N'aimez-vous pas le piano?

Ma ‘ndo vai se la tastiera non ce l’hai?

di Davide Bairovith 4 gennaio 2014Commenti

– Dai prenditi ‘sti arpeggi e non ne parliamo più.

– Ma non so…

– Dai dai, gli arpeggi sono importanti, come fai a fare il primo studio trascendentale di Liszt senza gli arpeggi? Sei già fottuto al preludio dai.

– Ok, quanto?

– Otto mesi.

Otto mesi??

– Ciccio, gli arpeggi sono difficili; ti ho già fatto uno sconto. Poi scusa mi hai dato un anno per le doppie terze e uno per le doppie seste, e mi fai le pulci per gli arpeggi a otto mesi? Ragiona Guglielmo, su.

– Senti…non so, guarda a dirti la verità non sono neanche sicuro di volerlo fare il musicista. E il pianista poi…non so, non so proprio.

– Guglielmo che cazzo dici? Allora io parlo a vanvera! Ma poi proprio adesso hai dei dubbi?

– Ma sì guarda, non so…poi ‘sta cosa dei mesi, degli anni, stanno diventando tanti. Chissà cosa ci farei se non te li dessi.

– Guglielmo non dire cazzate! Guglielmo dimmi: cos’è quella cosa che desideri più di ogni altra cosa al mondo, mio Guglielmino, tu e tutti i tuoi coetanei quindicenni brufolosi come te? Bene: con me stai facendo i passi giusti per averla. Questo non te lo devi scordare. E poi scusa, chi è che è corso da me due anni fa disperato piagnucolando ‘Nick! Nick! Ho visto la fanciulla (si perché dicevi ‘fanciulla’, finocchio!) più bella del mondo, seduta su quella panchina al mare, non potrò mai conoscerla! Sono uno stupido. Aiutami!

Farei qualunque cosa per parlarle (parlarle, finocchio!)’. Chi è?

Guglielmo, via. Non farmi perdere le staffe che sono un gentleman io. Guarda che hai fatto la cosa giusta; ti stai preparando bene, vedi: due anni volati, svaniti. Fidati di me.

– Si è vero Nick…però adesso ho dei dubbi. E poi tutti questi anni che ti do così, insomma potrei fare qualcosa. Altri giocano a calcio, cantano, escono pure in gruppo. Non so…

– Guglielmo Guglielmo, devo proprio ripeterti tutto? Ce lo siamo già fatti quel giorno ‘sto discorso. Ragiona. Devi usare il cervello.

Io non ti sto dando la possibilità di essere un filosofo, uno studioso, un artista o un pianista; io ti sto dando la possibilità di essere il più figo. In ogni situazione. E per il resto della vita. E grazie alle mie, ehm tue sole forze. Non fare cazzate. Suonare il piano è il non plus ultra per il nostro scopo. Ragiona.

Tu sei un maschio caucasico abbiente del XXI secolo. Giusto?

– Giusto.

– Ora, l’unica tua preoccupazione è quella di procurarti vagine in sufficiente quantità, si spera per tutto il tempo che campi. Anche qui non ci piove no?

– Se la metti così…

– Perché tu come la mettevi scusa? Sì lo so ‘amor ch’al cor gentil ratto s’apprende’…vabbé questione di lessico, lasciamo perdere.

Dicevo: per ottenere quello scopo devi essere Il Più Figo. Per esserlo devi sapere molte cose, ma devi avere dei mezzi per esporle, per far vedere che sai tanto. Farti vedere. E suonare è il mezzo migliore, credimi. Devi smerdarli quegli altri stronzi! Ascoltami: per prima cosa, passati questi cinque o sei anni (che mi dai), smerderai automaticamente una buona quota di quei coglioncelli che adesso fanno i galletti con le tue compagne di classe. Saranno dei poveri di spirito e le tue quotazioni presso le vagine di una certa cultura saliranno. Già solo con l’intelletto. E qui entriamo nella seconda fase: eliminati gli analfabeti e i bovini, dovrai poi affrontare una schiera di intellettualoidi, che di riffa o di raffa saranno quelli su cui cade l’interesse di buona fetta delle vagine (di ogni razza). Vero che anche questi in realtà solo con un buon acquisto ehm apprendimento d’ingegno te li potresti fottere: ma se sei un musicista, prendi due e paghi uno: Gul, puntiamo in alto no?

– Beh…

– Al top direi. Io e te sappiamo che alla fin fine le vagine qualità oro sono attratte da quella categoria indefinita di fannulloni detti ‘artisti’. E qui entra in gioco il pianoforte classico. Terza fase. Seguimi.

Potresti anche buttarti in quel mare magnum di sfigati fattoni che fanno rock, pop, prog, jazz, cazz e mazz. Per carità, qualcosa cuccano per un po’ di anni, non lo metto in dubbio. Ma ragiona. Questi li puoi sempre demolire con discorsi classisti; tanto ti guarderanno sempre come un dio perché sai leggere anche in chiave di basso e usi davvero la mano sinistra (tanto per dirne una); insomma davanti alle vagine, all’occasione li puoi sputtanare come ti pare e piace. Anche solo parlando. Ma solo se sei pianista puoi.

Mica puoi dire a una punk che suoni l’oboe: ti dice che quel tubettino di ferro te lo puoi anche ficcare…Gul Gul! Capiscimi a mme.

Ascoltami. In sostanza, col pianismo, puoi pure entrare negli ambienti underground, fottergli le vagine, e mandarli tutti affanculo.

E poi, a meno che questi non sfondino, vediamola in prospettiva: tra trent’anni. Tra trent’anni questi alternativi saranno dei poveri coglioni, dei vecchi che si vestono da ragazzini una volta la settimana, per suonacchiare le stesse merde che fanno ora: ridicoli. Tu invece sarai sempre uguale: un distinto signore, solo non più un giovanotto, con il tuo ingegno solito, la tua ben nota sensibilità, il tuo fascino, e suonerai il piano. È ben facile per uno così portarsi a letto anche le vagine ventenni più irruente (loro corrono verso l’esperienza e la ‘profondità’); Gul, anche un idiota capirebbe che da quei coglioni prematurati non andrebbe nessuna: la loro estetica invecchia, la tua no. Questo è il punto. La tua sarà Classica. Figa. Imperitura. Immortale. Ragiona.

Tutti gli intellettuali o le loro sottospecie hanno sempre invidiato il musicista. Pensaci. Medici, avvocati, letterati: tutti questi scribacchini d’alto bordo hanno sempre una storiella patetica di una vocazione musicale abbandonata anzi tempo, sacrificata alla causa della famiglia, dell’utile, o di altra passione più conciliabile. Non sto neanche a dirti che le vagine di questo tipo ti apriranno il portale con rapidità furiosa, a fronte dei maritini rimbecilliti. Gul, questi stronzi al massimo rimangono dei poeti della domenica, credimi; si limiteranno a scaricare le frustrazioni del matrimonio in tre o quattro sonetti puzzolenti al mese. Tu arrivi, pianista, e gli fotti la dama. (Chiamiamola dama). Gul. Ultima offerta.

L’ingegno. Due anni. La storia. Un anno e mezzo. La filosofia. Tre anni. Le lettere. Tre anni e due mesi. Il pianoforte. Otto anni (sconto della casa sui dieci del conservatorio). Uguale: il più figo in società. Uguale vagine assicurate. Forever. Prendere o lasciare.

– Nick senti, io…

– Guglielmo io quello che dovevo dire l’ho detto. Ora sta a te. Devi solo capire se vuoi raggiungere il tuo obiettivo o meno. Se vuoi fare centro o no. Se nella partita della vita vuoi vincere o perdere. Vedi Gul, la vita è un lunghissimo gran premio cosparso di tanti traguardi costituiti da umidi portali alti 40 millimetri e larghi 1. Ognuno gareggia con una vettura diversa: c’è chi ha una panda, chi una Skoda, chi una BMW, chi una Mercedes. E poi c’è chi ha una Ferrari. Il pianoforte è la tua Ferrari Gul e io te la sto dando. Sei libero di prenderla o di ridarmi le chiavi. Ma dopo non dirmi che non ti avevo avvertito.

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