L’Orfeo degli Arcade Fire

Vita e morte attraverso l’amore mitologico

di Flavia Giuliano
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Musica
N.10 del 26.12.2013
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Orfeo del Ròdope, prendendola per mano, ricevette l’ordine
di non volgere indietro lo sguardo, finché non fosse uscito
dalle valli dell’Averno; vano, se no, sarebbe stato il dono.
In un silenzio di tomba s’inerpicano su per un sentiero
scosceso, buio, immerso in una nebbia impenetrabile.
E ormai non erano lontani dalla superficie della terra,
quando, nel timore che lei non lo seguisse, ansioso di guardarla,
l’innamorato Orfeo si volse: subito lei svanì nell’Averno;
cercò, sì, tendendo le braccia, d’afferrarlo ed essere afferrata,
ma null’altro strinse, ahimè, che l’aria sfuggente.
Morendo di nuovo non ebbe per Orfeo parole di rimprovero
(di cosa avrebbe dovuto lamentarsi, se non d’essere amata?);
per l’ultima volta gli disse ‘addio’, un addio che alle sue orecchie
giunse appena, e ripiombò nell’abisso dal quale saliva. 

Rimase impietrito Orfeo per la doppia morte della moglie […]

Nelle sue Metamorfosi, Ovidio scelse queste parole per raccontare della disobbedienza di Orfeo, che volgendo indietro lo sguardo venne meno al patto con gli dei degli inferi e perse per sempre la sua Euridice, sposa uccisa prematuramente dal morso di un serpente velenoso. A nulla valse la sua discesa nell’Averno e il canto compassionevole per riscattarla, se non a un rinnovato dolore.

1 francescamoreForse una delle coppie di innamorati più radicate nella memoria collettiva, la cui storia disgraziata è stata di grande ispirazione sia nella letteratura, che nelle arti figurative e nel cinema. Ma non è questo il momento per parlarne in dettaglio.

Piuttosto, a due mesi dal primo ascolto, credo che il mito di Orfeo ed Euridice possa anche funzionare da chiave di lettura per Reflektor, l’ultimo lavoro discografico degli Arcade Fire. L’album, il quarto per la band canadese, si è fatto attendere parecchio, ma la sua ricchezza può essere ampiamente considerata un buon compromesso per questa attesa.

Ho notato da subito un filo logico, manifesto esteriormente. In copertina spicca l’Orfeo ed Euridice di Rodin. Si continua con lo streaming video dell’intero album che propone un montaggio alternativo del film Orfeu Negro di Marcel Camus, per finire con brani quali Awful Sound (Oh Euridyce) e It’s Never Over (Oh Orpheus). Qui Win Butler e Régine Chassagne, del resto innamorati anche nella vita, vestono i panni di novelli personaggi ovidiani per dar voce a due delle canzoni più coinvolgenti dell’album. Un dialogo appassionato tra gli amanti, che ripercorre i passi della loro vicenda, compreso il mancato lieto fine.

Ma per far combaciare tutti i pezzi del puzzle bisognava andare ancora più a fondo. Il mito di Orfeo ed Euridice è innanzi tutto un esempio d’amore – tematica cara agli Arcade Fire – così come una riflessione sulla contrapposizione tra la vita e la morte. A partire da questa storia d’amore dunque, ho capito come gli stessi elementi si intrecciassero in Reflektor. La vita acquista qui un’accezione illusoria e capziosa, nessuno conosce davvero l’altro nella nostra “reflective age”, nell’era riflessiva (e del riflesso), in cui ci si cura più dell’apparire che dell’essere, fagocitati dalle vetrine mediatiche. Un’epoca in cui si può arrivare a credere che il flash della macchina fotografica ci rubi l’anima (Flashbulb Eyes), in cui si osannano idoli paragonabili a Giovanna d’Arco che d’un tratto fanno puf e finiscono nel dimenticatoio (Joan of Arc), in cui un figlio gay si interroga sul perché la sua sessualità sia causa di occhiate di disappunto tra la gente (We Exist). E’ un’età in cui in definitiva ci si domanda se si sia mai incontrata una persona normale lungo la propria strada (Normal Person).

2 danisabellaSempre sulla scia del mito, ho considerato poi l’aspetto opposto. Sappiamo che Orfeo ed Euridice vengono separati dalla morte. E’ lecito dunque interrogarsi sulla vita nell’aldilà (Afterlife). Dove finisce l’amore? E noi ce la faremo? Una speranza c’è. La risposta che gli Arcade Fire propongono è una supersimmetria dopo la morte (Supersymmetry). La morte, perciò, ha un carattere puro ed autentico, come se, dopo una vita di illusioni, si arrivasse alla conoscenza solo una volta morti.

Dopotutto non era da sottovalutare anche un altro aspetto, di sicuro non lasciato al caso. “Reflector” significa specchio. Intanto ricordiamo dai libri del liceo che lo specchio è uno degli strumenti che venivano utilizzati durante il rituale orfico. Inoltre la simbologia dello specchio ha una doppia valenza, di forte contrapposizione: da un lato è illusione, perché quello che vediamo è soltanto un riflesso che non corrisponde alla realtà; allo stesso tempo è anche rivelazione di verità e conoscenza, perché nel riflesso dello specchio si può scoprire il mondo. Percepisco solo io allora l’equivalenza per cui specchio-illusione sta a essenza della vita, come specchio-conoscenza sta a essenza della morte? Tutto si racchiude nel titolo stesso dell’album. E stando bene attenti tutto già viene suggerito, se non rivelato, nel suo primo ritornello. “It’s just a reflektor”.

3 danisabellaDi cose su Reflektor ne ho sentite parecchie. Album della maturità artistica. Troppo ambizioso. Capolavoro musicale del 2013. Raccapricciante.

Rallentiamo, gente. Si può esprimere la propria opinione a caldo, certo, lo facciamo tutti e questo infuoca positivamente il dibattito del momento. Tuttavia sono dell’idea che per esprimere giudizi critici ragionati,  è necessario avere un metro di paragone che non tenga in considerazione unicamente quello che è già stato, ma anche quello che sarà.

In relazione ai loro lavori passati, è indubbio che con Reflektor  gli Arcade Fire abbiano dato una prova di grandezza ulteriore, su tutto il fronte. Disco doppio, tracce che toccano picchi di 11 minuti, significati da svelare, costumi eccentrici, esperimenti virtuali interattivi e special guest del calibro di David Bowie e Bono Vox. Provocano, sperimentano, abbracciano in maniera evidente le influenze delle percussioni di Haiti, il synth pop, la dance, non dimenticandosi mai delle loro origini. Penso a Reflektor innanzitutto ed a Here Comes The Night Time, che lo stesso Butler ha definito come la canzone più haitiana del disco, pervasa com’è dal ritmo della musica folk locale. Penso ai sintetizzatori di Porno e alla voglia di ballare che trasmette You Already Know. E penso anche al riff rock di Normal Person.

4 mjames1408Nonostante ciò si sente la mancanza di un singolo che identifichi appieno l’identità dell’album, un brano come The Suburbs per intenderci. Un ruolo che qui viene solo parzialmente interpretato da Afterlife. E a mio avviso si sente un pò anche la mancanza di Régine come prima voce. Un pezzo alla Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) o In The Backseat mi sarebbe piaciuto.

Un album che è un prisma eterogeneo con pregi e (pochi) difetti quindi, ma che funziona, eccome se funziona. Non azzarderei perciò considerazioni categoriche, ipotesi su una nuova fase artistica di non ritorno e piuttosto mi concederei del tempo per ascoltare quello che verrà in futuro. Non so voi, ma io spero che questo futuro arrivi presto.

Immagine di copertina di Wonker
Fotografie interne all'articolo di Danisabella, Francesca More, Mjames
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