Gumbo Vudù

Intervista alle anime del St. Louis Cemetery N.1

di Carlo Miles Prestia
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Musica
N.2 del 30.10.2013
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1140_Royal_Street10.30 pm. Vigilia di Tutti i Santi. Alloggio in un piccolo albergo del quartiere francese, su Dauphine Street. Alle 11.00 pm ho un appuntamento con il mio misterioso interlocutore, tale Louis Cypher, che mi ha promesso di intercedere con alcune eminenti figure di New Orleans per la mia intervista. Non mi è dato sapere molto, so solo che ci incontreremo al 1140 di Royal Street per poi dirigerci al cimitero di St. Louis N.1, il più antico della città. Sarà un’intervista molto speciale.

 Tamburello con la mia ultima Lucky Strike sul paccheto morbido, contemplando le persiane sgangherate sotto i lamenti di tromba di Nick LaRocca, e per un istante mi sento un super-eroe affascinante e tenebroso, misterioso come la città che mi ospita. Stacco il giradischi ed esco.

 Appuntamento con le grand zombie

Vengo sommerso dalle luci del quartiere francese, i locali di Bourbon Street sparano musica Rag-Time che si alterna ai ritornelli di Lady Gaga. Nonappena entro in Royal Street però, vengo sorpreso da una silenziosa tenebra. La palazzina al numero 1140, ovviamente, sembra disabitata e c’è un corvaccio nero che strilla sulla ringhiera del balcone. Mi incazzo con me stesso, perché in fondo adoro questi cliché. Il mio ospite mi accoglie cordialmente in un salotto avvolto dalla penombra. Un vecchio grammofono arruginito suona “Hey La Bas Boogie” di Fats Domino. Luis Cypher si siede su un divano, accende un sigaro, fa un tiro, inghiotte un uovo sodo, poi accende un’abat-jour. Soltanto ora riconosco la sua faccia.

dr-john-7_press-2“Si, lei mi conosce bene, il mio vero nome è Malcom John Rebennack Junior, ma molti mi conoscono come Dr. John, per via del mio trisavolo, un tipo da farti venire la pelle d’oca, dicevano. Ho dovuto usare un nome falso perché l’ultima volta che un mio collega ha cercato di mettere in contatto il New York Times con queste persone, gli hanno spedito una zampa di gallina per posta. Sai cosa significa amico? Significa che parlava troppo. L’abbiamo trovato appeso a testa in giù, penzolava da un albero di Jackson Square e gli avevano reciso i testicoli. Non era un bello spettacolo. E non le dico cosa fecero a quel povero giornalista di Brooklyn. Ma adesso venga, si sta facendo tardi. Oh! Gradisce del Gumbo?”.

Professor_Longhair3E proprio sotto le note di “Rock & Roll Gumbo” e il meraviglioso piano-stomping di Professor Longhair, ci dirigiamo in macchina verso la nostra destinazione. Io dovrei essere terrorizzato, ma non provo alcuna emozione, per Kill Surf City questo e altro. L’aria del St. Louis Cemetery è fredda e umida e ovviamente c’è anche il gufo che gufeggia in cima al recinto. Ci dirigiamo alla tomba in questione, marchiata da vari gruppetti di tre X, tracciate dagli adepti della regina del Bayou. Io stringo emozionato la mia copia di “Black & White Magick”, nella speranza di ottenere un autografo.

Tutti, tutti dormono sulla collina

Prima di entrare il Dottore mi da istruzioni: “abbiamo poco tempo, alcune di queste Anime riposano in altri cimiteri, ma per consuetudine si riuniscono qui alla viglilia di Ogni Santi per giocare a Poker e sorseggiare del Gumbo, se sei fortunato la Regina ti farà i tarocchi”. Con fatica tentiamo di forzare la porta di marmo marchiata dalle X e io fra me e me penso di essere Edgar Lee Masters che si accinge a interrogare le anime che dormono sulla collina. L’autoradio in lontananza ha iniziato a trasmettere “Such a Night”. A me viene subito in mente l’orchestra di Renzo Arbore, il dottore si imbarazza un pò e dice: “a quanto pare si ricordano ancora di me da queste parti. Ora ascolta bene, potrai rivolgere a ognuno di loro una sola domanda, non di più”.

La porta si apre senza troppo rumore, il Dottore apre una piccola botola dalla quale fuoriesce una luce giallastra e una musica: “Hesitation Blues” di Jelly Roll Morton. Una colonna sonora perfetta per un omicidio a luci rosse. Seguo il Dottore che si cala dalla botola e scendiamo una scaletta a pioli traballante. La musica diventa più forte. Siamo in una piccola stanza illuminata da lunghe candele colorate e adornata da zampe di gallina, mojo e bambole vudù. La musica proviene dalla stanza vicina. Una voce femminile dice di farsi avanti, suona come un comandamento.

La seconda stanza è spaziosa e fumosa, con un arredamento simile a quella precedente e un grande quadro della regina di Saba seduta su un trono di pelle umana e con due giaguari come guardiani. Ci sono anche un lungo coccodrillo imbalsamato in cima a un vecchio mobile e un grammofono dorato. Al centro domina una tavola rotonda con strane incisioni. Quattro persone vi siedono attorno. Una di loro, una bellissima donna creola con un turbante e un’aria regale, mescola carte francesi. “Vi stavamo aspettando. Abbiamo sentito di Kill Surf City. Sii … sii … noi vogliamo concedervi una breve intervista”.

L’asso dell’uomo morto

lalaurie

Mi prendo di coraggio e faccio la mia prima domanda all’unica altra donna nella stanza. “Qual’è la sua mano di Poker preferita?”. E la donna mi risponde così:

“La Mano Dell’Uomo Morto, anche detta Asso-Otto. Quando il pistolero Wild Bill Hickock fu assassinato aveva una doppia coppia di assi e una di otto. Ricordo che nel 1838, uno degli ospiti delle mie feste, un certo Broussard, ebbe un infarto durante una partita a Poker. Aveva proprio quella mano. E che sia ben chiaro ragazzo, non è stato un caso. Quel bastardo mi aveva dato della strega, mi aveva chiamata la puttana del diavolo. Incaricai la mia schiava più bella e seducente, Alexandrine, di sedurlo. Gli nascose un Mojo sotto il cuscino. Ebbe quello che si meritava per aver diffamato il nome della mia casata. Qualche giorno dopo scoppiò quel maledetto incendio nella mia residenza, al 1140 di Royal Street. Trovarono i miei schiavi incatenati, deturpati e mutilati. Mi scacciarono via dalla città e fui costretta a rifugiarmi presso le rive del Bayou St. John. Quei bifolchi, non potevano comprendere la potenza dei Loa e i grandi fini del mio operato al servizio della mia Regina. Il mio nome è Delphine Lalaurie ed è alla mia Maestra voglio dedicare la prossima canzone”. E come la puntina del giradischi emette uno schiocco magico, la voce di Papa Celestin incomincia a echeggiare nella stanza, canta la canzone “Marie Laveau”. Tutti chinano il capo alla nostra ospite. Io faccio lo stesso perché non si sa mai. E a quel punto prende parola un uomo robusto, con mani grandi e forti il cui volto è totalmente oscurato nell’ombra.

Ragtime di sangue

Marie_Laveau

“Questa canzone mi da i brividi, care sorelle e fratelli. Ma se c’è una cosa che mi manda veramente su di giri è il solenne lamento baccanale della Dixieland, ma anche la cornetta di Buddy Bolden! Li ho fatti danzare quei bastardi, per tutta la notte, hanno danzato al ritmo del Jazz per scacciare il profondo terrore che avevo scatenato nei loro cuori”. Ho un nodo alla gola, ma devo fargli la domanda che tutto il mondo ha sempre voluto fargli: “perché hai ucciso tutte quelle persone per poi scomparire nel silenzio?”. L’uomo si china un pò in avanti, e riesco solo a vedergli la bocca, sta ghignando soddisfatto. Mi risponde: “Ragazzo, non avevo mai risposto a questa domanda semplicemente perché nessuno prima d’ora si era degnato di venire a chiedermelo. Come avrai capito io sono l’uomo con l’ascia di New Orleans. Jack lo squartatore è un numero da circo in confronto a me. Vuoi sapere perché l’ho fatto. Per una semplice trovata di marketing, come direste voi oggi. Venni assoldato da tre dei maggiori proprietari di night-club della città, dei papponi siciliani. Mi pagarono per scannare tutti quei droghieri italiani, le loro mogli e i loro figli. Per un anno intero tenni la città stretta nella morsa del terrore. Poi scrissi una lettera al maggiore giornale cittadino. Dichiarai che il 19 Maggio del 1919, a un quarto dopo la mezzanotte, avrei ucciso ancora. Ma avrei risparmiato tutti coloro che avrebbero ballato il Jazz. Pensa un pò, quella notte tutti i locali della città fecero il tutto esaurito. E da quel giorno in poi, non ci fu un solo locale vuoto per gli anni a venire. Quella notte io ero a festeggiare con due pupe in una bettola di Storyville, il quartiere a luci rosse, ma ti assicuro che la mia ascia e il mio rasoio erano con me, nella mia valigetta, e che avrei continuato a uccidere fino a quando il Jazz non fosse diventato la più grande musica del nostro secolo. Ricordo di aver ascoltato questa canzone…” e al secondo schiocco magico parte “Buddy Bolden’s Blues”, di Buddy Bolden.

Il killer del piano stomp

A quel punto mi giro verso l’ospite che gli siede accanto. Ha una lunga barba e un paio di occhiali da sole. Gli faccio la mia domanda: “tu non sembri un assassino, perché ti trovi qui?”.

“Hai ragione, io non ho mai commesso crimini degni di nota. Io ho ucciso solo con il mio stomp ragazzo. Mi presento, sono Henry Roeland Byrd, ma i più mi conoscono come Professor Longhair. Mi ricordo di quel ragazzetto bianco di Ferriday, il piccolo Jerry Lee, credo sia ancora a spasso per la terra dei vivi. Lo chiamavano il Killer, ma se c’è un vero Killer del pianoforte, quello sono io. Farai meglio a ricordarlo a tutti quando tornerai in superfice. Per il resto la mia musica parla per me fratello, quindi non ho nient’altro da aggiungere”. E devo dire che questo mi basta. Stiamo un pò in silenzio, poi il Professore sceglie il prossimo pezzo. Terzo schiocco della puntina, canta Slim Harpo, il titolo è “I Got Love If You Want It”. Ottima scelta professore.

marie-laveau-grave-1Proprio in quel momento, il dottore prende il suo posto al tavolo. Mi fissa con aria soddisfatta: “ti ho proprio fregato amico, io sono il vero Doctor John, alcuni mi chiamano John Bayou, il migliore, il Gris Gris man, le Grand Zombie, ho le migliori cure per tutti i mali del mondo, rimedi di ogni tipo figliolo, se hai problemi di cuore, una donna che ti da rogne e non riesci a farla rigar dritto, vieni da me, cose del genere sai. Ma se te l’avessi detto prima te la saresti fatta nei pantaloni, non saresti venuto e Kill Surf City non avrebbe avuto la sua esclusiva di Halloween. Quindi ti ho fatto un grosso favore, e ora scegli una canzone e fai pure la tua ultima domanda, alla regina Marie Laveau, che ti permette di stare qui al nostro cospetto. Ma bada ragazzo, scegli bene. Se sceglierai bene avrai qualcosa in cambio, altrimenti dovrai restare qua giù con noi a giocare a Poker, per l’eternintà”.

Cazzo, io non so giocare a Poker. Si richiede l’aiuto da casa. Nel frattempo ho estrapolato da questa storia una fantastica compilation di Halloween per voi e per il vostro party di Halloween a tema.

 

Illustrazione copertina di Federico Giaculli
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