Amico Aspertini

Magia Multiplex

di Francesco Aricò
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Arte
N.16 del 5.2.2014
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È l’estasi, in quanto facoltà di trarsi fuori dai sensi e dalle realtà presenti , appulso verso le realtà superiori e quasi vincolo ininterrotto che congiunge la ragione umana all’intelligenza di un dio o di un demone; ed è ancora, l’entusiasmo, una sorta di irradiazione o fulgore o calore acceso dello spirito, che spinge e scuote l’ingegno indirizzandolo verso opere non comuni.
E non v’è binomio più adatto, se parlar si vuole, dell’Amico , dando a mio avviso credito, anche a tutta l’ambiguità che questo empatico nome può offrire .
Raffinato umorismo, ed attitudine alla reinterpretazione bizzarra del classicismo cinquecentesco, appare invece scarna la circolazione delle opere del padre: Giovanni Antonio, che di lui fu , all’alba della carriera, il maestro .
Pittore eclettico e di straordinaria versatilità , prosegue da tirocinante nella bottega di Ercole da Ferrara .
Il Vasari sostiene che giovanissimo , si reco’ in Roma, il che viene confermato da  lavori e documenti .
Ed è sempre il Vasari che lo inquadra in una completezza virtuosa assai elitaria : ambidestro , capace di operare un chiaro-scuro in contemporanea , chiaro con mano destra, scuro in mano sinistra .
Pittore rapido , dalla straordinaria velocità , dotato di una peculiarissima attitudine all’armonizzazione di codici coloristici diametralmente opposti tra loro.
Uomo capriccioso, di natura stravagante e di eccezionale attitudine al cambiamento, doveva  (per obbedienza a se stesso) esprimere la pittura in un linguaggio assai diverso, dalla matrice convenzionale che ha caratterizzato il 500.
imageNel suo approccio stilistico grande influenza ebbe di certo Filippino Lippi, secondo soltanto a Betto Betti, che invece plasmò particolarmente la vicenda pittorica di Amico Aspertini.
La sua particolare inventività si rivela tanto nella forma e nei contorni, dilatati e stirati , tanto negli espressionismi facciali e gestuali di alcuni figurativi.
Un vero dandy rinascimentale , virtuoso nella pittura come nell’ostentazione dei modi e del vestire , caratterizzato da un individualismo esasperato, il che tuttavia non gli impedisce un attrazione verso l’antico e verso il classicismo rinascimentale .
Con il collega Pier Matteo D’Amelia  pone in essere una vasta decorazione in chiaroscuro del portico  che cinge il cortile della fortezza di Civita Castellana (1503).
In Roma porge la sua arte alla Chiesa di San Pietro ed a Lucca affresca in San Frediano Cappella Cenami ed  una sacra conversazione.
Ed attorno ai principali “monumenta”  alternò una calca di opere: dipinse miniature, dipinse orologi e fantasiose architetture per feste e solennità .
Particolarmente interessante una Madonna con il bambino, e i santi Lucia, Nicola di Bari e Agostino, nel qual dipinto, si ravvisa una posizione gestuale del santo, particolarmente simmetrica ad una matrice gangstarap americana. Trattasi di un eccezionale ed umoristica interpretazione, che oserei definire sociologica, e trattasi forse , di un anticipazione di 500 anni alla corrente stilistica che oggi popola le strade americane .
Artista che dalla storiografia viene definito “mediocre” in quanto non corrispondente ad una prassi stilistica che invece altro non fa, che ammorbare l’individualità di ogni artista.
Eccelso pittore a mio giudizio che aveva deciso di non sottostare a prassi accademiche,atte invece alla turlupinazione dell’individualità , caratteristica che ogni cultore delle arti ha il dovere di rispettare ed osservare , per assurgere alla dignità della complessa ma arcobaleni da strada, dell’essere, artista.

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