Fotogrammi in movimento

Il primo volo

di Nicola Franco 23 febbraio 2014Commenti

Il tema dell’amicizia è spesso stato il cuore pulsante di innumerevoli prodotti d’origine animata. Quasi interminabile l’elenco delle storie che si sono mosse lungo questo particolare binario, dallo splendido Red & Toby della Disney al meno conosciuto Gigante di ferro della Warner Bros. Importante e sempre attuale, questa tematica ha ispirato la creatività di numerosi registi e animatori appartenenti a diverse case di produzione, fino ad arrivare alla concorrente numero uno dei Walt Disney Studios. La Dreamworks di Jeffrey Katzenberg, Steven Spielberg e David Geffen mette la mani sul libro Fantasy della scrittrice Cressida Cowell, realizzando nel 2010 il film in CGI How to train your Dragon; in Italia uscito con il titolo Dragon Trainer. I registi Chris Sanders e Dean DeBlois, dopo la loro esperienza con Lilo & Stitch, continuano a percorrere la stessa strada che li ha visti trionfare in passato, riproponendo una storia che parla di amicizia e diversità.

Dopo le assolate spiagge delle Hawaii il team creativo ci porta nelle gelide terre nordiche di Berk, dimora dei vichinghi in continua lotta contro i draghi. Il nostro sguardo si posa sul gracile e sarcastico Hiccup, figlio del possente capo vichingo Stoik, e sulle sue disavventure volte a sviluppare un rapporto di fraterna amicizia con uno dei draghi apparentemente più temibili. La Furia buia (questa la razza della creatura alata) colpita dallo stesso Hiccup durante un attacco alla terra di Berk, si troverà a dover fraternizzare col ragazzo per poter riprendere il volo a causa di un lato della coda spezzato. Il legame tra i due crescerà sempre di più rendendoli inseparabili e costringendo in seguito il popolo vichingo a dover rivedere le loro considerazioni antiquate sulle bestie sputafuoco.

Hiccup e il drago “Sdentato”, uniti dalla loro diversità nei confronti dei rispettivi contesti sociali, vinceranno i pregiudizi e riusciranno a portare la pace tra le due fazioni da sempre in guerra fra loro. L’inconfondibile tratto stilistico di Sanders dona ai personaggi una carica espressiva fuori dall’ordinario, concentrandosi particolarmente sulla mimica minuziosa e accurata, che riesce a dare spessore ad ogni componente di questo epico racconto.

Straordinario e fantasioso il design dei rettili volanti e studiatissimo quello di Sdentato, che presenta alcune similitudini con l’esperimento 626 Stitch e riporta alla memoria la figura felina del gatto. Impossibile rimanere indifferenti davanti al repentino cambio d’espressioni del draghetto, che lo rendono irresistibile e facilmente apprezzabile.

Non mancano le citazioni e i riferimenti a precedenti film d’animazione, e il primo incontro tra il timido ragazzino e la Furia buia richiama neanche troppo velatamente la scena iniziale di Bianca e Bernie nella terra dei canguri, in cui il bambino protagonista libera dalla trappola di un bracconiere la mastodontica aquila Marahute. Il collegamento con l’universo Fantasy tradizionale è più che visibile e alcuni dettagli fanno inevitabilmente immergere lo spettatore all’interno di quel contesto immaginario. Incredibilmente affascinante il grande libro dei Draghi, scritto con rune antiche che strizzano l’occhio a quelle elfiche di natura Tolkieniana, creando un ponte con gli standard del genere per un maggiore realismo all’interno dell’opera. L’impronta grafica del film abbraccia inoltre la realizzazione visiva degli ultimi lavori dell’artista Steve Purcell, che anni più tardi sorprenderà le platee con la corposa e tondeggiante caratterizzazione dei personaggi di Brave della Pixar.

La magnetica narrazione del lungometraggio ci mostra l’intero processo formativo dei due protagonisti e ci fa riflettere sui preconcetti, luoghi comuni e convenzioni, dettati troppo spesso dall’ignoranza. Un’ode all’uguaglianza e alla diversità che dà manforte a chi sostiene che la conoscenza sia necessaria prima di qualsiasi critica negativa verso l’ignoto. L’evoluzione di alcuni personaggi, come il Barbarossa Stoik, è il riflesso di una realtà che può cambiare nonostante le imposizioni volute da tradizioni obsolete e antichi retaggi, che ammorbano l’individuo rendendolo cieco. La toccante colonna sonora del compositore John Powell enfatizza emotivamente alcune tra le più belle scene dell’universo animato, facendo crescere le ali della nostra immaginazione, permettendoci di spiccare il volo come le possenti creature mitologiche. Le musiche celtiche che accompagnano la visione si sposano perfettamente con dei suggestivi frammenti e risultano indispensabili per accrescere notevolmente la sensazione di positività.

Un senso di libertà e bellezza viene sprigionato dal momento in cui Hiccup e l’amica Astrid si librano nel cielo nordico in groppa all’amichevole drago, toccando le corde dell’anima con un’atmosfera magica e sognante. Il film è stato il più grande successo della Dreamworks dopo la saga di Shrek, e ha ricevuto parecchi consensi e critiche positive che hanno reso possibile la realizzazione di un concept per una già confermata trilogia, tutt’ora in fase di sviluppo. Il secondo capitolo delle avventure del giovane improbabile eroe e del suo compagno quadrupede arriverà nei cinema statunitensi il 20 Giugno 2014, presentando nel teaser trailer un’interessante evoluzione dei fatti, nonché la crescita del protagonista e dei suoi comprimari. Sulla scia dei numerosi pareri positivi la casa dell’orco verde ha realizzato per Cartoon Network una serie televisiva che continua l’originale time line, intitolata Dragons – I cavalieri di Berk; sono inoltre presenti due cortometraggi realizzati dopo l’uscita nella sale del primo film. Dragon Trainer riesce nel difficile compito di appassionare un pubblico sempre più esigente e legato a un certo tipo di gusto cinematografico, accattivandosi anche una buona fetta di persone interessate a una narrazione più vicina alla visione tradizionale di alcuni fra i più celebri prodotti d’animazione esistenti. In un periodo in cui molte produzioni tendono a oscurare fondamentali valori come quelli presenti nella suddetta pellicola, è importante evidenziare piccoli tesori per la formazione di un individuo, che si rivelano catalizzatori per una maggiore sensibilizzazione.

Come l’amicizia può essere l’unico cemento capace di tenere assieme il mondo, le gesta di un giovane che ha deciso di aprire il suo cuore all’essere più istintivamente distante dalla sua natura, diventano il mastice che imprime nelle nostre menti un importante monito; quello di seguire la propria interiorità e sfogare le voglie che abitualmente tendiamo a reprimere. Il film di Chris Sanders ci dimostra con estrema efficacia che con la propria forza e la giusta dose di volontà  è possibile superare anche gli ostacoli più insormontabili, quando la vita sembra ormai aver esaurito le sue sorprese.

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