il Mohicano Metropolitano

La mafia uccide solo d’estate?

di Cisko Folagra 22 dicembre 2013Commenti

Comincio col dire che Il Testimone è senza dubbio il programma più interessante, intelligente, comico e a tratti poetico degli ultimi dieci anni di televisione italiana e questo fa di Pif, che ne è ideatore, regista e attore protagonista, uno dei miei pochissimi miti viventi. Viventi fino alle 22:35 di ieri sera.

Infatti il film comincia alle 22:30, io arrivo in sala sui titoli di testa, vado alla toilette di corsa, faccio le mie cose, mi avvio per tornare in sala e ancor prima di vedere un fotogramma, sento quello che proprio non mi aspettavo di sentire, la voce-off di Pif, identica a quella de Il Testimone, che racconta il suo concepimento. Dico, Pif, tu sei una persona intelligente e le persone che vanno a vedersi il tuo film si aspettano come minimo che fai un film e non che scimmiotti il tuo stesso programma, tra l’altro non mi fanno neanche ridere le cose che mi stai raccontando. Insomma dopo cinque minuti di film mi sono cadute le braccia, dopo dieci anche le clavicole e dopo un quarto d’ora mi è rimasto un pezzettino di fronte.

A parte il fatto che fare un’opera su se stessi da piccoli è qualcosa che non dovrebbe essere concessa a nessuno, ma poi farla interpretare ad un bambino cane! Pif, ma un provino non glielo potevi fare? È cane lui e sono cani tutti gli altri bambini, i genitori di Pif, i maestri e anche Ninni Bruschetta che, spinto a compassione, si tramuta in cane per l’occasione.

 

foto bambino

 Bambino con espressione turbata

 

Provo a concentrarmi sulla sceneggiatura, cerco di salvare i propositi di Pif, ma quando riesco ad astrarmi dai continui latrati, arrivo a capire che l’idea stessa del film è l’idea più banale del mondo. Sto guardando la storia di un bambino sfigato, con un’adorazione ingiustificata per Andreotti, che che vuole diventare giornalista e fidanzarsi con la bella della classe (bionda con gli occhi azzurri), figlia di un banchiere mezzo mafioso. Il tutto intervallato da dei quadretti comici di boss mafiosi accompagnati da una musichetta buffa che raccontano l’ascesa di Cosa Nostra  e che fanno ridere solo allo scemo della sala. Le due linee narrative si intrecciano talvolta in situazioni improbabili che non fanno ridere manco per il cazzo. Poi, mentre il bambino sfigato sta ancora a provarci con la bella della classe, i mafiosi uccidono il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Al funerale Andreotti non c’è! Capito? Cioè, ci sono Craxi, Berlinguer, Pertini e tutti quanti, ma non c’è Andreotti!

A un certo punto, con un effetto che vorrebbe essere Lynchano, il bambino sfigato si tramuta in Pif e la bella della classe nell’attrice più cane della storia del cinema mondiale: Cristiana Capotondi.

Pif le ha studiate tutte per farmi soffrire stasera. C’erano poche probabilità di abbassare il livello del film dopo la prima parte e invece, Cristiana Capotondi! Un vero genio del cattivo gusto. La storia tra i due va avanti sulla stessa linea precedente, con Pif che fa lo sfigato e la Capotondi che fa la stronza. Magistrale la scena in cui lui, dopo vent’anni di silenzio, finalmente si dichiara e lei senza alcun motivo comincia a urlare e lo caccia di casa.

 

Pif porge una rosa rossa alla Capotondi

 Pif porge una rosa rossa alla Capotondi

Poi, improvvisamente, cambia il tono: attentato a Borsellino, una signora guarda le macerie immobile, tra il fumo e i calcinacci una mano carbonizzata di uno dei ragazzi della scorta tiene ancora la pistola stretta. Cazzo Pif, allora veramente la mafia è una brutta cosa?! Non ci avevamo mai pensato, ci voleva il tuo patetico buonismo per farcelo capire. Comunque lo capiscono addirittura Pif e la Capotondi che la mafia è brutta e cattiva e così arriva la scena finale: un imbarazzante tripudio di retorica e banalità. Durante il funerale di Borsellino alcuni giovani protestano contro la mafia. Tra i manifestanti c’è anche lui, Pif, che urla indiavolato “Fuori la mafia dallo Stato!”. Mentre urla incrocia lo sguardo della Capotondi, anche lei si è schierata contro la mafia. I due si fissano, attraversano la folla a fatica e senza dirsi nulla si baciano.

 

foto sguardiGli sguardi di Pif e della Capotondi si incrociano alla manifestazione <3

 

Mi chiedo se sto guardando un film di Muccino e invece no, è proprio Pif, che nel caso non l’abbia capito, conclude, autacitandosi, con una sequenza in stile Il Testimone con tanto di telecamerina in mano. Lui, la Capotondi e il loro bel figlioletto davanti alle targhe commemorative dei morti di mafia, che, se non ricordo male, è un’idea riciclata da una delle prime puntate del Testimone.

Titoli di coda: su una musichetta commovente appaiono sullo schermo vecchi articoli di giornali sulle morti di Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Chinnici e via dicendo. Intravedo un trafiletto: “È morto Pif“.

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