La Loge d'Apollon

Lo sport dei re ed il re degli sport: il Polo

di Giorgio Faraci 22 marzo 2014Commenti

La tradizione vuole che il polo abbia avuto origine in Medio-Oriente nel sec. VI a. C. e che sia stato addirittura il Re Dario a disputare la prima partita in Persia, gareggiando contro i Turcomanni. Ritrovandone un’assonanza nei gesti e nelle movenze, alcuni legano la genesi di tale sport all’attività bellica, ai colpi di mazza e ai fendenti di sciabola sferrati dai cavalieri; altri, invece, alla caccia e agli inseguimenti equestri delle prede, colpite a morte con i bastoni.

Discordi sono pure le teorie sull’etimologia della parola polo: la più accreditata fa derivare il termine dal tibetano pulu, che significa palla, identificando il gioco con lo strumento per la vittoria; una variante di tale teoria interpreta lo stesso vocabolo come salice, ovvero l’albero da cui si traeva il legno per realizzare la palla; infine, un’ultima ipotesi lega la parola pulu alle competizioni a cavallo giocate in Persia.

Questo sport ha sempre appassionato sovrani e guerrieri; agli inizi del sec. XIII Genghis Khan conquista la Persia e apprende a giocare. Il fondatore dell’impero mongolo si entusiasma tanto al polo da incoraggiarne la pratica abituale dei suoi migliori guerrieri; alcuni sostengono, infatti, che egli basasse le sue strategie militari sul minuzioso studio dei movimenti dei cavalli. Si racconta, poi, che circa un secolo e mezzo dopo il suo erede Tamerlan, vincitore dell’Orda d’oro, ordinasse ai suoi cavalieri di giocare a Polo con le teste dei loro nemici.

Grazie a Genghis Khan il polo si diffonde nell’Estremo Oriente, fino a raggiungere la Cina. Si narra che nel Celeste Impero questo sport abbia riscosso un successo tale da rendere l’abilità nel praticarlo un presupposto indispensabile per l’accesso alle più importanti cariche politiche. Dalla Cina il polo giunge in India dove conquista i Maharaja. I sovrani indiani a metà del sec. XIX lo insegnano ai colonizzatori britannici; questi fondano nel Paese asiatico i primi Polo Club: il più antico nel 1859 a Silchar e a Calcutta nel 1863 il secondo, che è ancora oggi uno dei più importanti del mondo.

Dall’India gli inglesi lo esportano in Occidente e in tutti i Paesi dell’Impero. Il primo Club europeo viene fondato a Malta; l’isola era, infatti, il porto nodale per i britannici che partivano e tornavano dall’Oriente. In Inghilterra la prima gara di polo si svolge, invece, nel 1869 a Hounslow Heath, nel Middlesex e il primo club, il Monmouthshire, viene istituito nel 1872 dal capitano Francis Herbert ad Abergavenny. Le regole del gioco cominciano a essere formulate nel 1870 da John Watson, per essere in seguito rielaborate e codificate dall’Hurlingham Club.

In principio le squadre sono composte da otto cavalieri e la partita si gioca in due tempi, per una durata complessiva di circa novanta minuti; il numero di giocatori si riduce a cinque nel 1883. Cinque anni dopo viene introdotto il sistema di handicap, con cui ogni giocatore è valutato in base alla sua abilità: l’handicap varia da -2 per i principianti a +10 per i fuoriclasse. L’insieme degli handicap dei giocatori determina quello della squadra; per ogni torneo ne viene fissato uno, in genere con due handicap di scarto: le squadre di volta in volta devono così formarsi inserendo o scartando giocatori più o meno forti.

Lo sport si pratica su un campo erboso rettangolare, di lunghezza compresa tra i 230 e i 275 metri e larghezza tra i 146 e i 180 metri. Si gioca con una palla di legno, dal diametro che varia tra i 78 e i 90 millimetri e peso che oscilla tra i 120 e i 135 grammi; sulla neve la palla, di gomma o di plastica gonfiabile, ha un diametro di circa 15 centimetri. Per colpire la palla i giocatori si servono di una stecca formata da una canna di bambù alla cui estremità è fissato un mazzuolo di legno. La finalità del gioco è di segnare il goal, passando la palla ai compagni di squadra e tirando verso la porta.

Nel 1874 viene istituita The Hurlingham Polo Association, la federazione inglese di polo, e due anni dopo lo sport viene introdotto in Australia e negli Stati Uniti, in cui viene disputata la prima partita ufficiale al Jerome Park di New York. La sua diffusione nel continente nordamericano si deve al proprietario del giornale New York Herald, James Gordon Bennet, che fonda il Westchester Polo Club. La prima partita internazionale, la Wetchester Cup, venne disputata nel 1886 a Rhode Island, in cui la Gran Bretagna sfida gli Stati Uniti, con la vittoria della squadra britannica degli Hurlingham.

Nella seconda metà dell’Ottocento la disciplina approda anche in Argentina in cui il gioco trova terreno fertile alla sua diffusione grazie ad alcuni fattori: le sconfinate pianure delle pampas, campo di gioco ideale, l’abilità dei gauchos nell’addestramento equestre e l’eccellente qualità degli cavalli argentini, chiamati nel gioco ponies anche se non sono di piccola taglia, come la razza Criollo importata in Sud America dai conquistadores spagnoli.

Ispirandosi all’omonimo circolo inglese, nel 1888 viene fondato a Buenos Aires l’Hurlingham Club, il primo in Argentina e il più importante d’oltreoceano. Nel 1892 si istituisce The River Plate Polo Association, da cui nasce successivamente l’Asociación Argentina de Polo. Oggi è lo sport nazionale argentino; il Paese può vantare circa 3000 giocatori, tra cui numerosi campioni (Handicap 10) e ospita a Buenos Aires uno dei tornei più importanti del mondo, il Campeonato Argentino Abierto de Polo.

Nell’Europa continentale il gioco si diffonde in Spagna e in Germania, in cui nel 1898 viene fondato il primo circolo ad Amburgo. Nel 1899 arriva in Svizzera, a Saint Moritz in cui si gioca il polo sulla neve; qui ogni anno a gennaio si disputa la St. Moritz Polo World Cup on Snow, il più prestigioso torneo di polo invernale.

Agli albori del sec. XX lo sport viene ammesso tra le discipline olimpiche: a Parigi nel 1900, a Londra nel 1908, ad Anversa nel 1920, a Parigi nel 1924 e per l’ultima volta a Berlino nel 1936. Per il primo Campionato del Mondo bisogna attendere ancora mezzo secolo: la prima edizione si gioca a Buenos Aires nel 1987.

In Italia il gioco arriva negli anni Venti del ‘900, quando Karl Kupelwieser fonda un circolo nell’isola di Brioni, meta turistica di teste coronate e jet set internazionale, oggi in territorio croato. Nel 1930 il duca di Spoleto crea a Roma il primo Polo Club. Nella città capitolina esisteva già un gruppo di giocatori che frequentavano l’Isola di Brioni ma mancava un campo; a questa carenza pone rimedio la Società corse al trotto, che mette a disposizione l’ippodromo di Villa Glori, ceduto poi per ospitare il villaggio olimpico nel 1960. Nel 2010 è nata la Federazione Polo Italiana e attualmente nel nostro Paese vi sono più di venti campi da gioco.

Relativamente all’abbigliamento, ricordiamo che la maglia da polo ha origine nel sec. XIX quando i reggimenti militari inglesi cominciano a giocare con un completo molto formale. In seguito, per distinguere le squadre, si realizzano delle maglie in diversi colori, decorate con strisce diagonali; molte squadre inseriscono anche dei numeri, per indicare la posizione dei giocatori sul campo. Agli inizi del sec. XX le maglie hanno ancora dei colli molto lunghi e scomodi, che durante il galoppo sbattono sul viso dei giocatori, disturbandone la concentrazione. Da tale esigenza si introduce l’uso della camicia, bloccandone le punte del colletto con bottoni: nasce il modello botton-down.

Le camicie sono, poi, sostituite da più comode maglie in jersey e tricot, su cui si pratica un’apertura, chiusa da due o tre bottoni. Le maglie da polo vengono successivamente modificate per inserire e rendere ben visibili i loghi degli sponsor. La più prestigiosa casa produttrice di abbigliamento da polo è La Martina, fondata nel 1986 a Buenos Aires da Lando Simonetti, argentino di origine italiane. La Martina è fornitrice ufficiale della nazionale argentina e di quella inglese; equipaggia, inoltre, le squadre delle Università di Harvard, Yale, Oxford, Cambridge.

Attualmente il polo si gioca in più di 60 Paesi e, anche se è difficile crederlo, il rischio di infortunio è maggiore in questo sport che nel rugby per la velocità dei ponies e delle palline, che raggiunge i 180 km orari, e per la possibilità di un ride off, ovvero di un contatto tra i cavalli. Tra gli ammiratori di tale sport citiamo il politico Winston Churchill, il diplomatico e playboy dominicano Porfirio Rubirosa, i Principi William ed Harry, Charlotte Casiraghi e l’ex batterista dei Police Stewart Copeland, che possiede addirittura una squadra. Il campione argentino Nacho Figueras, tra i più forti del mondo, è stato scelto da Bruce Weber nel 2005 come testimonial di moda per Ralph Lauren. Le partite di polo sono degli eventi mondani, si svolgono all’ora del tè e permettono di sfoggiare abiti da cocktail, cruise collection e cappelli; il polo continua ad avere ancora oggi una forte aura di glamour.

 

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