Fashion blogger

Andate a lavorare

di Silvia Zammitti
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N.15 del 29.1.2014
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Gente che potrebbe benissimo andare a cercarsi un lavoro, e invece di mestiere fa la blogger, di moda.

1535377_482113921907815_819451596_nSpecchio dei tempi, simbolo del consumismo-perfezionismo estetico e del ridotto spessore psicologico della defilippica deriva contemporanea, quello del fashion blogging è un fenomeno sociologico che costituisce uno spunto interessante dal quale osservare la crisi economica, occupazionale, valoriale dei nostri mitici anni zero.

Della serie, il lavoro non c’è, te lo inventi. Apprezzabile l’intento, discutibile talvolta la resa https://www.facebook.com/vestodunquesono/info e la meccanica.

Del vestirsi, del vestire e sue ramificazioni: del truccarsi, dell’acconciarsi, del cucinare truccandosi, del viaggiare vestendosi, e così via. A metà fra giornalismo e marketing, ibrido solitamente poco riuscito di entrambi, il fashion blog è il diario autocelebrativo di ragazzotte che indossano i mix&match più schizofrenici del proprio guardaroba – generalmente immettibili da gente normale – li fotografano, e quasi quotidianamente li mettono on line su sfondi vintage e font tondeggianti. E lo chiamano moda. Minimo sforzo, massimo risultato.

clioCaciotte medio cesse che aprono fashion blog per non lavorare o strafighe pin up degne di playboy che aspettano di fare il salto, soubrette in declino che giocano l’ultima carta , bionde insalate o centrifughe di frutta, caramellose barbie dalla penna stitica e dall’armadio a forma di monolocale, per ognuna di queste il minimo comune denominatore è l’incapacità di scrivere in un italiano grammaticalmente e ortograficamente corretto e avere un fidanzato succube che le segue con velleità da YouTubber clio finanche in bagno per immortalarne i deliri di protagonismo adornato. Da giorno, da cocktail, da meeting – quale? – da gran galà, o da volo transoceanico, l’outfit perfetto viene di solito raccontato per immagini gigantesche e reiterate pose vanesie da Kate Moss de noantri, spiaccicate a tutto schermo su sfondi urbani da set a risparmio energetico.

Ai limiti dell’intimismo quando fanno la cronistoria della festicciola o della gita fuoriporta con lo sfigato dappresso, il blog di moda è oggi probabilmente il miglior escamotage femminile per gonfiare il proprio narcisismo amplificato dai social media (http://www.ninjamarketing.it/2014/01/11/il-narcisismo-e-social/)e impiegare del tempo fingendo a te stessa e ai tuoi che pagano le tasse e l’affitto che hai una buona ragione.

header112Curano il loro spazio personale, lo fanno per passione da quando ero bambina, verso il magico mondo della moda e dell’eleganza e per le mie lettrici che mi seguono con affetto e che mai riceveranno risposta a una domanda o commento lasciati nel fashion blog. Anche io giocavo a Gira la moda, ma poi ho scelto di fare altro. Onestamente credo di aver fatto una cazzata.

Product placement in bit, per i brand di moda le blogger sono un veicolo straordinario di passaparola. Oggi più che mai l’awareness si costruisce sui social network e le decisioni d’acquisto vengono prese on line e il blog permette di catturare il cliente sotto il falso mito dello spunto creativo da copiare a casa e dell’attendibilità del consiglio prezioso dell’amica che viene dato attraverso la personalizzazione dell’esperienza.

Più autorevoli dei giornali tradizionali, e da questi sempre più cooptati, meno costosi di una pura inserzione pubblicitaria e più affidabili agli occhi del potenziale cliente, il fashion blog permette di ottenere grandi benefici per le aziende in termini di costo/risultato e famigerata sete di visibilità.

pic-profileInutile parlare di conflitto d’interesse o etica professionale: se mi mandi a casa un qualunque prodotto omaggio da provare e, meglio ancora, questo resta mio, io bene o male, comunque ne parlerò.

Vendesi per un paio di Jimmy Choo o una Chanel, ma anche per molto molto meno. Dammi una goodie bag, mettici dentro una vip card, un invitation per un brunch a base di cupcake color pastello, un blush da 3,99euro e qualcosa di scintillante e mi legherò a te a doppio filo assicurandoti spazio in vetrina nel mio giocattolino, parlando di te fintantochè mi sfamerai a colpi di gift e presunta esclusività.

Nella casta delle intoccabili dello stile improvvisato, l’ingresso è fortunatamente senza barriere. A colpi di hashtag #ootd outifit of the day  – nei casi più di spessore e conoscenza del medium – e foto da instagrammare o da usare tipo  cover di Harpers’ Bazar, chiunque da grande può diventare una fashion blogger.

La merce di scambio sono solo le parole, in cambio di borse, scarpe, pass, occhiali, viaggi, kit prova, e così via.

Da semplici tester una tantum di solito diventano ambassador del marchio, poi personal shopper insieme alla sorella, organizzatrici di eventi, fotomodelle e poi testimonial, per giungere all’acme del successo come vere stiliste http://www.lapinella.com/ o jewel designer. Qualcuna però ha davvero buon gusto ed estro creativo http://www.manrepeller.com/2010/04/what-is-man-repeller.html, qualcun’altra – minoranze – ha studiato per diventare giornalista di moda e strada facendo ha sfruttato le opportunità della rete per imparare a fare il mestiere.

Nel ciclo di vita di una fashion blogger poi c’è chi, come Chiara Ferragni, produce fatturati degni di una multinazionale.

I consigli diventano marchette, le marchette puro advertising su supporto vivente. I consigli veri, che non tradiscono il patto col lettore, resistono, prendono altre forme http://www.planetfil.net/category/fashion e si ritrovano su blog pluritematici dove il contenuto è il re, al servizio dell’utente. Siti che pescano stili innovativi da portali di e-commerce multibrand o non disdegnano di dare spazio ai fashion designer emergent; blog che propongono soluzioni tailormade per valorizzare il proprio corpo con piccoli trucchi, indipendentemente dal marchio che indossi. (Facebook delle mie brame)

34367_133426373343462_6231213_nDifficilmente vedrete una fashion blogger che, come Andy nel Diavolo Veste Prada manda indietro la roba griffata – o peggio  la regala all’amica – accontentandosi di un jeans stretto e un giubbino in pelle, semplicemente per sentirsi bene con se stessa, a proprio agio con un nuovo taglio di capelli, in qualunque situazione, senza pretese.

 

read more – la maggior parte dei link portano ai fashion blog italiani più letti nel 2013:

http://www.lescahiersfm.com/it/italy/346-i-100-fashion-blog-piu-seguiti-in-italia-novembre-2013.html

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