Peak & Weak

Le biciclette cominciano a correre

di Fabrizio Puleo 3 marzo 2014Commenti

PEAK

BOMBAY BICYCLE CLUB – SO LONG, SEE YOU TOMORROWbombay-bicycle-club-so-long-album-500x500

(ISLANDS RECORDS)

 

Fin dagli esordi questi ragazzi londinesi hanno sempre avuto un loro ricercato e personalissimo stile. E soprattutto a differenza di altre giovani band contemporanee non sono mai stati derivativi, caratteristica piú unica che rara nel panorama indie contemporaneo. C’é da ammettere che hanno del talento, sanno usare molto bene i loro strumenti e propongono un indie rock fresco, di facile ascolto e sempre molto alternativo. Arrivati al quarto album, Jack Steadman e compagni non hanno piú nulla da dimostrare e publicano un album solido e ambizioso, che li consacra definitivamente come una tra le band piú apprezzate e considerate  non solo nella loro madre patria, ma anche fuori. Giá dalla traccia di apertura del disco “Overdone”, dove sembrano prodotti da Bonobo, si avverte la voglia di sperimentare coi suoni e la presenza sempre piú costante dei sintetizzatori, per un sound apparentemente meno convenzionale e piú distante dal puro british garage pop-rock degli esordi.  In “It’s allright now” giocano con i coretti á la Sigur Ros, ma é il primo singolo “Carry Me” la vera bomba dell’album. Qui sí che emerge la maestria del gruppo nell’assemblare un pezzo pop-rock perfetto nella sua struttura-canzone seppur contaminato fortemente dall’elettronica in stile Radiohead o Foals. L’altro singolo “Luna” é forse in piú tipico stile Bombay Bicycle Club, nei suoi continui cambi di ritmo e nelle sue melodie easy-listening, ma non per nulla scontate. C’é posto anche per le ballatone, piu o meno strazianti (“Eyes off you”) o semplicemente piú energiche (“Home by now”). In “Feel”, il “Club delle biciclette di Bombay”, si permettono di sperimentare addirittura coi suoni piú tipicamente orientaleggianti e anche in questo caso il risultato, oltre ad essere ammirevole, risulta piú che soddisfacente. I riff di chitarra che aprono “Come To” strizzano l’occhio alla shoegaze e al noise-rock, mentre sorprende il brano di chiusura del disco (che da il nome all’intero album), un ibrido di ballata-elettronica davvero interesante. La varieta di suoni che riescono a tirar fuori dai loro cilindri é davvero notevole, a dimostrazione che i ragazzi ci sanno fare e sanno anche dove vogliono arrivare con questo ultimo lavoro. Giá tra i migliori dell’anno in assuluto.

 

 

WEAK

TRUST – JOYLANDTRUST-Joyland

(ARTS & CRAFTS)

Se fosse a scuola, i professori direbbero ai suoi genitori che il canadese ha del talento, ma non si applica abbastanza. Appare svogliato e poco convinto. Sforna un disco che si trascina sul binario elettro-dance ’80 (“Four Gut“) o ancor di piú verso una testarda riproposizione di quell’euro-dance dei primi anni ’90 (di ispirazione teutonica in “Geryon”, o britannica in “Icabod”) che forse le nostre orecchie ormai snobbano e con non poca difficoltá riapprezzano. Ed é `proprio questa la maggiore pecca dell’intero album di Robert Alfons (Aka TRUST), ovvero questo ossissivo revival verso un suono a tratti quasi techno (“Peer Pressure”) ed esasperatamente accellerato. Strizza l’occhio ai Crystal Castels (“Rescue, Mister”), ma fa un passo indietro rispetto al notevole esordio del 2011 “TRST”, disco che ci aveva entusiasmato praticamente in toto. Di quell’ottimo album ne mancano i respiri, le atmosfere piú rarefatte ma non per quello meno oscure (presente in parte in “Are We Arc?”), i cambi di ritmo e soprattutto l’ispirazione piú lisergica  dell’altra metá della mela, ed ormai ex componente del duo, Maya Postepski (adesso impegnata nelsuo personale progetto AUSTRA). Insomma il risultato di questo “Joyland” appare meno esaltante e convincente dell’esordio, ma si tratta comunque di un album di facile presa per chi ama i suoni piú acidi e witch. Usando un ossimoro appare facile considerarlo di un “piattume” accellerato, sporco e rumoroso. Peccato soprattutto per l’ottimo singolo “Capitol“, giá serio candidato ad essere uno dei pezzi synthpop piú significativi dell’anno.

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