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Kubrick fatto a pezzi per voi

di Rubina Mendola 17 dicembre 2013Commenti

EYES WIDE SHUT

(S. Kubrick, Eyes wide shut1999)

Alice: “Milioni di anni di evoluzione, vero? Vero? Gli uomini lo infilano dovunque possono, ma le donne pensano solo alla famiglia, alla fedeltà e chissà quali altre cazzate!”

Bill: “Troppo semplificato, Alice. Ma sì, qualcosa del genere.”

Alice: “Se voi uomini solo sapeste!”

“Nessun sogno è mai soltanto un sogno”: neppure Marzullo arriverebbe a tanto. E a quanto pare, questo aforisma è anche il leitmotiv di questa opera d’addio del maestro del cinema Kubrick. Due anni dedicati a stendere la sceneggiatura, un anno e mezzo di riprese e un altro anno di post produzione: questo è tutto quel che c’è voluto a Kubrick per dare alla luce l’adattamento cinematografico di Doppio sogno di Arthur Schnitzler. Un progetto che il regista ha coltivato per più di venticinque anni: si realizza soltanto prima della sua morte. Il risultato è la più cerebrale (nel senso deteriore del termine) messa in scena della sua carriera.

 Siamo a NY city e la borghese vita del medico Bill Harford è scombussolata dal morboso segreto della moglie Alice e dalla scoperta di un oscuro mondo notturno dominato da sesso, violenza, denaro e potere…

Ambientato nella New York degli anni Novanta, Eyes Wide Shut ha velleità freudiane neanche troppo camuffate.  Indagine goffamente psicoanalitica sulle origini, le conseguenze e le modalità di elaborazione del conflitto intorno a una coppia alto-borghese di fustacchioni, ritratto decadente del contesto culturale che di quel conflitto costituisce il background.  La minestra qui riscaldata è la solita emancipazione femminile (unicamente nei suoi risvolti orgasmici) da intendersi come minaccia letale per l’equilibrio psichico ed erettile del maschio contemporaneo.  Bill è convinto che il ruolo di moglie e mamma sia di per sé una garanzia di fedeltà coniugale e di soddisfazione femminile: invece no, lei vuole SCOPARE (non importa con chi). Alice a un certo punto, vuota il sacco e rivela un’avventura erotica solo fantasticata: ma è già abbastanza da privare Bill delle sue certezze tanto da metterlo in crisi. L’analisi decadente di turbe diurne e oniriche di una coppia upper class non convince proprio per la natura caricaturale di questo sposalizio: lui bambolotto fedifrago mancato e castrato dai sensi di colpa misti a paure ancestrali, lei femminella inquieta a caccia di emozioni forti.

Il risultato finale è la vittoria dello stereotipo filo femminista più fiacco di sempre: le donne sono scaltre, emotivamente variegate e piene di misteriose tensioni incompiute, gli uomini dei poveracci da compatire, dei sacchi di patate, dei mentecatti che si dibattono tra carriera, vagina e un’erezione mancata. Il lavoro di Kubrick è fasullo, troppo compiaciuto di una morbosità che sfocia nel gratuito: la fotografia ad altissima resa visiva cui il maestro ci aveva abituati è qui mummificata, ingessata in sofisticherie a buon mercato della Hollywood peggiore. Gialli e rossastri abusati, blu dappertutto o quasi, momenti di rallenty da soap opera, sequenze inutilmente dilatate (si pensi alla scena delle rivelazioni di Pollack a Cruise). Il piano onirico (che dovrebbe essere la questione diegetica d’impatto) è sciatto e irrisolto, giocato su un livello più meccanico (la vecchia dinamica pavloviana stimolo-risposta) che autenticamente riflessivo.

I dialoghi sono miseri, di scarso interesse e le circostanze poco accattivanti: l’asso nella manica del film (l’iperscenografica orgietta massonica) ha il carattere di una barzelletta chic congegnata per solleticare fantasie sessuali nel modo più povero possibile. Baudelaire annotava nei suoi Razzi che Dio è uno scandalo che dà profitto: Kubrick, invece sa bene che è il sesso a dare buon profitto, tanto che se non ci fosse il famigerato scopare di mezzo, di questo film non resterebbe nulla. Tanti sbadigli e nessuna emozione ma, soprattutto, una regia debole, stiracchiata, come poco burro spalmato su troppo pane: certamente è il peggior film di tutta la sua brillante carriera, perché votato più a batter cassa presso il popolino medio (cosa incassa di più, infatti, se non scegliere un duetto celebre Cruise-Kidman, amanti nella vita e nel film, e poterlo spiare dal buco della serratura?) che a nutrire la passione per l’arte cinematografica del pubblico più esigente.

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