La Loge d'Apollon

Il tempo in tasca

di Giovanni Messina 27 dicembre 2013Commenti
Oggetto prezioso. Intrinsecamente prezioso perché intimo, non sfacciatamente ostentato. Prezioso perché, tipicamente, narratore di una tradizione od almeno descrittore specifico di un modo di essere e di porsi.
Un dettaglio. Un dettaglio che, come tutti i dettaglî che si rispettino, fa la differenza nell’istante in cui si scelga di farlo appalesare. Ne custodisco qualcuno ma in particolare scriverò pensando a quello certamente più significativo. Sî, se non si fosse compreso, parliamo di orologi da taschino.

Aureo, perfettamente rotondo, pochi centimetri di diametro, fondo bianco con ore, alla latina, nere, a corda. Proviene direttamente da un illustre antenato nato due secoli fa; ogni ticchettio fa riecheggiar nel presente un frammento di un passato irraggiungibile.

Lo custodisco nella sua scatola lignea. A latere l’immancabile catena. Deciso l’utilizzo si procede a celebrar il rito mai stanco. Si pigia con delicatezza un piccolo bottoncino posto alla destra ed, insieme, si giuoca colla corda per aggiornare l’orario; si dà la carica e finalmente si porta il piccolo scrigno di ingranaggî all’orecchio per bearsi del ritmico suonare.

Infine si aggancia un capo della catena all’occhiello dell’orologio e l’altro, sempre o ad un passante della cinta del pantalone, oppure, in caso si voglia custodire l’orologio nel taschino di un gilet, alla catena stessa dopo averlo fatto passare, per ancorarlo, dentro un’asola d’un bottone del gilet.
Personalmente si preferisce portarlo agganciato alla vita e custodito nel pantalone d’un abito blu doppiopetto o, se l’occasione lo richiede, d’un abito da sera.
Estrarlo con discrezione dà quella piccola vertigine propria degli oggetti del passato che raccontano, sommessamente e a chi vuole ascoltarla, le proprie storie.
Immagine di copertina presa da http://www.orologidiclasse.com
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