, queste due correnti sono soltanto le basi per addentrarci negli stili di missaggio, ma ce ne sono molte altre, come per esempio il cosiddetto suono “Seattle” (associato al grunge), o il suono “Bristol” (legato al trip-hop), o anche stili diversi all’interno dello stesso genere musicale, come il rap West Coast o East Coast negli Stati Uniti, il suono Chicago o Detroit nella house o il suono americano o nordeuropeo nel metal, ad esempio.

Il modo migliore per capire fino in fondo queste differenze è ascoltare lo stesso pezzo missato da persone diverse. Possiamo apprezzare un lavoro del genere in dischi come la edizione speciale per il decimo anniversario di “The Holy Bible” dei Manic Street Preachers, in cui abbiamo il disco originale missato con uno stile inglese e un disco extra con le stesse canzoni missate all’americana (il che è perfetto per illustrare quello che abbiamo spiegato fino ad ora!), o nell’edizione speciale per l’anniversario di “in Utero” dei Nirvana, in cui possiamo ascoltare il pezzo “Heart Shaped Box” nella versione originale missata da Scott Litt o nella versione missata da Steve Albini, non pubblicata nell’originale, o nei dischi “Welcome to the Monkey House” e “The Dandy Warhols Are Sound” dei Dandy Warhols, in cui il secondo è il mix originale del disco, scartata all’epoca e pubblicata in seguito, in cui si possono apprezzare grandi differenze nello stile di missaggio.

In definitiva, il mondo del missaggio è molto ampio, e come vediamo influisce al massimo grado nel risultato finale di un disco la scelta di un ingegnere piuttosto che un altro, poiché darà il “colore” e il “carattere” ricercato. Non voglio dire che il successo di un album dipenda soltanto da questo (devono esserci bravi musicisti, bei pezzi, e mille fattori in più), ma il missaggio aiuta, e molto.

 

Traduzione dallo spagnolo di Donato Di Trapani

 

Daniel Pernas è un ingegnere del suono formatosi sia in studio (forma parte dello staff de LaMasiaMusicLab) che dal vivo, ambito nel quale ha lavorato in club e festival spagnoli e francesi come tecnico di palco del gruppo pop-elettronico Dorian. A questo aggiunge la docenza nel campo dell’ingegneria del suono: è infatti professore al SAE Institute di Barcellona.

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