Ecco a voi Mr. Richichi

Dalle Ferrari alla Galleria Pantaleone

di Vincenzo Profeta
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Arte
N.6 del 27.11.2013
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VP: Posso chiamarti Gaspare o devo chiamarti Mr. Richichi?

MR: Stai intervistando Mr. Richichi quindi chiamami Mr. Richichi.

 

VP: Mr. Richichi, hai messo un chiodo su un aereo e sei diventato famoso. Come è andata?

MR: In realtà sono stato sempre un po’ famoso, cioè ho sempre avuto un’attenzione superiore a quella che di norma si dovrebbe dare ad un’ individuo. A scuola, tra gli amici, poi nel lavoro, il business mi ha posto molte a volte al centro dell’attenzione. Quello che è cambiato, è che oggi mi capita di entrare in un bar o in un locale e di essere riconosciuto, ma la cosa non mi interessa molto.

 

VP: Prima di entrare nel mondo dell’arte dici che facevi business. Ma di cosa ti occupavi?

MR: Ho iniziato lavorando con i computer. Erano gli anni 2000 e ogni giorno entravano in rete migliaia di nuovi utenti. Avevo 17 anni, iniziai a studiare webmarketing e comunicazione. Volevo sviluppare un sistema per il quale io potessi stare semplicemente seduto alla mia scrivania e guadagnare soldi anche quando dormivo. Ci ero riuscito ma presto mi stancai. Ho anche chiuso con i computer, nel senso che prima di lasciare il business mi sono interessato di finanza. Oggi si può operare sui mercati finanziari impartendo gli ordini al proprio broker da un computer. Ho passato un lungo periodo ad acquisire conoscenze finanziarie e ad osservare il comportamento dei mercati. Mi interessava avviare la compravendita di azioni, valute, materie prime. Erano gli anni 2010-2011, la corsa del prezzo dell’oro e la guerra delle valute. Ma gli imprenditori con cui lavoravo non vollero più appoggiarmi perché colpiti dalla crisi. Da lì a poco lasciai il business, rifiutando anche l’offerta di un direttore di banca compiacente perché quella era la strada verso l’insider trading, l’abuse market.

 

VP: Il tuo business ti ha portato anche tra le Ferrari e le Lamborghini, vero?

MR: Avevo 22-23 anni, capii che dovevo iniziare a trattare beni di alto valore commerciale come immobili, auto di lusso. Trovai il sistema, pur non disponendo di capitale, per entrare nel giro delle supercar. Ai miei clienti proponevo Ferrari, Lamborghini, Mercedes. Presto accade che conobbi un tale, un professore di storia dell’arte con la passione del tuning, che mi spiegò che aveva messo su una grande officina nella quale riusciva a trasformare specifiche autovetture in copie di auto di lusso e  il tutto legalmente perché le omologava in Germania. In pratica, si prendeva un’autovettura con un certo telaio, la si smontava e su questo telaio si montavano pezzi che andavano a ricostruire un modello di una Ferrari, Lamborghini, Mercedes. Ne rimasi entusiasta, nel giro di qualche mese sviluppai una rete di rapporti su tutto il territorio nazionale per realizzarne la commercializzazione. Ma le cose non stavano proprio come diceva il professore, infatti questa attività pareva violare alcune leggi. Un giorno alle cinque del mattino, cinque uomini della Guardia di Finanza si presentarono da me con un mandato di perquisizione. Da lì partì un maxiprocesso che vedeva ben 22-23 imputati in tutta Italia. Gli uomini della Finanza hanno poi testimoniato a mio favore, la cosa non ha costituito per me un problema.

 

VP: Fammi capire, prima volevi diventare milionario e adesso butti via i soldi? Sto parlando di uno dei tuoi ultimi lavori, il lancio delle 1400 monete euro.

MR: Il denaro non mi è mai interessato realmente. A me interessa il processo creativo che sta alla base del denaro. Puoi fare del denaro il fine oppure utilizzarlo come mezzo creativo e se quando  crei persegui finalità rappresentative, allora stai facendo quella che io chiamo Art Business.

 

VP: Quindi vuoi dire che hai fatto sempre arte?

MR: Proprio così.

 

VP: Ma come sei arrivato nel mondo dell’arte?

MR: Una sera ho conosciuto in un locale un artista, quello che a Palermo ha realizzato Macerie. Mi ha fatto capire come funziona il sistema dell’arte e che quello che io avevo in testa poteva diventare una professione. Quando ho capito che avrei potuto fare dell’arte quello che volevo ho scelto di fare l’artista.

 

Mr. Richichi e le 1400 monete (foto Gianluca Perniciaro)VP: Qualche mese fa sei stato accolto come una star, una quindicina di fotografi e giornalisti ti hanno letteralmente assalito, alla Galleria Francesco Pantaleone, la più autorevole a Palermo. Come te lo spieghi?

MR: Quando ci siamo conosciuti tu mi ha detto: “Secondo me quello che tu fai non è arte ma io ti voglio intervistare lo stesso”. Hai imparato poi ad apprezzare il mio lavoro. Quando mi hanno rubato la teca col chiodo a Palazzo Costantino, poco più di due mesi dopo si è presentata a casa mia una persona dicendomi che da quella teca rubata avrebbe voluto far partire un progetto. Ho compreso che avevo ispirato la follia e l’ho trovato molto interessante. Quando un mese fa ho messo in vendita la multa a 2.064 euro, è sopraggiunta una studentessa che ha versato 1400 monete sotto la mia opera; tempo prima mi disse che le avevo dimostrato che l’arte non è finzione, è reale. Io penso che qualcosa sia successo, quell’evento non è importante, è interessante solo dal punto di vista mediatico.

 

VP: Alcuni dicono che il tuo lavoro ricorda gli esordi di Cattelan. Tu cosa ne pensi?

MR: Cattelan è un bravo artista ed è diventato il più quotato in Italia perché è uno che ha capito cosa è l’arte. Non sono tanti gli artisti o i curatori che hanno capito cosa è l’arte, ragione per cui un chiodo su un aereo ancora oggi scandalizza. Io penso che il mio lavoro sia molto diverso dal suo, però a entrambi piace giocare e allora quando io gioco qualcuno dice vedi questa cosa l’avrebbe potuta fare Cattelan, perché quando nasce un artista la gente ha bisogno di riferimenti per capire chi sei.

 

VP: Adesso cosa vedi nel tuo futuro?

MR: Sento che farò della crisi economica la mia fortuna!

 

 

 

Vincenzo Profeta è artista e giornalista.

Mr. Richichi è artista, vive e lavora a Palermo.

 

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