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Roma scapigliata da un vento che non c’è, sempre confusa da limpida chiarezza.

Roma parla tramite tre voci. Pone domande e da sola si risponde. S’incazza poi fa pace, in fretta.

Memmo Mancini, Aldo Tuchiaro, un Notaro.

 

– Faceva er fotografo1

– Guarda, tu non hai idea: quando l’ho conosciuto io a Via del Babbuino

– Che poi il fratello è Lo Savio

– Lo conosci? È morto suicida

– Pensa che Lo Savio veniva da me, me prendeva i colori. Era matto

– M’aveva dato un pacco de disegni così..

– Siccome erano fratelli di madre, avevano due cognomi diversi

– A me m’ha fatto prende certe paure Tano

– Ma tipo?

– ‘Na volta me chiamò, me telefonò. C’aveva n’barattolo così che diceva che era cocaina, secondo me era un bianco del giglio, perché m’aveva fatto er quadretto co’ quel bianco. M’ha detto: “te devo fa un quadretto..” così s’è messo a fa’ ‘sto quadro

– Io ti parlo che l’ho conosciuto negli anni ‘50

– Io ti parlo dell’‘80, ‘88. E lui è andato e  s’è messo ar bagno

– Ar bagno?

– Ar bagno. Nun usciva più e a me m’ha preso er freddo. Co’ sta robba qua, lui è morto. Quello s’era andato a fa’ ‘na pera.. ariva la polizia dice: “che sto a fa’ qua?”. Dopo du’ ore sento lui che parlava da solo e diceva: “pe’ pulimme er culo nun me basta un rotolo de carta iggienica”. Poi è uscito e m’ha fatto sto quadretto

– ‘Na vorta.. via der babbuino era la strada della cocaina.. tutto il resto di Roma no. Adesso ormai.. Dice che il Tevere è pieno di cocaina

– Però creava certi casini che nun finivano più

– Tu parli di Tano? A me non l’ha mai fatti ‘sti casini, lo tenevo bono, a cena

– Ad altri ha fatto danno cazzo

– Come cazzo? Io l’ho sempre incontrato per strada tranquillo, ci siamo sempre salutati. E lui, quando lo incontrai a Via del Babbuino

– Stava bene

– Stava bene, ma non sapeva disegna’. Faceva dei disegni teribbili e c’aveva la fissa de Michelangelo

– Eh infatti lui aveva rifatto la cappella Sistina, ma era ‘na fotografia quella

– Sì, lui aveva fatto l’istituto d’arte co’ Ferretti che era fotografo

– Lui aveva fatto gli obelischi assieme ad un falegname, là sotto a via Panisperna, ma l’aveva già fatti Klein

– Ives Klein, aveva fatto er blu, e pure l’obbelischi

– Millenovecento..

– Otto

– E i primi a salvarli furono

– I russi, un incrociatore russo. Io sono nato in Calabria, lontano da Reggio Calabria, però il terremoto è stato sentito anche lì, tanto è vero che poi hanno incatenato i muri, e così hanno iniziato a incatenare le case nei muri

– Di piccoli terremoti me ne ricordo tanti, ma Tano era il più forte

– Io ho paura dei terremoti, se dovessi prender casa, la prenderei su un monolito, compatto, roccioso

– Ma non è il monolito che ti salva dalle scosse, anzi, è la sabbia, l’argilla, roba morbida, che assorbe

– Quando lo conoscevo io Tano era giovane, una montagna di capelli ricci, aveva più capelli che faccia

– Io sono arrivato a Roma nel ‘51..

– Una volta Mario Schifano doveva andare a un matrimonio, e doveva portargli un quadro a questi, e allora venne da me e prese un quadro mio e disse: “tanto quelli nun ce capiscono un cazzo”.

– Io ero un pittore figurativo, anche oggi sarei figurativo, ma una volta scoprii in accademia questo ragazzo, che aveva fatto un quadro piccolo così, astratto, poi se l’è messo accanto, e s’è messo a rifarlo grande, allora ho detto: “ma senti un po’, lo sai che il quadro piccolo è astratto, ma quello che stai facendo in grande è un quadro realista, perché il quadro che stai copiando è già un oggetto, e quindi è completo. Quindi oggi realismo, figurato, astratto, non hanno più valore semantico in arte, tant’è vero che Guttuso, oggi non è più realista. Ti devi immaginare Roma, negli anni ‘50 e ‘60, dove c’erano realisti/socialisti da una parte e astrattisti/filoamericani dall’altra, e si combattevano tra loro. Gli americani predicavano tramite l’astrattismo la loro idea di libertà, lontana dagli schemi della riproduzione. Poi si è scoperto che è molto più libero un pittore che lavora la figura, come i classici

– Raffaello era libero, ed era anche dipendente dal Papa..

– Michelangelo e Raffaello erano due geni, avevano coniugato libertà e dipendenza. Raffaello aveva fatto la scuola di Atene, dove si predicava la Forma, era un fondamentalista, un umanista

– Siamo di fronte alla contrapposizione tra due grandi scuole di pensiero che hanno impregnato tutta l’arte: gli ebrei ortodossi, che dicono che Dio c’è ma non è percepibile dall’uomo, quindi non si può rappresentare, e il cristianesimo, che con la figura di Cristo dà la possibilità di rappresentare la divinità.

– Le vie della cultura sono nascoste

– Di qui anche la contrapposizione tra Medioevo e Rinascimento. Nel Medioevo, le chiese erano piene di animali

– Io preferisco il medioevo…Vuoi mette’?

– Il Medioevo è l’epoca delle paure, e la paura è uno dei motori più potenti che l’uomo utilizza turchiaro

– C’era la paura anche nel ‘500 e nel ‘600, quando c’era Caravaggio, e per uscire di notte per le strade di Roma, dovevi esser pronto di sciabola per difender la pelle..

– Vedi, Guttuso della sua generazione rimane il leader, gli altri della sua epoca rimangono tutti dietro la sua figura. Io, appena arrivato a Roma, mi trovai in mezzo ad una discussione infinita, si parlava di Raffaello e Michelangelo, e a Guttuso non piacevano, lui stava per abbandonare tutto e andarsene da Roma, ma il partito comunista gli offrì una posizione di potere e restò. Io, da buon calabrese, mi misi sotto a Guttuso e appresi molto.

È il sentimento, che precede la ragione, e non il contrario, per questo io dipingo solo animali, è un fatto endemico per me.. la ragione si verifica dopo il sentimento, non prima. La ragione s’innesta per la prima volta nella testa di un essere che magari stava lì a guardare il cielo e le cose e si emozionava senza un perché, da lì subentra la ragione, per dare un significato.

– Io non utilizzo il termine natura, ma il termine ambiente, perché la natura è un termine astratto, la natura è come Dio, non spiega e non raffigura niente.

– Ma la natura, l’ambiente, sono percepibili solo attraverso i sensi che abbiamo, quindi l’uomo è al centro dell’universo

– Eh no! Tu fai l’umanista. Allora, l’uomo è al centro dell’universo, invece l’uomo non è al centro, vedi, c’è un grande poeta, narratore e scrittore, di nome Kafka. memmoKafka ha scritto le sue opere, pensando a se stesso come parte di un universo, ma non come centro di quell’universo. Lui è come un timido e forte insieme, è piccolo e grande, Nietzsche invece purtroppo è un disperato.

– A volte però c’è il bisogno di sentirsi un superuomo, protagonista dell’azione

– Sì, ma per la via di Kafka arrivi più lontano, vai più in profondità.

– Il cervello si è sviluppato per via delle mani, questo Tano lo sapeva, strumenti non centrali eppure fondamentali. E Guttuso per il potere si pisciava sotto. Il potere era la sua ambizione, più del sesso, più del successo

– Tano è un’altra generazione

– Tu guarda in tv, quando fanno le previsioni del tempo, spesso saltano la Calabria. Ma perché devi salta’ la Calabria!? Però il bello sai qual è? Una volta vidi un film americano, di fantascienza, ci fu una ripresa dall’oblò della navicella spaziale che era in orbita attorno alla Terra, e lo sai cos’ho visto? La Calabria. E lo capii perché la Calabria ha un contorno, come si dice, un perimetro, talmente distinguibile, che la riconobbi subito, è tutta lei, però quando fanno le previsioni del tempo la saltano. Sono arrivato a Roma nel ’51, nel dopoguerra e ancora si andava a piedi

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