Brasile in musica

Mescolanza di tradizioni

di Flavia Giuliano
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Musica
N.25 del 9.4.2014
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Negli ultimi tempi ogni volta che ho sentito nominare il Brasile ho notato un certo atteggiamento monotematico nella selezione dell’argomento.  Il prossimo giugno – lo sappiamo – si terrà in Brasile l’evento sportivo più atteso dell’anno, quello più tifato di tutti, quello che fa sobbalzare il mondo intero, che i Giochi Olimpici invernali, il Giro d’Italia e gli Australian Open sono robetta in confronto. Il Campionato Mondiale di Calcio. E se il mio tono vi appare sarcastico, sappiate che non lo bossa novaè del tutto.

 

Non sto per parlavi di sport, tranquilli. Questa manifestazione, fanatismi a parte, mi è valsa da spunto di riflessione sul folklore locale, fatto di calore, colore e musica. Mi sono chiesta cosa ne sarà della dimensione musicale, così importante nella vita della nazione. Quella musica che sa sia scaldare gli animi festaioli durante il fluorescente Carnevale di Rio che accompagnare le acrobazie di una roda di Capoeira riuscirà ad incarnare la propria identità anche in questa occasione?

 

Tanti sono i generi che costituiscono il panorama della musica del paese, caratteristica motivata non solo dall’evidente grandezza geografica, ma anche – e soprattutto – dal fatto che per molto tempo il Brasile è stato punto d’incontro di popoli e culture differenti, ognuna con proprie tradizioni e strumenti musicali.

 

Nel XVI i portoghesi, nella loro foga colonizzatrice, portarono dall’Europa anche strumenti come chitarra, flauto e pianoforte. A ciò si unì il contributo, insieme più massiccio e più duraturo nel tempo, apportato dalla popolazione africana. Nonostante il risultato lodevole, non tutti sanno che la causa scatenante non fu delle più felici. Difatti alla base di questa commistione musicale ci fu un evento storico importante: circa 3.5 milioni di africani da Ghana, Nigeria, Angola, Congo e Mozambico vennero coinvolti nella tratta degli schiavi verso il Brasile  tra il 1538 e il 1850, anno in cui venne finalmente abolita. Eppure queste persone non persero la loro identità, bensì arrivarono oltreoceano con il loro bagaglio di ritmo tradizionale fatto di forme aperte, poliritmia, concatenazioni e di strumenti a percussione quali atabaque, surdo e tamborin. Questi sono tre tipi diversi di tamburo sostanzialmente: il primo, in legno, dalla forma tendenzialmente conica e un’estremità chiusa da pelle di bue che viene fatta vibrare con l’uso delle mani; il secondo, un largo tamburo di 50 cm di diametro circa; il terzo, infine, un tamburello suonato con l’ausilio di bacchette.

Ecco i maggiori risultati di questa mescolanza di tradizioni.

 

CHORO

 

Lo choro, in italiano “pianto” o “lamento”, è un genere di musica strumentale popolare nata e diventata famosa nel XIX secolo a Rio de Janeiro come risultato dell’abitudine da parte degli abitanti della città di suonare un mix di vari generi (come polka, mazurka e valzer) in momenti di intrattenimento, mantenendo l’influenza africana. E’ considerato il primo caratteristico genere di musica popolare e urbana brasiliana. Nonostante il nome implichi una  valenza di tristezza, lo choro è una musica sincopata dal ritmo allegro, spesso dettata dall’improvvisazione che si instaura tra il solista e il suo accompagnatore. Gli strumenti che si utilizzano per dargli suono sono quelli melodici come il clarinetto, il sassofono e il flauto, rafforzati dagli arpeggi delle chitarre a 6 o 7 corde e dalle percussioni del pandeiro (un tamburello da suonare con il palmo della mano con sonagli lungo il bordo).

I compositori classici brasiliani hanno visto in questo genere musicale forse il più importante della musica brasiliana. Uno per tutti, Heitor Villa-Lobos – uno dei più famosi compositori – definì lo choro come “l’incarnazione musicale dell’anima brasiliana”.  Tra gli esponenti del genere, invece, voglio ricordare Pixinguinha.

 

https://www.youtube.com/watch?v=EGWg4YpS1ls

choro

 

 

SAMBASamba

 

Forse il genere di musica urbana afro-brasiliana maggiormente conosciuto nel mondo è la samba (o il samba), soprattutto grazie alla sua massiccia partecipazione durante il Carnevale di Rio de Janeiro. Si alimenta di esibizioni molto partecipative in cui melodie diatoniche prendono vita al suono rapido delle percussioni delle bacchette sul tamborin. Nell’era post-bellica poi le influenze dagli Stati Uniti hanno portato anche all’introduzione di tromboni, trombe e clarinetti che caratterizzano il suono della samba contemporanea.

Ne esistono di due tipi: la samba tipica del Carnevale, come accennavo prima, in cui rientrano per esempio samba batucada e samba enredo, che si contraddistingue per percussioni pesanti dettate da surdo, pandeiro e caíxa (un rullante dalle dimensioni ridotte); la samba suonata durante tutto l’anno animata da percussioni più leggere.

Questo genere musicale è tanto importante nella vita del paese che il 2 dicembre si festeggia la “Giornata Nazionale della Samba”.

 

 

 

CAPOEIRA

 

La capoeira è la tecnica afro-brasiliana del combinare insieme musica, movimenti armonici e arte marziale acrobatica. Originatasi in quello che è attualmente lo stato di Pernambuco, quando gli schiavi provenienti dalle varie zone dell’Africa mescolarono i loro stili di combattimento per crearne uno nuovo, probabilmente per allenarsi nel combattimento sotto le mentite spoglie di un ballo. La caratteristica principale della capoeira consiste nella sua esecuzione, in forma circolare – detta roda – in cui due partecipanti si inseriscono di volta in volta ed iniziano a giocare tra loro, mentre gli altri cantano e suonano strumenti dedicati. Gli strumenti utilizzati in questo caso sono i già noti pandeiro ed atabaque, più il berimbau e l’agógô. Il primo è uno strumento a corda composto da un arco di legno che tende una corda metallica e sui è posta una piccola cassa di risonanza (una zucca vuota forata detta cabaça). Tenuto dalla mano sinistra, rivolto verso se stessi, la corda viene fatta vibrare da una apposita bacchetta con la destra e, allontanandolo o avvicinandolo, diminuisce o aumenta di conseguenza anche l’amplificazione della cabaça. L’agógô si compone di due campanelle tenute insieme, allungate, senza batacchio e per farlo vibrare al meglio si suona aiutandosi anch’esso con una bacchetta.

capoeira2

 

BOSSA NOVA

 

Nella stessa samba affonda le sue radici la bossa nova, stile sperimentato e portato al successo alla fine degli anni ’50 del ‘900 e pervaso dalle influenze del jazz chebossa nova2 rendono il suono più dolce, lento e melodico nonché meno percussivo. Il termine significa “nuova tendenza” e possiamo immaginare che realmente lo sia stata, perché se la samba emanava dalle piantagioni sulle colline affacciate su Rio, la bossa nova si poteva ascoltare nei bar e nei ristoranti lungo le spiagge verso la metà del secolo scorso. Uno dei grandi nomi dal Brasile legati alla bossa nova è quello di João Gilberto.

 

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