La Loge d'Apollon

Lady Hamilton: la femme fatale che dettò legge in arte, moda e politica

di Conny Catalano 14 febbraio 2014Commenti

La mirabolante vita di Emily Lyon, conosciuta come Lady Emma Hamilton, è nota alle cronache rosa, e non solo, per la spregiudicatezza, l’abilità politica e la libertà dei costumi tali da renderla protagonista nell’Europa di fine Settecento. Nata nel 1765 nel Cheshire, in Inghilterra, da un fabbro di cui rimase orfana poco dopo la nascita, fu cresciuta dalla madre in condizioni di estrema povertà e non ricevette alcuna regolare istruzione almeno fino all’età di diciassette anni. Emma fu una ragazza piuttosto spregiudicata e precoce, anche sessualmente. Infatti, già all’età di quindici anni, partorì una bambina avuta da un suo “benefattore”.

A diciassette anni, si trasferì a Londra dove, tolta dal bordello di una tale Madame Kelly, divenne la mantenuta di molti uomini dell’alta società e, successivamente, l’amante di Charles Francis Greville, profondamente innamorato di lei, da cui ebbe tre figli mai riconosciuti. Fu l’incontro con Greville a dare una svolta alla sua vita: cominciò a ricevere un’istruzione adeguata e a frequentare l’alta società londinese del tempo. Queste due circostanze furono un’occasione che lei seppe brillantemente sfruttare. Nel 1786 Greville, avendo deciso di sposare una donna ricca, si liberò di Emma “spedendola” a Napoli perché diventasse l’amante di suo zio, sir William Hamilton, ambasciatore inglese nella capitale del Regno partenopeo. In verità Francis sperava così di riuscire ad un tempo a liberarsi di lei e ad evitare che suo zio, di cui aspirava a diventare erede, si risposasse. Invece, con spiacevole sorpresa di Greville, Sir William si invaghì di Emma e la sposò.

Proprio in questo periodo nacquero quelle che Emma chiamava le attitudes, cioè quel genere di esibizioni che erano un misto di posa, danza e recitazione, e che ebbero enorme successo in Europa. Usando alcuni scialli, ella posava evocando personaggi femminili dell’antichità come Medea o Cleopatra. Grazie a tali esibizioni che affascinarono aristocratici, artisti, scrittori, tra cui il grande Johann Wolfgang von Goethe, ed anche re e regine, lady Hamilton, ex mantenuta, ebbe la capacità di lanciare nuove tendenze nella danza in tutta Europa, nonché la moda di un abbigliamento drappeggiato in stile greco.

Ciò le permise di entrare nelle grazie di Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando I di Borbone, e fu in qualità di moglie dell’ambasciatore britannico, che diede il benvenuto a Horatio Nelson, il celebre ammiraglio britannico, suo grande e autentico amore. Emma fu anche un’alleata strategica di Nelson e usò la sua influenza sulla regina per ottenere che Ferdinando gli concedesse dei rinforzi. Quando Nelson tornò a Napoli dopo la sua vittoria nella battaglia del Nilo, Emma ne ebbe cura nella casa di suo marito, e organizzò un ricevimento con 1.800 invitati per festeggiare il suo quarantesimo compleanno. Presto tra loro nacque l’amore, e sembra che la loro relazione sia stata tollerata, e persino incoraggiata, dall’anziano William.

Nelson acquistò Merton Place, una piccola casa malandata nella periferia dell’odierna Wimbledon dove visse apertamente con Emma e con William, in un menage a trois che sedusse il pubblico. Insieme a loro viveva anche la madre di Emma. I giornali riferivano  tutto ciò che essi facevano, perfino le scelte di Emma nel lanciare nuove mode in fatto di vestiario, arredamento e di menu per i pranzi.  Nonostante lo scandaloso menage, Emma era l’unica dama di corte a non essere tenuta a rispettare i tre inchini abitualmente previsti alla presenza dei monarchi ed all’uscita a ritirarsi facendo i passi indietro sino alla porta. Addirittura, nel 1799 ricevette la prestigiosissima onorificenza di Dama di Devozione dell’Ordine di Malta, con lettera firmata di persona dallo zar Paolo I, decorazione assai raramente concessa ad una donna, soprattutto se non di nascita nobile.

Nel 1798, a causa della repentina avanzata napoleonica sul territorio italico, Lady Hamilton seguì i regnanti di Napoli nella loro fuga a Palermo, accompagnata dal marito William e dall’amante Nelson. Quest’ultimo venne ricompensato con il titolo di Duca e la tenuta di Bronte, dove fece costruire un castello in stile neogotico e mai da lui abitato. Fu Emma, inoltre, ad organizzare il trasferimento dalla Reggia di Portici dei gioielli della corona e di alcuni capolavori d’arte, facendoli uscire da “un passaggio segreto” per riporli nelle navi che avrebbero veleggiato verso Palermo. Data la sua intrapendenza, è probabile che abbia dettato legge anche presso la corte palermitana.

Emma ebbe da Nelson una bambina cui venne dato nome Horatia. Nell’autunno dello stesso anno, William morì e Nelson ritornò quasi subito in mare. Sentendosi disperatamente sola, si affannò nel tentativo di rendere Merton Place l’abitazione grandiosa cui Nelson aspirava, e desiderava ardentemente il suo ritorno. Per distrarsi dai suoi dispiaceri Emma cominciò a giocare d’azzardo e a spendere eccessivamente.

Dopo la morte di Nelson (1805), Emma, che aveva velocemente dilapidato la piccola pensione che William le aveva lasciato, si indebitò pesantemente. Infatti Nelson aveva lasciato il suo patrimonio al fratello, lasciando ad Emma Merton Place. nel tentativo di mantenere la casa come un monumento alla memoria di Nelson ella diede fondo alle proprie finanze e sebbene l’ammiraglio fosse considerato un eroe nazionale, la richiesta che egli più volte prima di morire rivolse per iscritto al governo inglese, perché assicurasse una pensione ad Emma ed Horatia, fu ignorata. Non giovò neanche che egli ricordasse come, in più di un’occasione, Emma lo avesse aiutato ad ottenere rinforzi e rifornimenti da parte del re di Napoli, contribuendo in modo significativo alla prosecuzione delle sue campagne militari, conclusesi poi vittoriosamente. Ma gli onori dovuti alla memoria di Nelson furono riversati su suo fratello. Sebbene alcuni amici avessero cercato di sistemare la sua posizione finanziaria, nel 1813 Emma andò in prigione per debiti, e vi rimase per un anno. Un certo Alderman Smith l’aiutò ad uscirne, e lei andò in Francia per sfuggire ai suoi creditori. Datasi al bere, morì in miseria, di insufficienza epatica, a Calais, nel gennaio del 1815.

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