N'aimez-vous pas le piano?

I Pianist

di Davide Bairovith 6 marzo 2014Commenti

Quando Clara aveva chiesto di andare in Europa per il suo compleanno, in un primo momento nessuno l’aveva presa sul serio, eppure ora stavano timbrando i biglietti per Vienna nell’enorme atrio dell’interporto di New York.        

            Evidentemente aveva saputo essere molto convincente o molto capricciosa, il che per una bambina di sette anni forse è la stessa cosa.

            In realtà al successo delle richieste di Clara aveva contribuito non poco l’attitudine condiscendente del padre, nonché le sue convinzioni in fatto di formazione culturale: un viaggio nel e terre più antiche della Regione Occidentale, dove secoli addietro era nata e si era sviluppata la loro stessa cultura, non poteva che fare bene al o spirito sbocciante della figliola. Diverso era l’atteggiamento della madre, il cui pensiero in sostanza si può descrivere come un utilitarismo ottimistico, per cui ogni indugio sul passato come poteva essere un viaggio del genere non è che futile perdita di tempo; tuttavia al a fine aveva dovuto cedere lei, di fronte a forze numericamente superiori alle proprie. Infatti, per quanto le tendenze dei coniugi Mellors rispecchiassero fedelmente i due indirizzi di pensiero dominanti nel a classe colta della Regione Settentrionale al volgere del XXI secolo, è chiaro che nessuno dei due da solo avrebbe potuto instillare nella piccola un desiderio così forte di vedere l’Europa, essendo qualsiasi norma educativa imposta da un adulto sistematicamente rivoltata in passione per il suo contrario da ogni bambino. Stiamo parlando del quarto componente dela famiglia Mellors, Robbie, il compagno di giochi di Clara, e prima ancora compagno di giochi di suo padre: già perché Robbie non seguiva la china evolutiva delle generazioni umane, essendo un ludorobot della prima serie, più precisamente un Rb51 del 2036 d.C. Era stato lui a insegnare a Clara il ‘gioco del a musica’, una disciplina non più praticata dagli adulti nel a società evoluta e tecnicizzata di fine secolo, e a farle sentire moltissimi pezzi pianistici e sinfonici attraverso il suo rudimentale altoparlante HiFi montato sul torace. Era stato lui a raccontarle tutto del Vecchio mondo, terra dove un tempo una civiltà completamente diversa da quella attuale aveva permesso a molti uomini di fare del ‘gioco della musica‘ addirittura una ragione di vita. E ancora, sforzando i circuiti un po’ vecchiotti del suo cervello positronico, aveva recuperato tantissimi files contenenti storie tratte dalle ‘Letterature Antiche’ e, sera dopo sera, gliele aveva narrate prima che lei andasse a letto.

            – Sarai contento adesso, Rick, con tutte le stupidaggini che le hai messo in testa da quando è nata- disse la signora Mellors agguantando con una mano il trolley e con l’altra il braccio sinistro di Clara- tu e quel o stupido robot non sapete fare altro che cianciare e buttare via il tempo in cretinate.

            – Mamma!- strillò Clara, non certo per difendere il padre ma per sostenere il ‘suo’ Robot- Robbie non è stupido, io gli voglio bene!

            – Sì certo, vogliamo bene alle macchine adesso, siamo a posto…

            – Susan, dovresti avere un po’ più di rispetto per qualcuno che a tutti gli effetti è parte del a nostra famiglia da due generazioni- disse il signor Mellors senza convinzione e con nessuna speranza di essere ascoltato.

            -Taci Rick, per favore risparmiami le tue sciocchezze almeno durante il viaggio. Clara mi raccomando di tenere sempre la cintura di sicurezza al acciata e vedi di non dover usare il bagno per queste tre ore.

Salirono la scaletta e si sistemarono nella carlinga dell ‘aviogetto in tre posti contigui. Clara occupò il sedile vicino all ‘oblò, impaziente di godersi il panorama – non era la prima volta che volava ma i viaggi aerei costituivano sempre un’attrazione- mentre in cuor suo si rammaricava che Robbie non facesse parte della spedizione.

Dopo una decina di minuti si udì una voce metallica annunciare ‘signore e signori benvenuti a bordo dell’avio351 del a compagnia Avio Northern, destinazione Vienna, siete pregati di al acciare le cinture di sicurezza. Atterraggio previsto per le 18.15 ora locale. Il comandante e l’equipaggio vi augurano buon viaggio’.

Seguirono dei ronzi attutiti e poi un sibilo più forte nel ‘istante in cui il velivolo si staccava dal suolo verticalmente grazie ai minireattori direzionali, per sfrecciare poi orizzontalmente nel cielo plumbeo in direzione dell’oceano.

            – Marchi di cioccolato! Sterline di pasta frolla! Euro di zucchero a soli 4 crediti…bambini correte!

            – Olografia con Sissi a grandezza naturale! Forza ragazzi, non perdete l’occasione di portarvi a casa un’olografia accanto alla principessa più bel a di sempre…solo 6 crediti!

            – Robespierre! Churchil ! Giulio Cesare! Non siate timide fanciulle, venite ad assistere ai videodiscorsi dei più grandi condottieri del a storia!..solo 5 crediti, avanti!

            Queste alcune delle esortazioni che avreste potuto sentire, trasmesse da diversi altoparlanti, in un’afosa sera di luglio del 2089, nel a zona di Vienna che un tempo portava il nome di Prater. In quel o stesso momento un uomo e una donna con una bambina per mano stavano varcando un portone di titanio anticato alto tre metri e largo quindici, mischiati al a folla rumorosa e disordinata.

            Il parco più elegante della ex capitale del vecchio Stato austriaco, ora provincia del a macro regione Occidentale, si era gradualmente trasformato in un’immensa area divertimenti fagocitando anche buona parte degli altri quartieri storici del a città. In particolare tale processo aveva conosciuto una fase di forte accelerazione dopo il 2078, anno della cosiddetta Grande Annessione, in seguito allo svuotamento di peso politico reale delle cariche istituzionali presenti in città, e di conseguenza al venir meno di un interesse strategico del sito. La parabola della spettacolarizzazione della metropoli europea aveva infine raggiunto il culmine pochi anni prima, con l’acquisizione dell’intera zona centrale da parte di una grossa compagnia Settentrionale, che aveva unificato, tematizzato e perfezionato il gigantesco parco apponendogli lo scintillante nome di Praterland.

            Praterland, la più grande area divertimenti a tema antico che il mondo conoscesse; un eccezionale centro della memoria culturale secondo alcuni, un abnorme ecomostro che aveva ridotto la cultura classica tutta a nient’altro che una grottesca pagliacciata secondo altri. Tutto il patrimonio immateriale era confluito in Praterland, e non c’era aspetto della cultura della vecchia Europa, avvenimento, dettaglio, personaggio, abitudine od oggetto, che non avesse trovato la sua posizionie nel a macchina pubblicitario-spettacolare del a città. I padiglioni a tema costituivano allo stesso tempo centro rituale, momento di commemorazione collettiva, occasione di affare e, soprattutto, intrattenimento per tutte le fasce di età e per un flusso internazionale di visitatori stimato intorno al miliardo annuo. Per una parte consistente dei 18 miliardi della popolazione del pianeta, parole quali nobiltà, antichità, arte, storia e ‘cultura’ erano ormai invariabilmente e sempre più spesso unicamente associate al nome di Praterland.

Non dobbiamo dunque stupirci se Richard Mellors aveva non solo accettato di buon grado la richiesta della figlia di andare a Praterland, ma aveva anche velatamente incoraggiato questo desiderio, per non dire che lo avesse plasmato lasciando che fosse Robbie ad occuparsi del a formazione di Clara.

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