La Loge d'Apollon

Le mani al collo

di Giovanni Messina 29 novembre 2013Commenti

Testimonianza d’affetto verso qualcosa che dicono morente.

 Il pezzo l’avevo sulle dita. Titubavo per sana indolenza. Poi un articolo girato sui quotidiani nazionali qualche giorno addietro ha dato la stura al mio flusso di coscienza: un misto fra pacata indignazione ed attestazione di resistenza estetitica.

Dunque, pare che la catena Tie Rack,, stia progressivamente chiudendo i suoi punti vendita; per chi non lo sapesse, trattasi di azienda che vende cravatte, pochette, gemelli e tutta questa congerie di accessorî (sì, è di cravatte che parla questo post) tipicamente ad un prezzo confacente alla qualità degli stessi e con una vasta proposizione di fantasie. La notizia diventava il pretesto per intonare le note da messa funebre alla cravatta e l’eco delle campane a morto rimbombava in dichiarazioni come ha fatto il suo tempo, i giovani non la mettono più, a Londra non si vedono più uomini in giacca e cravatta, addirittura!

Lungi da noi tessere le lodi di Tie Rack, per carità talvolta, alla bisogna, si son pure fatti acquisti negli scali aeroportuali, ma est modus in rebus.

Qui si fa il panegirico della cravatta, per cui se siete di quelli che la cravatta è roba da vecchi o da stronzi ignorateci, vi ignoreremo.

Composta, a tono, ben annodata e perfettamente inserita in un colletto stirato e mai troppo svasato, possibilmente in seta, sdrammatizzata in cachemire, lana o tricot, puntuta o piatta, monocolore, sportivamente regimental, deliziosamente a fantasia, sotto una giacca od un cardigan, usata financo all’americana colle camicie botton down (un po’ da naive, un po’ da secchione), la cravatta impera, descrive personalità, asseconda temperie, resiste malgrado i detrattori o financo i pessimi indossatori (quelli che la scelgono male, la annodano peggio e magari lasciano l’ultimo bottone della camicia aperto).

I giovani non la portano? Innanzitutto è da dimostrare e poi, davvero, ma chi se ne frega! Auspichiamo che si ravvedano, che cambino gusto e sentimento.

Noi, almeno fino a quando a Napoli continuerà ad esistere un posto trasudante di Inghilterra all’italiana dove composti commessi – proponendo , ça va sans dire, splendide cravatte danno del Voi ai clienti, continueremo a compiacerci dei rituali del four in hand, del mezzo Windsor o delle nostre varianti perverse di nodo ed a sentirci pefettamente a nostro agio o, magari, perfettamente di minoranza per le strade.

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