Cold Tunes

Elettronica per organi freddi

di Marco Sciarrino
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Musica
N.1 del 23.10.2013
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Royksopp - Melody A.M.Se dovessimo mappare a mo’ della linguistica l’evoluzione degli idiomi elettronici europei, il ceppo vichingo – leggi, scandinavo – sarebbe di certo un ramo allettante da commentare, specialmente perché alcuni dei suoi predicatori sono ignoti ai più, o addirittura considerati assenti. Eppure non sta a me dare lezioni darwiniane in tema, per cui andremo a scrivere – lontano anni luce da un saggio – dei finnici, norvegesi e svedesi che riteniamo più rilevanti nel panorama presente e passato, dando precedenza a quelli del sottobosco, senza per questo rinunciare ad alcune chicche mainstream. Vi annunciamo, a scanso di equivoci, che così come di Babbo Natale, di antiche leggende come A-ha e ABBA non parleremo, sebbene facciano parte della stessa ricetta. Soprattutto perché di electro-pop ammuffito non vogliamo parlare. Poi e solo poi, se vorremo, parleremo anche di quanto ABBA e A-ha siano stati virali per gli artisti platinati odierni, ma non è questo il momento, né il luogo. Oltretutto non intendo bombardarvi di cronaca spicciola – sia chiaro, alcune date, influenze, sviluppi, i perché di questo o di quello, eccetera li potete trovare da soli con un click – né saremo discreti con i commenti: l’elettronica scandinava degli ultimi venticinque, vent’anni, è a tratti splendida – siamo lì per lì a convincerci che esista un soprannaturale nordic touch ma non serviranno di certo diecimila battute per farvela apprezzare a dovere. Ad ogni modo, finché continuerete a leggere, tenete carta e penna a fianco, e aprite il client torrent.

The Knife - Silent ShoutDischi in mano, il ceppo vichingo non è poi stato così importante per lo sviluppo dell’elettronica europea; piuttosto lo è stato per quella del pop così come lo conosciamo oggi, e magari avremo modo di scriverne in qualche articolo più in là. Non è un antesignano, né ha assunto derive particolari, è più che altro una filiazione ben riuscita dei focolai berlinesi e londinesi, ma intendiamo comunque dargli importanza per il lapidario motivo detto sopra, tirando giù il velo e mostrando una Scandinavia differente da quella che appare il più delle volte nell’immaginario collettivo. La mecca dei cultori del black metal? Serbatoio trentennale dell’euro dance? Poco importa, se ne dicono tante altre e basta appena sbirciare Wikipedia.

Detto ciò, occupiamoci di musica. Già penso ai diggei finnici e alla loro originale interpretazione della psych trance, tanto eccentrica e indefinibile da essere epitetata semplicemente come suomisaundi; e alle etichette discografiche norvegesi, rimaste tra le ultime in Europa a promuovere la space disco; e ancora, penso ai professori svedesi in cattedra ad insegnare manipolazione synth; e a tutti quei biondi re mida che dell’elettronica hanno fatto stile di vita ieri, e oggi cultura.

 

Finlandesi

Erkki Kurenniemi

Tra i tre, la Finlandia è stata il paese con la tradizione elettronica più ostica da indagare. Eravamo quasi giunto alla conclusione che non esistessero produttori abbastanza validi da commentare oltre a Sasu Ripatti – ovvero Vladislav Delay, il primo a cui abbiamo istintivamente pensato – sennonché la convinzione dell’inevitabile esistenza proprio di un “qualcun altro” ci ha spinti a ricercarli più attentamente. E quindi, oltre alla suomisaundi che occuperà le ultime righe, sono arrivato alla conclusione che a voi, come a noi del resto, bastano solo tre informazioni per avere un’idea ben chiara dell’elettronica finnica, oppure meglio, tre nomi: Erkki Kurenniemi, Pan Sonic e il sopra citato Vladislav Delay.

Erkki Kurenniemi è, a quanto pare, una leggenda. Negli anni ’70 inventò i sintetizzatori DIMI, e da allora cominciò a produrre dischi d’avanguardia in serie diventando, di fatto, il pioniere della musica elettronica finlandese. Da vantarsene per apparire uomini di mondo.

 

Pan Sonic

La discografia dei Pan Sonic, ovvero degli infermi Mika Vainio e Ilpo Väisänen, è in realtà una spedizione che promette diesplorare gli abissi più brumosi dell’elettronica noise, con tutta la strumentazione a spina che essa necessita. La loro opera più pregevole e invasata, Kesto (2004), è un monumento dedicato alla sperimentazione, costruito su quattro dischi che arginano poco meno di duecentoquaranta minuti di raffinato rumore. Pochi in Europa come loro.

 

Vladislav DelayVladislav Delay, pseudonimo staffetta con Luomo, Uusitalo e Sistol, è un ricercato demiurgo del suono. Compone strutture minimalistiche che si reggono sulla dub, sull’ambient e sulla glitch, con un’accuratezza da renderle quasi palpabili, concrete. Sappiate che Delay, o piuttosto Sasu Ripatti, è uno dei produttori di musica abstract più apprezzati in Europa, e scrivete che è essenziale possederne la discografia completa. Ascoltate in particolare Multila* (2000), capolavoro visionario della sperimentazione.

Per quanto riguarda la suomisaundi – traducibile anche intuitivamente come “suono finlandese” – non saprei darne una definizione affidabile. Sembra una sorta di sposalizio vertiginoso tra la convulsione della breakbeat e la pacatezza metrica dell’house, con punte di dienbi. È definita da Wikipedia come un freestyle – leggi, dance – legato alla psych trance indiana degli anni ’90 di cui, devo essere sincero, non conoscevo nemmeno l’esistenza, né capisco tuttora il chiarimento dell’enciclopedia. Per certo vi dico che il trinomio funziona in alcune produzioni, in altre meno. Ascoltate Luomuhappo, uno dei più evoluti fanatici del genere, per darne una definizione tutta vostra.

 

* Per farvene un’idea, sul frontespizio di Multila Vladislav Delay scrive un sermone sul concetto di sperimentazione, chiudendo così: “Multila is a soundtrack for vision”.

 

Norvegesi

Biosphere

I primi dischi elettronici di nicchia provenienti dal versante norvegese furono rigorosamente rilasciati in tiratura limitata, per cui è risultato arduo ascoltarne appena qualche nota. Tuttavia, in quei pochi eppì che abbiamo avuto modo di ascoltare, non sono contenute che versioni minestrate e da frigo di alcuni generi britannici in voga all’epoca, house e jazz in primis. Abbiamo quindi dovuto mettere piede fuori dal cerchio, ossia fuori dalla Norvegia, direzione etichette belghe, per ascoltare qualcosa di davvero interessante prodotto durante anni di assoluto buio poetico per la musica elettronica del posto.
I Bel Canto propongono con White-Out Conditions (1987) una neonata versione elettronica della world music, ai pochi nota come new beat, in grande spolvero tra i fricchettoni europei di allora; Geir Jenssen, ossia Biosphere, è il produttore appartenente alla stessa tribù che inventa la sciamanica ambient house, e a Microgravity (1992) è doveroso che diate quantomeno un ascolto; l’opera di Mental Overdrive, all’anagrafe Per Martinsen, è invece considerata l’humus della techno norvegese – ascoltate gli avveniristici primi tre eppì realizzati per l’etichetta R&S tra il 1989 e il 1992 – e non solo.

Torske, Lindstrøm e Röyksopp rappresentano un pezzo della miglior generazione di musicisti elettronici che le scuole norvegesi abbiano mai istruito. La techno house registrata nel secondo lavoro di Bjørn Torske per la Tellé, Trøbbel (2001), è una delle prime contaminazioni prodotte in loco a essere diffusa nell’etere dalle radio europee, e una delle prime a fare la fortuna delle etichette indipendenti norvegesi. Nello stesso periodo, infatti, Biosphere realizza per la Beatservice di Tromsø Shenzhou (2001), l’ennesimo bonbon per gli amatori della lirica ambient; e una brigata di quattordici pezzi a nome Jaga Jazzist esporta per conto della Smalltown Supersound di Olso A Livingroom Hush (2002), incoronato dalla BBC miglior disco acid jazz del 2002.

Lindstrom - Where You Go I Go TooDi Hans-Peter Lindstrøm, autentico campione – assieme all’ultimo arrivato Todd Terje – della nuova space ballerina, risaltano due pubblicazioni: Where You Go I Go Too (2008) e Real Life Is No Cool (2010), quest’ultima in collaborazione con la vocalist e concittadina Isabelle Sandoo a.k.a. Christabelle. La prima è una fusione caleidoscopica di effetti speciali elettronici accuratamente enfatizzati – o filtrati, dipende dal piacere che se ne vuole trarre – con l’aiuto del synth vintage; la seconda è valsa a Lindstrøm la nomea di guru della disco music norvegese, senza nemmeno la necessità di piombare a piè pari nella cafonaggine. Ascoltate I Feel Space – uno dei primi brani prodotti da Lindstrøm, contenuto nell’omonimo maxi single del 2005, non sarà affatto difficile trovarlo – il manifesto della space moderna.

RoyksoppMenzione speciale – e commenti per nulla discreti – merita la coppia formata da Svein Berge e Torbjørn Brundtland, in arte Röyksopp. La discografia – etichettata tutta Wall Of Sound, Londra – che affianca questi due eclettici gentlemen dell’elettronica europea, mostra uno dei pochi casi di produzione musicale mainstream – e dico eccellente – dal sangue norvegese. Comprende le atmosfere witch e swing del pluripremiato Melody A.M.* (2001) – è il gioiello dei Röyksopp, embrione del trip hop post-Tricky, registrato con samples che spaziano dallo smooth jazz alla musica corale – l’eterea darkwave dronata di Senior (2010) – il disco meno mainstream della coppia, ascoltate la trippica And The Forest Began To Sing, una perla – il trionfo del synth di Junior (2009) – roccaforte dell’electropop – e di The Understanding (2005).

 

* Nel caso in cui la vostra curiosità non sia stata del tutto stuzzicata, sappiate che Melody A.M. è nella lista dei 1.000 Albums To Hear Before You Die stilata dal The Guardian.

 

Svedesi

The Knife

Avremmo voluto quantomeno accennare agli Star Pilot On Channel K, ma sembra che ascoltare, da qui giù, anche soltanto un distillato della loro intera discografia – nove full lenghth, quindici singoli, il primo è datato 1992 – richieda una ricerca minuziosa e soporifera che non intendo allestire, almeno al momento. Ad ogni modo, sappiate che la produzione elettronica svedese – perlomeno, quella che interessa a noi – è di una vastità che non ha eguali in Scandinavia, e che rinuncerò a commentarne le radici, non soltanto perché di S.P.O.C.K. non vi è all’apparenza traccia, ma perché finirei inevitabilmente per scrivere di ABBA. Per questi motivi, e per quello di spazio, parlerò di meno artisti di quanto avrei voluto.
Noti come The Knife, Olof e Karin Dreijer – fratello e sorella – rappresentano la facciata metallica e dark dell’elettronica svedese. Il loro Silent Shout (2006) – non è il primo lavoro, né l’ultimo, ma è il migliore – è un disco grondante di sovversione alla leziosità dell’electro d’autore. Riproduce electro-clash infestato dal synth; sequenze techno offensive da industrial party; minimal a gocce. E se i fratelli Dreijer sono la mente della ribellione svedese al mainstream, gli Alice In Videoland ne sono certamente il braccio armato. I dischi assemblati da questi quattro nichilistici e turbolenti punk del sottobosco elettronico scandinavo, verbalizzano un sincero “fuck” comunicato via synth e drum machine. Il tassello nordico dell’electroclash. Tornando ai primi, la versione inquietante dei The Knife è il solo project di Karin, ovverosia Fever Ray. Mi sento di definire il suo omonimo album del 2008 come un singolare salto nel crepuscolo violaceo dell’electro disco.

Familjen

Deviamo l’attenzione per qualche secondo verso il quartiere notturno di Stoccolma, e scrivete appena due nomi: Familjen e Minilogue. Il primo bolla le proprie produzioni come indie techno, e definizione non sarebbe più appropriata, quindi alzo le mani. I secondi – è un duo, Marcus Henriksson e Sebastian Mullaert – fanno del gommoso groove da dub un mantra che si dispiega su due ellepì – Animals (2008) è un principe della notte – e numerose pubblicazioni tra mixtape e dodici giri; Entrambi sono, con molta probabilità, gli esempi più lucidi di “quello che passa” quotidianamente dai club underground svedesi.


Iamamiwhoami

Se impari qualcosa ascoltando indie, è che dietro un nome originale c’è sempre ottima musica. Così è per Iamamiwhoami,progetto guidato dalla cantautrice Jonna Lee e dal produttore Claes Björklund. A oggi, loro rappresentano l’ultimo stadio evolutivo del synthpop svedese: gli ottantotto minuti che accompagnano gli ascolti di Kin* (2012) e Bounty (2013), scorrono, infatti, lungo un’eccentrica visione della sua filosofia, alterata da idee che si estendono dal post dubstep alla dance, e istruita da un’elettronica oltremodo “gonfia” che non manca di concedere istanti di pura new wave.

 

* Per ciascun brano contenuto nella tracklist di Kin, è stato realizzato un videoclip reperibile su Youtube, nell’idea di produrre un album storyteller.

Focus On Sincerely Yours Records

Ceo

Una di quelle frasi che difficilmente finiranno nel dimenticatoio è questa: “Quando ci siamo stancati di distruggere il cortile dellascuola, inalare butano e cose del genere, abbiamo iniziato a fare musica”. A dirla furono i membri dei compianti The Tough Alliance, duo synthpop svedese attivo tra il 2001 e il 2009, e culto ideatore dell’etichetta Sincerely Yours. In realtà, a rilasciare dischi dietro l’etichetta è rimasto oggi il solo Eric Berlgund – Henning Fürst si è allontanato dopo lo scioglimento della band – che, da quello che si dice, sembra essere un produttore piuttosto singolare: risponde alle domande dei giornalisti solo per e-mail, non ama particolarmente parlare di musica, ma di fiori. La Sincerely Yours scodella giovani artisti svedesi accomunati da un semplice concetto: dentro Sincerely ognuno esprime la propria musica come meglio crede. E allora, ad Avner servono la propria voce, un piano e il ritmo tropical per realizzare il brano Besatt; agli Air France bastano i campionamenti per la danzereccia June Evenings; agli Jj occorrono le registrazioni dei gol di Zlatan Ibrahimovic; col nome Ceo, Berglund registra l’album White Magic: una fiammata synth di spiritualità. E così come abbiamo esordito, chiudiamo: “Balliamo, lasciamoci trasportare dal turbinio della vita, trascuriamo i fatti che la mente può facilmente riconoscere”. A dirla, oggi, è Eric.

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