Barcelona Soundcheck

Cortocircuiti elettronici

di Donato Di Trapani
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Musica
N.24 del 2.4.2014
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Che Barcellona non costituisca più una sorpresa nel panorama elettronico europeo lo testimoniano gli innumerevoli articoli, features e reportage che si susseguono a spron battuto sulle riviste di settore più rinomate. Tra gli ultimi in ordine di tempo, l’influente XL8R non risparmia parole lusinghiere verso la ciudad condal in un articolo significativamente titolato “Oltre Talabot: la scena elettronica di Barcellona intraprende la 1-john-talabotstrada verso il successo”. Per i neofiti, John Talabot è un dj/producer barcellonese che con i suoi toni scuri, le suggestioni tropicali e un uso spregiudicato degli stilemi dance anni ’90 ha conquistato la Young Turks, gli Xx e il mondo. Interrogarsi sull’oltre-Talabot non è cosa da poco, bensì uno degli innumerevoli modi per abbordare la questione centrale: c’è vita oltre il Primavera Sound, oltre il Sónar e le innumerevoli manifestazioni di musica elettronica che la capitale catalana ospita di buon grado, foriere di investimenti e buona pubblicità? In altre parole: al susseguirsi ininterrotto di eventi, dj-set, aperitivi e brunch elettronici corrisponde un’altrettanto consistente e convincente attività di produzione musicale che si possa definire autentica, originale, in breve una “scena musicale”? La risposta, fino a qualche anno fa indubbiamente negativa, è ora un sì convinto, motivato non soltanto sulla base della crescita esponenziale della produzione discografica locale in senso stretto, ma anche e soprattutto per la presenza sempre più forte e strutturata dei2-knob-shop veri elementi essenziali di ogni scena che si rispetti: il proliferare di negozi di dischi e strumenti musicali, di collaborazione incrociate tra artisti ed etichette. Il festival Caudorella 2014 è stata una delle occasioni per mettere nero su bianco lo stato attuale del fitto reticolato di sinergie tra produttori, musicisti, tecnici e promoter. Lo showcase del Knob Shop, senza ombra di dubbio il più frequentato, testimonia ad esempio il crescente interesse verso un fenomeno che fino a pochi anni fa veniva relegato nell’orbita delle follie da nerd del bricolage: la sintesi modulare. L’affabile anfitrione, il venezuelano Julio Cesar Palacio, mi mostra i suoi trabiccoli strabordanti di cavi multicolore e non riesce a nascondere un certo orgoglio quando mi dice che la sua attività, nata come una scommessa dal futuro incerto, va a gonfie vele e che gran parte dei moduli disponibili sono già venduti ancor prima di mettere piede in negozio. Vado a trovarlo pochi giorni dopo, Julio se è possibile si mostra ancora più gentile, allegro e fiero del suo “pop-up shop”, un negozio tascabile che, 4-wah-wahscopro soltanto in seguito, non è altro se non il salone della casa in cui vive nel tranquillo quartiere di Gracia. Di nuovo proviamo i suoi moduli, i riverberi a molla, gli echi a nastro, lui è instancabile nel dispensarmi preziosi consigli per iniziare ad orientarmi tra gli oscuri meandri modulari. Alla fine vado via con tre moduli prenotati, ce l’ha fatta anche con me. E’ arrivato il momento di cercare qualche disco, fonti non troppo convenzionali, insomma ispirazione. Al Caudorella non può mancare lo stand del negozio simbolo della rinascita elettronica barcellonese: Discos Paradiso. Anche in questo caso preferisco andare direttamente al negozio, ascolto una decina di vinili, la scelta seppur non troppo ampia denota un gusto notevole e me ne vado soddisfatto con un disco dei Voices from the Lake e un altro di Solvent. Se però è vero che troppa elettronica non fa bene all’elettronica è il caso di andare al Wah-Wah, un regno sterminato di vinili che non dà spazio, neanche uno scaffale, nemmeno un angolino alla musica elettro-prodotta. Ed è piacevole talvolta ritrovarsi a scegliere tra jazz etiope, canti congolesi e sinfonie tropicali. La mia scelta cade su quest’ultime, mi approprio di Tropical Fantasy (Columbia, 1962) che si rivela un acquisto azzeccatissimo, una miniera di suoni esotici diretti e ordinati da Michel Magne, un compositore francese a dir poco bizzarro. Insomma il calderone ribolle, gorgoglia e chissà che non porti in fin dei conti alla creazione di uno standard, di un panorama musicale e sonoro ben definito, insomma di un “Barcelona sound”, l’unica cosa che ancora, a detta un po’ di tutti, manca per poter rivaleggiare con Berlino e Londra.

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