WARHOL IN ROME

LA POP ART IN MOSTRA

di Alexandre Rossi
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Arte
N.33 del 3.7.2014
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Roma- Che cos’è la POP ART? “E’ un modo di amare”. Questa sarebbe stata la definizione che, in occasione di una conferenza stampa di presentazione di una sua opera, Andy Warhol diede della sua arte e del suo stile. La POP ART, appunto, con il suo riferimento “pop”, rivolto alle masse. E quindi, in particolare, al suo popolo americano, con le sue forti contraddizioni e grandi potenzialità artistiche, che ha sempre cercato di evidenziare con accesissimi colori, con la provocazione e la sperimentazione. All’indomani del successo ottenuto presso Palazzo Reale di Milano, la mostra di Warhol si trasferisce a Roma, fino al 28 settembre prossimo, nel prestigioso e centralissimo Palazzo Cipolla, sito in Via del Corso 320, in linea d’aria tra la Fontana di Trevi ed il Pantheon. Una rarissima occasione per il pubblico di poter vedere uno dei gruppi di opere più importanti dell’artista Americano padre della POP ART raccolto non da un semplice collezionista, ma da un personaggio, Peter Brant (The Brant Foundation), intimo amico di Warhol, con il quale ha condiviso gli anni artisticamente e culturalmente più vivaci della New York degli annin’60 e ’70 del secolo scorso. Ancora ventenne nel 1967 Peter Brant comprò la sua prima opera di Warhol, un disegno della celebre CAMPBELL’S SOUP, iniziando quella che sarebbe stata una delle più note collezioni di arte contemporanea del mondo.

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FONDAZIONE ROMA MUSEO, COMUNE DI MILANO e PALAZZO REALE, SOPRINTENDENZA SPECIALE PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO E ETNOANTROPOLOGICO E PER IL POLO MUSEALE DELLA CITTA’ DI ROMA: questi i prestigiosi promotori della grade mostra di Warhol curata da Peter Brant e Francesco Bonami. L’esposizione presenta oltre 150 opere, tele, fotografie, sculture che fanno parte della BRANT FOUNDATION e racconta una storia intensa ed uno scambio culturale unico fra il giovane collezionista e l’artista. Un incontro dal quale nascerà un sodalizio unico e dal quale sfocerà la mitica e rivoluzionaria rivista INTERVIEW fondata dal WARHOL stesso nel 1969 e che Brant acquisterà con la sua casa editrice subito dopo la morte dell’artista nel 1987.10338829_756579424376112_7155594629091457615_n

 

 

Lamostra parte dai primi disegni del Warhol illustratore per finire con le spettacolari ULTIME CENE e gli autoritratti passando per le opere più iconiche, come ELETTRIC CHAIR, il grande ritratto di MAO e uno dei più famosi capolavori di Andy Warhol, BLUE SHOT MARYLIN, il ritratto della famosa attrice statunitense con in mezzo agli occhi il segno restaurato di uno dei colpi di pistola esploso da un’amica dell’artista nel 1964, che Brant avrebbe poi acquistato per 5000 dollari nel 1967 con i proventi di un piccolo investimento. Attraverso capolavori ed opere, altrettanto sorprendenti, ma meno conosciute, come una serie di POLAROID mai viste prima in Europa, la mostra della BRANT FOUNDATION non racconta semplicemente l’Andy Warhol star del mondo dell’arte e del mercato, ma anche il Warhol intimo, l’amico, l’uomo.


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opere. L’attività artistica di Andy Warhol conta tantissime opere, che l’artista produceva in serie con l’ausilio dell’impianto serigrafico. Le sue opere più famose sono diventate delle icone: Marilyn Monroe, Lisa Minelli, Mao Tse-Tung, Che Guevara, Gianni Agnelli e tante altre. La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali (famose le sue bottiglie della Coca Cola e della vodka Absolut) o immagini d’impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell’immagine stessa su vasta scala. La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all’interno di un museo o di una mostra d’arte, era una provocazione nemmeno troppo velata: secondo uno dei più grandi esponenti della POP ART l’arte doveva essere “consumata” come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Ha spesso ribadito che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor. In età più matura rivisitò anche le grandi opere del passato, come L’UTLIMA CENA di Leonardo da Vinci: anche in questo caso cercò di rendere omaggio a delle opere d’arte al posto dei mass media che in alcuni casi cercarono di screditarlo, tuttavia la POP ART fu uno dei principali stili che accompagnarono il boom economico.

Andy Warhol ha anche creato alcune sculture che riproponevano in più dimensioni alcuni suoi lavori serigrafici più famosi, come ad esempio scatole di detersivo Brillo ed altri prodotti in 10325167_756579507709437_2142737534001164257_nscatola. Warhol ha sostenuto e sperimentato altre forme di comunicazione, come ad esempio il cinema e la musica: ha prodotto alcuni lungometraggi e film, ha sostenuto alcuni gruppi musicali, tra cui i Velvet Underground con Lou Reed, per i quali ha disegnato la celebre copertina dell’album d’esordio THE VELVET UNDERGROUND & NICO, e numerosi artisti anche stranieri tra cui la cantante italiana Loredana Bertè, ha scritto libri e biografie. Il pensiero “commerciale” di Warhol spaziava in ogni campo. Uno fra tanti, BLOW JOB (telecamera fissa per 35 minuti sul volto di un uomo che riceve una fellatio) esempio di film che ritrae la cultura gay newyorkese del tempo, censurati e distribuiti solo con il passaparola.

È stato anche fondatore della FACTORY, luogo in cui giovani artisti newyorkesi potevano trovare uno spazio collettivo per creare: qui sono nati o passati per un breve periodo altri famosi artisti come Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring e tanti altri, famosi e non.

PROVOCAZIONE E IMPEGNO. La provocazione certamente era la cifra stilistica di Andy Warhol. In una società in cui il consumismo era massificato, sempre pronta era la pubblica denuncia di Warhol per il quale anche gli individui erano destinata a diventare merci di consumo. “Che se ne parli bene o male, basti che se ne parla”! Una società, quella americana sempre in evoluzione, nonostante le sue contraddizioni: dalla segregazione dei cittadini afroamericani, che Warhol non poteva tollerare “come uomo e come creativo”, ai movimenti pacifisti in opposizione alla guerra in Vietnam. Molti critici attribuiscono l’opera I FIORI proprio in occasione di questa battaglia politica e sociale. Non solo, Warhol si oppose con ogni forza (dell’arte e dell’immaginazione) all’istituto della pena capitale, ed ecco la serigrafia di ELECTRIC CHAIR, anch’esso raffigurato come un prodotto di consumo, dove i malcapitati non necessariamente dovevano essere colpevoli di chi sa quale reato. Warhol riteneva la pena di morte, infatti, per nulla creativa, bensì distruttiva!

Ed è così che la POP ART di Andy Warhol viene raccontata nella mostra di Palazzo Cipolla in Roma, con il suo “modo di amare” la vita, le persone che ha incontrato durante il suo eclettico percorso artistico, le idee per cui vale combattere, se non provare a cambiare. Con la forza della creatività.

 

 

 

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