Attack/Release

Il tecnico nell’ombra

di Daniel Pernas 17 novembre 2013Commenti

Poco tempo fa mi è capitato nuovamente qualcosa che si è ripetuto spesso negli anni.

Parlando con un amico del mio lavoro, non capiva cosa facevo esattamente in qualità di tecnico di palco. Ed è un amico che di musica ne capisce ed è un frequentatore di concerti e festival, come la maggior parte di tutti coloro che, prima di lui, mi hanno fatto la stessa domanda: “Ma…c’è già un tecnico del suono fuori…cosa fai tu lì sopra?”. Di fatto, è possibile che molti di voi che state leggendo questo articolo non sappiate che esiste un tecnico del suono che lavora nascosto sul palco durante i concerti, quindi questo articolo può essere utile a chiarire un po’ di cose.

 

Innanzitutto è necessario spiegare cosa è un mix dei monitor.

Per fare questo, mettiamoci nei panni del musicista. Quando si va ai concerti si ascolta la musica attraverso la PA, che sono le grandi colonne formate da serie di altoparlanti che vediamo ai lati del palco. Però questi altoparlanti si trovano davanti al musicista, orientati verso fuori, e non gli sono di grande aiuto per suonare. E’ qui che entra in gioco il mix dei monitor. Ognuno dei musicisti riceve un mix indipendente e individuale, con il quale può avere un ascolto personalizzato.

 

Potreste chiedervi a che serve tutto questo, se già il musicista ha la sua band che suona con lui. Quelli tra voi che sono musicisti e sono già saliti su un palco lo avranno già sofferto per proprio conto. Se non è così, immaginate uno di questi musicisti, per esempio il bassista, mentre suona in un festival, incollato ad un altoparlante di più di due metri di altezza, a metri di distanza dal resto del gruppo…riuscirà a sentire soltanto il monitor posizionato davanti a lui. E lo stesso succede con il resto dei musicisti.

 

Per questa ragione ogni musicista ha bisogno di un mix dei monitor personalizzato. Questo mix si farà attraverso il mixer dei monitor, collocato su uno dei lati del palco, in cui il tecnico può avere un contatto visivo con la band per essere pronto a qualsiasi necessità in ogni momento. Pensate ad un concerto, quando vedete che un musicista fa dei segni verso uno dei lati del palco…sta chiedendo qualcosa sul mix del suo monitor! Quando il tecnico di palco lavora sempre con lo stesso gruppo ciò è indubbiamente un vantaggio, perchè conosce le caratteristiche di ogni membro della band e sa interpretare le necessità di ognuno di loro con un semplice gesto, o persino risolvere qualcosa prima che il musicista debba chiederlo.

 

Il modo più semplice per mandare il suddetto mix è attraverso quelli che vengono chiamati, appunto, monitor. Questi monitor sono altoparlanti che di solito vediamo a terra davanti al musicista, diretti verso di lui, attraverso i quali il tecnico di palco invia un mix corretto per ogni membro della band, compensando e prendendo in considerazione quello che ognuno di loro già ascolta acusticamente sul palco.

 

Le dimensioni dei monitor dipendono dai pollici del cono dei bassi (un altoparlante da palco consta di un cono per i bassi e di un tweeter per gli acuti). Più è grande il cono dei bassi, migliore e più potente sarà la riproduzione degli stessi bassi. Le dimensioni tipiche per un monitor sono di 12” o 15”, mentre per il batterista si utilizza un altoparlante di maggiori dimensioni, 15” o 18”, denominato drum fill.

 

A parte queste differenze di dimensioni, i monitor si dividono in autoamplificati o non autoamplificati. Questi ultimi hanno bisogno di uno stadio di potenza esterna per poter funzionare, mentre gli autoamplificati già dispongono di una fonte integrata all’interno del monitor stesso.

 

Per i palchi più grandi esiste inoltre un altro tipo di monitoring chiamato side fill, che è caratterizzato da altoparlanti di maggiori dimensioni (in genere 18”) collocati agli estremi laterali del palco e diretti verso il centro dello stesso. In questo caso si suole mandare un mix generale che serve a “riempire i buchi” sul palco, poichè il sistema di monitoring individuale copre un raggio determinato e se il musicista si muove molto sul palco cambierà il suo ascolto.

Abbiamo visto che esistono tre tipi di altoparlanti (wedges, drum fills, e side fills), ma esiste anche un’altra modalità di ascolto: i sistemi in-ears. Questi sistemi sono caratterizzati da un apparecchio emissore-recettore per il trasporto del segnale. L’emissore si troverà nel mixer dei monitor, e il musicista porterà con sè un box recettore al quale collegherà degli auricolari in-ears (che si incastrano perfettamente nell’orecchio così da evitare che fuoriescano durante il concerto). Questi sistemi sono più cari (un in-ears su misura capace di riprodurre correttamente tre vie di bassi, medi e acuti con buona qualità non scende sotto i 1000 euro) però danno al musicista un ascolto più perfetto, poichè lo stesso ascolta esattamente ciò che gli manda il tecnico di palco senza alcuna interferenza degli altri musicisti o senza che importi la qualità dei monitor. Per molti musicisti è un vantaggio, anche se spesso la “sensazione” è scomoda, perchè con il sistema in-ears si sentono un po’ “isolati” dalla band e dal pubblico. Per evitarlo, il tecnico di palco dovrebbe mandargli anche un po’ dell’audio del pubblico (quando sta cantando, o gli applausi tra un pezzo e l’altro) che si riceve attraverso un microfono diretto dal palco verso fuori.

 

Ad ogni modo, quando si parla di concerti e dello staff che lavora ai concerti, dobbiamo considerare che non tutti gli eventi necessitano dello stesso team di lavoro. Non è la stessa cosa un concerto in una piccola sala e un festival. Nelle piccole sale da concerto spesso non esiste un mixer per i monitor, per cui il mix lo farà direttamente il tecnico di PA (colui che fa il mix per il pubblico). Più l’evento cresce in dimensioni, più è necessario il tecnico di palco, dal momento che, a parte tutto quello che abbiamo detto finora, il musicista ha difficoltà a vedere soddisfatte le proprie richieste da parte del tecnico di PA, che si trova ad una distanza fisica non indifferente ed è concentrato sul suono per il pubblico. I due tecnici formano un tandem, perchè anche se il pubblico ascolta il mix di PA, nello stesso mix ovviamente vi è ciò che viene suonato dai musicisti, e se questi non si ascoltano bene non saranno neanche capaci di suonare bene, influendo il tutto nella qualità finale del concerto.

 

Un buon tecnico di palco deve conoscere le necessità del musicista, avere una certa “sensibilità psicologica” per sapere di cosa può avere bisogno in qualsiasi momento e farlo sentire a proprio agio sul palco affinchè la sua unica preoccupazione rimanga quella di fare un gran concerto; un tecnico di palco incapace può arrivare a rovinare un concerto, facendo sentire a disagio la band sul palco.

 

Quanto meglio si ascolta un musicista, migliore sarà la sua performance, questa è una verità universale, e qui radica l’importanza di un buon tecnico di palco, questo tecnico nell’ombra, nascosto sulla scena, la cui responsabilità è quella di fare stare bene coloro che faranno stare bene il pubblico.

Daniel Pernas è un ingegnere del suono formatosi sia in studio (forma parte dello staff de LaMasiaMusicLab) che dal vivo, ambito nel quale ha lavorato in club e festival spagnoli e francesi come tecnico di palco del gruppo pop-elettronico Dorian. A questo aggiunge la docenza nel campo dell’ingegneria del suono: è infatti professore al SAE Institute di Barcellona.

comments powered by Disqus