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Guthrie

Dalla musica folk al Bar Mitzvah

di Simone Giuffrida
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Musica
N.35 del 25.7.2014
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Per divertirsi bisogna sapersi annoiare. Dalla noia può scaturire una passione, o anche nulla, quel nulla che ti permette di trovare un qualcosa di meglio della noia. “Viviamo in un mondo sempre più sofisticato che rende difficile fare commenti su cose semplici.” Queste sono parole di Arlo Guthrie, chitarrista e cantante folk americano contemporaneo di Bob Dylan (per intenderci) famoso per la sua ironia e soprattutto per il magnifico suo primo disco Alice’s restaurant che mostra uno spaccato perfetto della società americana, difesa ma con pungente ironia. Arlo narra di New Orleans, di autostrade e storie americane, è ospite dei Muppets nel 1979, recita in un finale della serie tv Renegade con la meteora Lorenzo Lamas – finito anche a Beautiful –  che inaugura il filone di karateki nelle serie tv continuato dal povero Chuck Norris.

Alice’s restaurant massacree’, prima traccia del disco, è un’ironica ballata folk country in stile recitativo di 18 minuti e 16 secondi (tanto lunga da occupare l’intero lato A del vinile) che comincia così:

This song is called Alice’s Restaurant, and it’s about Alice, and the Restaurant, but Alice’s Restaurant is not the name  arlo alice

of the restaurant, that’s just the name of the song, and that’s why I called the song Alice’s Restaurant.

You can get anything you want at Alice’s Restaurant
You can get anything you want at Alice’s Restaurant
Walk right in it’s around the back
Just a half a mile from the railroad track
You can get anything you want at Alice’s Restaurant.

 

Puoi avere quel che ti pare al ristorante di Alice, tranne Alice evidentemente.

Si parte dall’arresto di Arlo, avvenuto davvero, per aver buttato via senza permesso sanitario una montagna di rifiuti che si erano accumulati nella chiesa. Il gesto illegale gli macchiò la fedina penale, facendolo incredibilmente escludere dalla guerra del Vietnam. Da questo album (e su questa storia) nacque l’omonimo film Alice’s Restaurant, diretto nel 1969 dal grande Arthur Penn. Pellicola satirica, ironica ed anche drammatica, in perfetto stile- Guthrie, che mostra la dissoluzione del sogno americano ante litteram. Nel film Arlo fa se stesso, il protagonista, Pat Quinn interpreta la fantomatica Alice, proprietaria insieme al marito Ray Brock di un ristorante la cui gestione ha unico scopo di aiutare economicamente una comunità hippie. Al ritorno dall’(esilarante) esperienza militare, Arlo noterà come tutti i vecchi hippie avranno intrapreso un percorso personale così da far sciogliere la comunità.

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Tra le composizioni di Arlo degne di nota si ricordano Coming into Los Angeles, The City of New Orleans, The Motorcycle song, Garden Song o Deportees oltre a molte rielaborazioni di successi del padre Woody come Hobo’s lullaby o la pietra miliare This Land is you land.

“Io di solito non scrivo canzoni nel mio sonno, una volta però, dormendo, stavo sognando, e nel mio sogno c’era qualcuno che cantava questa canzone. Allora mi svegliai di soprassalto scrissi qualcosa, di getto, e poi sono ritornato a dormire. Il giorno dopo la mia canzone era lì. Era la ‘mia’ canzone o cosa?”

Sogno o realtà, da quell’esperienza notturna del 10 gennaio – “It’s the tenth of January and I still ain’t had no sleep”, questo è l’inizio-  nacque il brano “Darkest hour” forse più un ammonimento posto dalla coscienza dato che per scriverla ha dovuto lasciare il mondo onirico, ed il titolo ne è una testimonianza.

La voluta influenza dylaniana è quasi imbarazzante, a partire dal tono della voce di Arlo molto simile al buon Zimmerman; le strofe hanno molto di cantautorato americano e come se non bastasse il testo ricorda un famoso brano di Dylan, “All Along the Watchtower” (ps. No, nonarlo 90 è di Jimi Hendrix) tramite un gioco di parole non così tanto occulto: “the guards are all asleep that watch the tower”. 

Come nel ristorante di Alice il brano si sofferma su un punto politico. La storia non è solo una lirica amorosa ma una storia che vede due gruppi opposti formati da Arlo e la sua amata Jackie, scomparsa nel 2012 di cancro, contro la famiglia di Jackie. Parole come “bandito” ed i riferimenti al vestiario (anelli scintillanti, sciarpe di seta, cappello spagnolo) suggeriscono un estraneo hippie, ma proveniente dal privilegio. Da padre in figlio, anche Woody ebbe problemi con la famiglia della seconda moglie e madre di Arlo, in quanto proveniente da famiglia ebrea.

Un irriducibile dissidente, Arlo, l’emblema tout-court della controcultura americana; contro la guerra del Vietnam e l’amministrazione Nixon. La speranza che la sua amata si allontani dall’influenza negativa e conservatrice della sua famiglia. “But she far most of all, knows that they can only fall, in my darkest hour.” Qui una versione live.

 

Dopo l’antidiluviano delle 12 corde Leadbelly, ‘papà’ Woody Guthrie, insieme a Pete Seeger (presente nel film di Arlo con cui ha fatto anche un disco), all’armonicista Sonny Terry ed all’etnomusicologo Alan Lomax, danno il là ad una generazione di songwriters americani di protesta che porterà al filone capitanato da Joan Baez e Bob Dylan che a loro volta prenderanno forma di totem da idolatrare per grandi artisti del calibro di Springsteen, Knopfler, Mellencamp, il povero Jim Croce, lo stesso Arlo e tantissimi altri.

This machine kills fascists”. Questa la scritta dell’adesivo attaccato alla chitarra di Woody Guthrie, classe 1912. Dal blues parlato, alla canzone di protesta, Woody fu gigolò, marinaio antifascista, amante della musica mentre la sua seconda moglie Marjorie Mazia, madre di woody gArlo, (Woody ebbe tre mogli) era una famosa ballerina. Non poche le voci che etichettavano Woody come uno dei numerosi amanti di Marylin Monroe. La sua giovinezza non fu molto felice, in povertà vide la madre ricoverata, la sorella morta in casa per incidente domestico ed il padre morto ustionato dall’amante della moglie (di suo padre, ovviamente). Per non essere da meno, dopo una brillante vita di successo e talento, lo scrittore di Bound for glory (si, era anche scrittore) vide morire sua figlia Cathy a quattro anni della stessa sorte di sua sorella mentre lui morì a causa di una malattia ereditaria, la Corea di Huntington che causa il declino cognitivo.

Da padre in figlio un’ossessione, l’America. Dall’amore incontrastato per la propria terra (This land is your land) alla velata ironia, lo stato americano viene descritto con puntigliosa premura da un country folk sempre più desueto.

Il libro Bound for glory racconta l’infanzia di Guthrie, i suoi vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti, e l’inizio della sua attività come cantante di successo, mischiando biografia e finzione.

La rock band irlandese The Boomtown Rats prese il proprio nome da una gang del libro mentre il titolo del racconto venne ripreso da Knopfler nel brano Setting me up dei Dire Straits del 1978.

Dal libro Bound for glory nascerà un film del 1976 di Ashby con David Carradine nei panni di Woody che mentre in lingua originale mantiene il titolo del libro, nella traduzione italiana sia il libro che il lungometraggio diventano “Questa terra è la mia terra”, che è invece la letterale traduzione del brano di Woody. Ma non del libro. Neanche del film. Maledette traduzioni di merda.

Il film vinse Oscar della fotografia e della colonna sonora l’anno successivo.

 

 

Il brano di Woody riprende un’altra composizione più vecchia dei The Carter Family, fine anni 20. n risposta alla famosa canzone God bless America che Guthrie considerava poco realistica ed anzi piuttosto faziosa. Qui Woody parla della sua tecnica di composizione. “Scrivo le cose che vedo, le cose che ho visto, le cose che spero di vedere, da qualche parte, in un posto lontano vedo donne nude.”

A New York Woody incontra amanti della musica popolare come Pete Seeger e l’etnomusicologo Alan Lomax, è convocato durante la guerra in marina mercantile e, a causa del siluramento della nave, approda come naufrago anche in Sicilia. Facendo parte di un sindacato Arlo e Petedella sinistra statunitense rimane vittima del maccartismo, essendo iscritto nella lista nera.

Nel 1956 le condizioni di salute di Woody peggiorano, la corea di huntington lo stronca lentamente ed inevitabilmente il 3 ottobre 1967; questo ultimo e terribile periodo della sua vita, è accennato nel film Alice’s restaurant nella scena in cui Arlo e Pete Seeger (insieme in concerto nella foto accanto) si ritrovano al suo capezzale.

Religione 

Il produttore artistico Harold Leventhal racconta quando assistette al ‘battesimo folk’ di Arlo, essendo già produttore di Woody, a New York. “Non credo che riuscirò mai a dimenticare il Bar Mitzvah ‘in stile folk’ di Arlo che si tenne quando lui aveva circa tredici anni e mezzo nel Lower East Side di New York. La madre di Arlo era ebrea, Woody allora già combatteva con la malattia che lo avrebbe poi gradualmente spento. Arlo fu introdotto ‘virilmente’ allo stile fingerpicking  ed a suonare l’armonica; queste le benedizioni ritual-musicali folk di quello che fu il primo (e probabilmente l’unico) Hootenanny Bar Mitzvah nella storia.

woodyEra il 1960 quando Woody e Marjorie Mazia assunsero un giovane rabbino come tutor, al secolo Meir Kahane assassinato in una sala da ballo di Manhattan dalle milizie di Al Qaeda nel 1990.“ Era un insegnante paziente, ma che poco dopo ha iniziato ad andare in tilt” ricorda con ironia Arlo che riguardo al suo battesimo afferma. “È stato soprattutto un gruppo di ragazzi divertirsi, per lo più coetanei di mio padre che si era mostrato”, dice Guthrie. “Mio padre è stato portato dall’ospedale. Fortunatamente per me l’attenzione era su di lui, così mi è stato risparmiato.”

Nel momento in cui Marjorie Mazia, ebrea, abbandonò il marito ebreo per sposare Woody, ribelle ragazzo dell’Oklahoma, le reazioni dei genitori ebrei non si fecero attendere: il padre, Isidoro Greenblatt, smise di parlare alla figlia fino a quando non nacque il primo dei suoi tre figli con Woody mentre la madre Bubbe Aliza riconobbe all’istante l’amore della figlia per il cantautore. Arlo ebbe uno splendido rapporto con la nonna materna che fu infatti fondamentale per il suo percorso ebraico.family4

Woody era consapevole della tensione tra i coniugi Isidoro e Aliza Greenblatt sul suo matrimonio, così ha iniziato a studiare l’ebraismo. “Papà cominciò a leggere ogni libro che riuscì a trovare ed a frequentare corsi di ebraismo a livello comunitario presso il Brooklyn College: tra una ballata e l’ altra si dilettava a studiare i classici della religione. Ricordo che riempiva i libri di annotazioni scritte a matita – spiega oggi il figlio – e che era orgoglioso di poter tenere testa al suocero, uno studioso di cultura yiddish ed ebraica».” continua Arlo.

Nel 1991 Arlo ha acquistato la chiesa-ristorante di Alice ed ha creato il Guthrie Foundation, dove ‘nessuna messa è superiore all’altra’ (www.guthriecenter.org)  e dove si promuove la tolleranza tra le diverse religioni. “L’altare è spoglio per non offendere nessuno” dice Arlo che officia battesimi, matrimoni, bar mitzvah e funerali. Tutto nel luogo dove viveva Alice.arlo bob

Arlo, dopo l’ebraismo, dopo aver vissuto per mesi con i monaci francescani e meditato per anni con quelli buddisti, ha scoperto il vero Dio (a suo parere, ndd) grazie a Ma Jaya Sati Bhagavati. «La guru – spiega – che mi ha insegnato la pratica indù di abbracciare tutte le religioni. Perché nessuna è superiore all’ altra e tutte si completano». «Io pratico tre o quattro religioni contemporaneamente”. I continui attacchi terroristici (che hanno il loro culmine nell’attentato dell’11 settembre del 2001) hanno dimostrato ciò che io professo da tempo; che il fondamentalismo zelota è il nemico numero uno dell’ umanità e che il valore più alto, oggi, è la tolleranza reciproca». Poi passa ad uno spiacevole ricordo. “ Quando mia sorella Cathy si ustionò mortalmente, mia madre la portò velocemente in ospedale dove, all’ arrivo, l’ infermiera le chiese quale religione doveva scrivere nel modulo. “Tutte”, replicò lei. E quando quella disse che non era possibile le ordinò di mettere “nessuna”. Papà arrivò venti minuti più tardi e senza essersi mai consultato con mamma ripeté esattamente la stessa frase“.

arlo 2010

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