La Loge d'Apollon

Ignazio Florio junior

di Giorgio Faraci 13 dicembre 2013Commenti

Ignazio Florio junior nasce a Palermo il primo settembre 1869 dal Senatore Ignazio senior e dalla Baronessa Giovanna d’Ondes Trigona. Maggiore di tre figli, a lui seguono Giulia, più piccola di un anno, che con una dote di quattro milioni di lire (pari a poco più di diciassette milioni di euro odierni) sposerà il Principe Pietro Lanza di Trabia e Butera, e Vincenzo, nato a distanza di altri tredici anni, ricordato come grande sportivo, appassionato di automobilismo e fondatore della Targa Florio.

La famiglia Florio, dinastia imprenditoriale italiana, era entrata a pieno titolo nella international high society del tempo; si pensi che il Senatore nel 1887 fu invitato a Londra per il Giubileo della Regina Vittoria. Ignazio jr ha l’opportunità di viaggiare, di conoscere il mondo e di ricevere un’educazione cosmopolita. Dopo la morte del padre nel 1891 eredita un’immensa fortuna ovvero il capitale di maggioranza della Società Navigazione Generale Italiana, la Fonderia Oretea, le isole di Favignana e di Formica con le tonnare e gli stabilimenti di trasformazione e conservazione del tonno, il Banco Florio, miniere di zolfo, le cantine vinicole di Marsala e svariate attività commerciali.

Nel 1893 Ignazio jr sposa Donna Franca Jacona della Motta dei baroni di San Giuliano, un matrimonio arrivato dopo un fidanzamento osteggiato dal padre di Franca. Ignazio è infatti un uomo ricco e affascinante, ha un grande successo con le donne e si mormora troppo delle sue avventure d’amore; come del resto accadrà anche successivamente. Franca è bella e ammaliante; il Kaiser Guglielmo II la definisce Stella d’Italia, il Vate D’Annunzio l’Unica; ella è celebrata da poeti e musicisti, da scrittori e artisti, tra cui Robert de Montesquiou, Trilussa, Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo, Matilde Serao, Neera. Giovanni Boldini, pittore del jet set internazionale, le fa un ritratto talmente sensuale da portare il marito a richiedere alcuni ritocchi.

Ignazio jr e Franca sono una delle coppie più in vista nella società internazionale del tempo; con il loro glamour rendono Palermo una capitale della Belle Époque, attirando investimenti stranieri nell’isola e intessendo una fitta rete di importanti relazioni. Numerosi sono gli ospiti illustri che ricevono in città: banchieri e uomini della finanza internazionale, quali i Morgan, i Vanderbilt e i Rothschild, ma anche aristocratici e reali, come lo zar Nicola II di Russia e l’imperatore Guglielmo II di Prussia; su quest’ultimo, appassionato di auto da corsa, vale la pena ricordare di quando Ignazio gli fece trovare alla discesa dal suo panfilo, due Mercedes sportive ordinate per l’occasione e il più noto pilota dell’epoca per un’acchianata sul Monte Pellegrino. Questo aneddoto, in particolare, è esemplificativo della mania di grandezza e della voglia di sbalordire di Ignazio jr.

florio jr

 

Da abile imprenditore egli sviluppa importanti attività quali la Società anglo-siciliana per lo zolfo, il Consorzio agrario siciliano, la Società per l’esportazione dei sommacchi di Sicilia, la Ceramica Florio e un nuovo Cantiere navale. E ancora Villa Igiea, complesso residenziale costruito da Sir James Domville, poi ristrutturato secondo il progetto del Basile, pensato prima come sanatorio e poi come albergo di lusso con annesso casinò. Infine, ricordiamo il giornale L’Ora, usato da Ignazio jr come strumento di comunicazione e di difesa dei propri interessi.

Tuttavia numerose sono anche le attività che si rivelano fallimentari e in cui l’imprenditore perde somme considerevoli; egli è impulsivo, non accetta suggerimenti e si distrae facilmente dagli affari, preferendovi le amanti, il lusso, i viaggi e gli svaghi. Egli manca della misuratezza borghese del padre. Se il senatore possedeva un panfilo Ignazio jr si costruisce una piccola flotta privata; tra le svariate navi, spiccano il Sultana e l’Aegusa, paragonabili per lusso e ricercatezza di ambienti, arredi e suppellettili, allo yacht della famiglia reale inglese. Sembra che per Ignazio jr il denaro non abbia alcun valore, spende cifre folli per i suoi piaceri. Allo stesso tempo però lo offre pure per azioni benefiche, come l’Istituto dei ciechi a Villa del Pigno o gli aiuti alla popolazione di Messina dopo il terremoto del 1908; in quell’occasione salpa da Palermo riempiendo lo yacht Sultana di medicine, cibo e vestiti e s’impegna in prima persona nelle operazioni di soccorso.

Ignazio jr sponsorizza, inoltre, numerose iniziative culturali: diviene il principale impresario del Teatro Massimo, scritturando per esempio il giovane e sconosciuto Enrico Caruso o, in seguito, l’amante Lina Cavalieri per interpretare la Bohéme. La presenza di quest’ultima irrita notevolmente Donna Franca che, rassegnata ai tradimenti del marito fuori Palermo, non può tollerare la presenza di un’amante nella città di cui è Regina. Alla serata della prima, quindi, Franca organizza una claque di fischi, tale da mettere seriamente in difficoltà la cantante e da farle decidere di lasciare immediatamente Palermo e il suo amato Ignazio.

Franca mantiene sempre una condotta irreprensibile, Ignazio invece è un irriducibile donnaiolo: fra tutti gli interessi che coltiva, l’amore per le belle donne rimane il favorito e riesce sempre a trovare la maniera di stupire e di conquistare le sue prede. Troppo spesso, distratto dai suoi amori effimeri e dalla ricerca di piacere e di divertimento trascura i propri interessi, regalando poi a Franca favolosi gioielli per farsi perdonare. Come dimenticare la leggendaria collana di perle da sette metri, più lunga, si dice, di quella della stessa Regina Margherita, di cui Donna Franca era Dama di Compagnia.

Ma Ignazio commissionava gioielli strepitosi anche per le sue amanti; ricordiamo il gilet di smeraldi della Bella Otero, nome d’arte di Augustina Carasson Otero, ballerina e cantante di origine spagnola che approda nel 1892 alle Folies Bergères di Parigi, in cui si distingue per bellezza e spregiudicatezza. La Bella Otero annovera tra i suoi amanti il kaiser Guglielmo II, il re d’Inghilterra Edoardo VII, lo zar di Russia Nicola II, il magnate americano Vanderbilt, il poeta Gabriele D’Annunzio e, ovviamente, Ignazio Florio. Questi la conquista grazie a un favoloso gilet di pietre preziose commissionato a Cartier, ponendolo direttamente sul seno nudo della donna. Si narra che agli amici palermitani che chiedevano di conoscere i dettagli del celebre seno rispondesse: “Dui pipittuna …!”, evocandone la forma e il turgore. I due amanti trascorrono una lunga vacanza insieme nel Nord-Africa, sotto una tenda di pelle di cammello dalle Mille e una notte, dove la ballerina si aggira vestita solo dei suoi smeraldi. Forse questo aneddoto fa parte del mito, di quell’aura di splendore che avvolge Ignazio jr e la Famiglia Florio, tuttavia esiste un’immagine della ballerina nella sua bellezza, con indosso un bolerino lasciato maliziosamente aperto sul seno, che potrebbe essere quello della nostra storia.

Agli inizi del Novecento, le mutate condizioni politiche ed economiche richiederebbero ristrutturazioni delle aziende di Casa Florio; le imprese cominciano a divenire infatti obsolete e diseconomiche, aggravate da ulteriori scelte sbagliate di gestione del loro ancora cospicuo patrimonio. Sarà proprio la forte incapacità di ridimensionare lo stile di vita Florio che porterà al tracollo finanziario della famiglia. Ai dissesti economici fanno seguito i lutti familiari: nel giro di pochi anni Ignazio perde i tre figli Giovannuzza, Ignazino Baby Boy, l’erede maschio, e Giacobina. Sembra che una maledizione si sia abbattuta sulla famiglia; dopo gli ultimi disperati tentativi imprenditoriali alle Canarie vanno all’incanto le proprietà, i gioielli e tutto quanto era in loro possesso.

Ignazio si trasferisce così a Roma e vive da solo, mentre Franca si sposta a Migliarino Pisano da un’amica. Gli ultimi anni di Ignazio trascorrono nella totale apatia, si considera un uomo finito.

Nel 1950 Donna Franca muore ma lui si rifiuta di vederla stesa sul letto di morte. Torna nella città in cui è nato, Palermo, ospite di un nipote acquisito. Il 19 settembre del 1957 muore alla villa dei Colli.

Il fascino leggendario di Ignazio e Franca ma anche il disfacimento del loro impero ha generato il mito dei Florio, indissolubilmente legato a Palermo.

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