copertina palermo

Blinky Palermo

Spiritualized

di Marco Deserto
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Arte
N.33 del 3.7.2014
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tumblr_mp6bx3UfcP1qiyeuko1_500Blinky Palermo, pseudonimo di Peter Schwarze, poi Heisterkamp (Lipsia, 2 giugno 1943 – Kurumba , isole Maldive, 18 febbraio 1977), pittore suicida, pugile amatoriale, miglior amico di Joseph Beuys (pronuncia IPA: ‘joz f ‘bois; Krefeld, 12 maggio 1921 – Düsseldorf, 23 gennaio 1986).

 

Fu un astrattismo geometrico quello di Blinky, rotto però da  una pennellata che a volte prendeva il sopravvento, una geometria romantica giunse a noi dai quadri di Blinky, una furia innovatrice talmente veloce che non sopportò neppure se stessa.

 

Blinky Palermo ricoprì in Germania e negli Stati Uniti d’America il ruolo che fu di Tancredi Parmeggiani (Feltre, 25 settembre 1927 – Roma, 27 settembre 1964)  in Italia. Entrambi i pittori iniziarono a mostrare la propria produzione negli anni ’60, entrambi pittori astratti, anche Tancredi morto suicida.
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Sebbene dediti alle invisibili Muse astratte, Tancredi e Palermo avevano due stili molto differenti. Mentre Palermo impaginava graficamente il proprio lavoro, Tancredi era più uno teso al gesto puro, allo schizzo, erano due figure simili nella vita, non nell’arte.

artwork23 Non so se si conobbero mai, nel mio immaginario si beccano spesso, al fast food di quartiere, qui, frazionati, alcuni dialoghi tra un hamburger e l’altro:

 

“Nel deserto di Chicago abbiamo incontrato una strana popolazione di esseri nani, abitavano una vallata che un tempo forse era il letto di un grande lago frastagliato…”

Blinky raccontava a Tancredi di come lo avevano accolto popolazioni assai singolari: ” Spuntarono fuori da delle piccole automobili in bambù”

Nonostante le cazzate non c’eran occhi che per Blinky.. Il forno ad amore+, carico di pasticcini da più di mezz’ora, stava per esplodere, un’altra volta..

“E’ come il miele senza api.”, proferì saputo Palermo.

“Cos’è il miele cosa sono le api”, chiese con cruccio risoluto Tancredi.

Chiacchere da bar elettronico circondavano i due, la matematica a lato gli faceva l’occhiolino, in mano birra silicea di pessima qualità. Già non servivan più lo spezzatino di chip che a Blinky piaceva tanto, era l’ora di andarsene.

Salutò deciso ed uscì, tutti gli occhi degli ospiti del bar puntati su di lui. Non tutti riuscivano ad attraversare gli spazi bui che intercorrevano tra un tubo e l’altro, per questo Blinky faceva l’artista. Tancredi dietro, a nastro.

Il cappuccio in tetrapack tirato sulla faccia, i guanti schiuma sempre indosso.. Una volta attraccato al tubo giusto ti univi all’elettricità e viaggiavi con essa, in essa..

Poi Blinky riprese a raccontare rambolanti avventure:

“..i Chicaghesi desertici praticamente si cibano di polvere.. mangiano terra e bevono fango.. sono delle intossicazioni ambulanti. Il colore delle loro papille era..”

Spiritualizzato. Tancredi girò lo sguardo altrove, altre cose attiravano la sua attenzione..

Ventole aspiramemorie grasse e tonde, il bordo morbido e gli occhi spenti di una forza senza motore.

Tancredi tra i tubi.

Il calcolo. L’estasi, esiste? Soste, quante? I numeri erano il solo pensiero permesso nello spazio dove ora si trovava Tancredi. Piccoli ugelli neri spuntati chissà da dove vaporizzarono gocce assopisci-questioni.

“Ho visto un punto interrogativo cadente!”

“Esprimi un dubbio!”

Pareti di marmo ingiallito, pavimento in graniglia scarsa, lampadari al neon perfettamente impolverati emettevano una luce condominiale. L’unica cosa presente oltre a Tancredi e Palermo era una cassetta per la posta pubblicitaria, blu plastica.

Forse convinto di ricevere un messaggio, Tancredi infilò la mano nella buca. Un taglio nero, la speranza di trovar due tre offerte del Supermarket. Si sentì piccare forte, ritrasse il braccio e si ritrovò tre siringhe appese alla punta delle dita. I Bastardi erano in zona.

“..Non sai quanto sia importante marciare Tanc.. Il passo collettivizza i movimenti non solo fisici..”

Tancredi non ascoltava più, Palermo soldato. In cucina il forno ad amore si era spento da solo, i pasticcini semicarbonizzati giacevano lì in attesa di bocche ingorde.

“E’ più bello un sasso bianco levigato dal mare o un grattacielo? Meglio una cozza o un elicottero giallo perfettamente funzionante?”

“Fanculo tu e la tua ricerca fittizia” fece Tancredi. Blinky accelerò e se ne andò. Tancredi da solo stava meglio.

 

Ai tempi in cui artisti come i suddetti vivevano, sui contatori dell’acqua, vi era sempre attaccato un filetto di ferro che teneva un foglio di plastica rossa con su inciso:

 

downloadL’acqua predomina anche su strati che a lei non appartengono. si veda aria, Cemento, falena.

L’ombra cambia?

Vagoni veloci che trasportano batuffoli enormi di polvere grigia.

Invidia, sull’altro binario, prese il diretto per il party superpiù. Quando fece il suo ingresso alla festa le cose cambiarono. la gente si mosse più melliflua, un centro attorno cui vorticare  era stato individuato.

“Perchè non ti stai un po’ buona lì, INvi..”, gli dicevan sempre da piccolina i genitori, e lei lì, immobile, lo sguardo nero nerissimo non si capiva mai dove posasse..

I passi di tutti gli uomini rimbombarono alla stessa maniera. Eros e Tanathos gli unici orizzonti visibili.

 

 

 

Blinky capì di essere entrato in un mondo di estranei. vestiti ocra felpati e pesanti. I numeri erano tanti e inutili, l’infinito non aiuta.. solo due direzioni da prendere..uscire da lì o continuare a procedere.

Blinky vinse. Denti storti stretti in sorriso, lo spazio vuoto era più significativo di quello occupato.

La speranza di che materiale è fatta?

La bocca? Bava.

Il mondo? Basta.

 

Tancredi dal canto suo, uscito da casa della giornalaia si trovò di fronte uno strano soggetto.

“mi sono perso”

“lo vedo, non hai una bussola militare?”

“Non facciamo stronzate!”

Gli occhi di Zigghy si puntarono su quel legionario allampanato, sfogarono su di lui le ire represse.

“Ora ti racconto. Ho conosciuto una ragazza, su un’isola. Mi sono leccato con lei tutta la notte perché sono uno che gode delle disgrazie altrui.. la sofferenza malcelata mi fa brillare, te lo dico con il cuore in mano!”

Tancredi si sentì stranamente attratto da queste parole, continuò a camminare con il tizio, che brandiva una bomboletta spray e continuava a vaneggiare.

blinkypalermoredpink1966-67“Ieri ero a via Arenula, strisce gialle per terra e impero dei gatti sullo sfondo. Faccio per attraversare e sento lo stridio dei freni che s’impacciano. Uno scooterone color melanzana prende in pieno un altro motorino, un cinquantino di poco conto. Il rumore delle plastiche che cozzarono fu tremendo ma modulato..”

“Anch’io una volta, in un’azione di gue..”

“Non mi frega un cazzo delle tue esperienze, ascolta:

Fa impressione sentire i gemiti che escono da corpi immobili sull’asfalto, i mezzi scaglaiti lontano con le ruote che girano a vuoto, i miagolii dei gatti che se la ridono.. Musicista! Pezzo di scappato di casa che suoni il piffero in pantajazz rossi-sorcio, vieni qua!”

Camminando, i due avevan accostato un suonatore ambulante. Il tipo si avvicina circospetto, la faccia lunga appesantita da piercing in poliuretano scarso.

“Che vuoi?”

“Te lo sei scritto?! Componi la melodia di un botto.. Scomponi e ricomponi un incidente, trascrivilo sul tuo pentagramma infarcito di anfetamine..”

Un calcio in culo.

“Ma che cazzo vuoi da me?!”

“Vattene..” fece Tancredi, immerso nei suoi pensieri da rambo, escoriazioni tuta militare e tabacco da masticare.

Zigghy scappò col musico, lasciò perdere quello strano tizio paramiliculo.

“E’ più veloce l’ordine o la confusione?  Che cosa vuol dire -sempre-?”

Il musico/fattone, mentre se ne andava da quel quartiere, parlò:

“Vorrei essere una perla bellissima.. un guscio di un animale antico e ticchettante, tutto nero, grande. Un massiccio dove tuffarsi dentro.. La notte della città non è la stessa delle isole.”

“Dall’isola che dico io, quando fa buio, s’intravede un’altra isola sorgere dal mare, le colline con al collo case accese in fila circolare.

Perle/aloni di umidità giallo abitato.

“I ricordi sono sempre gli stessi no?”

“che intendi?”

Tutte le caratteristiche umane sono ora stipate in un grande magazzino vintage. Espositori e megacassoni, zeppi di tutte le storie e gli intrecci possibili.

Con la becera casualità del gesto scimmiesco si tiran su a piene mani lenzuola e destini impolverati. Dispositivi inattivi ora emettono una rara luce blu.

“Ai colori ci credi?”, gli fa il musico a Zigghy,”Li vedi? Sono sempre meno quelli veri ormai.. si rintanano.. Anfratti dove solo i granchi vanno a pesca.. Come ti faccio a spiegare?”

Il musico lo interrompeva facendogli pomposo il verso: “..come faccio a dirti di migliaia di persone unite, un potere pensoso, la speranza di riuscire a fare tutto da soli..”

“..non fare le cose con uno scopo personale..”

“ti prego niente errori..”

“l’individualità non esiste..”

Zigghy il mitomane non riusciva più a togliersi dalla testa l’immagine delle due isole che si rispecchiavano in mare, da cui si innalzavano una roccia e un’enorme donna, di fronte una all’altra.

Come mai Zigghy poteva ricordare? Non se l’era mai chiesto. Quando entrava in un ambiente con le ventole aspiratutto non sentiva che un lieve fastidio..

“..che scialle meraviglioso che hai stasera cara..certo puzzi un po’ d’alga ma sarà una delle tue creme rassodacose.”

Basetta bassa verticale.

L’isola è una donna sdraiata in una limpida superficie marina, una mano tra i capelli i profumi e i seni immensi. Gli occhi la testa il collo-ruscello e poi giù sino ai piedi pieni di scogli.

Zigghy, quella sera stupenda in mezzo all’arcipelago era abbastanza alterato, con passo incerto sulla banchina del porto sfiorava i numerosi pescatori presenti. A caccia di aliuzzi quegli uomini dallo sguardo fino non smettevano mai di controllare anche quel ragazzo ubriaco.  Erano una barriera umana.

“E’ una minaccia?”

“I russi ci vengono mai in quest’isola?”

“forse qualche yatch di passaggio,papponi in petrolio e figa bridgestone.”

“A quando il pneumatico che vola?”

Zigghy incosciente ora stava esagerando.. mai parlare a un pescatore di certe cose..

“corri allora! Corri e mazziti!”

Zigghy fuggì, alcune cose conveniva scordarle, anche per lui.

Quella donna/isola/volta celeste  tentava di pungersi il dito con un ago lungo tre galassie..

Affrontò il musico a muso duro e gli fece prendere la sua strada, di nuovo, a suon di calci in culo.. in fondo quel postpunk incontrato prima fuori da quella casa/bene non  agiva poi così male..

Zigghy, finalmente solo, giunse ad una piazza percorsa in tutta la sua lunghezza da un colonnato basso di travertino, sembrava perfetta per poter finalmente sfogare i suoi dolori cubitali.

Bomboletta spray in pugno, utilizzò per ogni concetto spruzzato una colonna colma d’ira bianca:

-LA COMMESSA- -PUTTANA DI CALZEDONIA- -RIMARRAI- -LO STESSO UNA GRAN TROIA-          SUCCHIACAZZI E PUTTANA… By Mogliettina e Gladiatore

 

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