Fotogrammi in movimento

La bella addormentata nel bosco – Illustrazioni in movimento

di Nicola Franco 1 giugno 2014Commenti

Da pochi giorni è uscita nella sale cinematografiche la rivisitazione con attori in carne e ossa della celebre favola de La bella addormentata nel bosco di Walt Disney, affrontata dalla prospettiva della perfida Malefica, di cui il film porta il nome. Operazione commerciale coraggiosa per l’inevitabile confronto con il contesto originale, a oggi uno dei lavori più apprezzati della casa del topo. Quella affrontata in Maleficent è una storia completamente stravolta sotto diversi aspetti, che mostra una crescita del personaggio in questione attraverso una serie di eventi che ricostruiscono le sue origini e il passaggio che la conduce nel regno delle tenebre. La presenza scenica dell’attrice Angelina Jolie, che interpreta il ruolo della fata cattiva con incredibile maestosità, dona il meritato spessore al personaggio creato dall’animatore Marc Davis e riesce a trascinare lo spettatore all’interno della nuova trama risultando sempre credibile (almeno visivamente). Prima di Maleficent il sedicesimo classico d’animazione Disney, La bella addormentata nel bosco, ha ristabilito i canoni grafici e narrativi in un’epoca in cui la stessa casa di produzione non accennava a tradire il suo inconfondibile stile. La particolarità di questo importante tassello del mosaico disneyano ha ispirato intere generazioni di artisti, garantendosi grazie a guizzi creativi di notevole fattura una posizione di rilievo nella storia cinematografica. La celebre favola di Perrault viene adornata da splendidi sfondi curati in ogni dettaglio, un aspetto visivo che ricorda i dipinti medievali e ne accentua le forme stilizzate regalando un’esperienza unica e difficilmente replicabile. Nessun altro classico è riuscito a scolpire in maniera così diretta la propria identità, diventando la vera voce fuori dal coro dello sconfinato elenco delle produzioni disneyane. Le linee simmetriche e la componente squadrata dei fondali danno l’impressione di vedere un grande dipinto in movimento, creando inoltre una divisione tra lo scenario legato al regno della principessa Aurora e quello governato da Malefica e il suo esercito di tirapiedi. Nel primo caso vengono messe in bella vista la già citata simmetria e la regolarità di elementi architettonici e naturali per ottenere una maggiore sintesi, nell’altro invece risaltano una cura maniacale per i dettagli e sfondi più barocchi. Questa eccezionale miscela crea il giusto equilibrio tra gli ambienti, risultando immediatamente leggibile nell’apparente semplicità. Assolutamente impeccabili la caratterizzazione dei personaggi e il riuscitissimo character design, tutt’oggi il più ricercato e atipico, considerando lavori come Biancaneve e i sette nani, Cenerentola e Pinocchio, perché indipendente e sperimentale nonostante alle matite vi siano stati storici animatori come Ollie Johnston, Frank Thomas e Milt Khal. Non ultimo il grande Marc Davis, papà di Malefica, è riuscito a sviluppare idee grafiche funzionali per valorizzare e accentuare l’aspetto malvagio dell’antagonista per eccellenza, come le lunghe maniche della veste nera che simboleggiano le fiamme, le corna da diavolo e il collare a forma di ali di pipistrello. Un trionfo visivo ottenuto attraverso lo studio della recitazione di attori impegnati a vestire i panni dei protagonisti, interpretando frammenti della pellicola per agevolare gli animatori e rendere credibili le azioni dei personaggi; dal balletto nella foresta tra Aurora e il principe Filippo al feroce scontro finale tra quest’ultimo e la strega trasformata in un drago.

L’attrice Eleanor Audley è stato il modello live-action per il personaggio di Malefica, prestandole anche la voce a differenza degli altri colleghi occupati unicamente nell’interpretazione delle restanti figure. La Audley, veterana delle riproduzioni sceniche degli storyboard di casa Disney, aveva già dato vita alla matrigna di Cenerentola donando anche in questo caso al team formato dai famosi animatori, denominati in seguito “Nine old men“, la possibilità di creare qualcosa di unico e inimitabile. Appartengono all’attrice infatti alcune invenzioni per rendere ancora più drammatica la bellissima scena del dialogo tra il Principe Filippo, chiuso nelle segrete del castello stregato, e la “signora di ogni male”. La forza visiva e comunicativa de La bella addormentata nel bosco risiede, oltre che nel formidabile aspetto grafico generato dalla creatività di artisti del tratto come Eyvind Earle, anche e soprattutto nella costruzione narrativa e nelle mirate soluzioni di regia. Una scena che ha sconvolto il pubblico di un tempo e continua a colpire oggi con la stessa intenzione è quella del camino in cui si manifesta Malefica prima del fatidico momento dell’arcolaio. Una sequenza pregna di tensione che prende in prestito parecchie regole del maestro Hitchcock, poi riprese anche dal nostro Dario Argento nel film Profondo rosso, mostrando gli occhi del carnefice immersi nel buio di un anfratto in attesa di sferrare il colpo finale alla vittima. Non scorderò mai quegli occhi verdi penetranti che sbucano dal camino per scrutare la bella principessa, ignara del suo crudele fato. A dare maggiore spessore una colonna sonora che riproduce una nenia ipnotica intervallata da archi che scandiscono i toni drammatici della scena. Dopo Fantasia siamo di fronte a un nuovo esperimento musicale che usa il celebre balletto di Tchaikovsky come colonna sonora della pellicola, confermando il valore artistico dell’opera; operazione tra l’altro non pienamente apprezzata dal pubblico del ’59 e rivalutata nel corso del tempo. Il film infatti a dispetto della qualità non ebbe incassi stratosferici perché probabilmente troppo avanti per i tempi, come anche il sopracitato Fantasia. Non è facile parlare de La bella addormentata nel bosco senza risultare ovvi e terribilmente scontati; in fondo esprimersi su qualcosa che a detta di tutti è un capolavoro intoccabile, assolutamente giustificabile, è come discutere della bontà di cose come la Nutella o la Cassata Siciliana. In attesa di vedere Maleficent, di cui probabilmente scriverò in via eccezionale, posso solo innalzare un piccolo tempio in onore di un classico d’animazione estremamente complesso, visionario e visceralmente ipnotico. Un must have da custodire gelosamente nella propria collezione di capolavori filmici. 

comments powered by Disqus