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Heavy petting

Teologia e antropologia delle bestie

di Alessio Mirante
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N.35 del 25.7.2014
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Dio o Adoratori?

Il merto di ubbidir
perde chi chiede
la ragion del comando
Metastasio

Affascinante notare come medesimi gesti (dar da mangiare, accarezzare, pulire, eccetera), possano avere effetti così diversi nel cane e nel gatto. Nel cane si sviluppa una devozione perversa verso il Dio che lo nutre e lo mantiene, nel gatto invece sorge un’altrettanto perversa convinzione d’esser lui stesso un Dio, degno d’esser servito e venerato.

Il gatto è il paganesimo, il cane è il cristianesimo.sei tu un dio
Il cane è l’Ubbidienza, una virtù oggi sottovalutata e quasi mal vista persino dalla religione che l’ha elevata a fondamento stesso della propria dottrina. Oggi i cristiani son tutti coscienziali (“secondo coscienza”, “segui la tua coscienza”, “avere la coscienza pulita”, eccetera), eppure un tempo San Paolo, nelle sue lettere, indicava l’intelligenza, e la coscienza, come grande nemica della Fede, perché se la seconda può muovere le montagne la prima può abbattere la prima. Questione di catena alimentare, come sempre.  Effettivamente il cane starebbe, in natura, ben sopra il gatto eppure nel mondo umano il felino riesce spesso a tenere a bada il suo ingombrante concorrente. Così come oggi la Coscienza vince spesso sull’Ubbidienza e le devozioni. Siamo nell’Era del Dio Gatto, ma i fedeli son tutti cani che non san gestire la loro coscienza e quindi, questo Novecento che “ha spezzato tutti i fili“, ci ha lasciato nell’individualismo gattesco ma senza il felino autocontrollo (“il mondo appartiene agli spiriti freddi“).
Sia la Via del Gatto che la Via del Cane son comunque vie verso la Libertà. La via del Gatto è via di Emancipazione, di disintegrazione, la Libertà intesa più semplicemente. Quella del Cane è via di Comunità, di coesione e trova la libertà nell’ubbidire, nell’abbandono zen della propria coscienza. Il Gatto si libera dell’altro, il Cane di sé stesso.
Vittorio Emanuele Orlando ci parlava di «cupidigia di servilità», qualcosa di incomprensibile e apparentemente perverso. In realtà basta vedere quanta gente è oggi afflitta da una intelligenza, amputata, che non riesce a trovare sintesi dall’antitesi. Gente che non è capace di gestirsi e ne è intimamente consapevole. Dunque anelano di liberarsi di tutto e seguire protocolli, convenzioni o semplicemente ordini.

I cani che vediamo per le nostre strade oggigiorno non sono, come si pensa in genere, discendenti diretti dei lupi. La maggior parte appartiene invece alla schiatta degli sciacalli: erano i canidi che seguivano le carovane umane in tempi remoti, nutrendosi di ciò che si lasciavano dietro i nostri progenitori, e a poco a poco han convinto questi a prenderli a servizio. Nello sguardo pietoso del cane davanti al cibo è ancora facile scorgere la supplica della bestiaccia ancestrale.

Il cane è ritenuto sincero, il gatto è invece additato come infido. Ma, come spesso accade  tra gli umani, i servi di vocazione (non tanto di condizione), sono invece grandi bugiardi. I cani, tontoloni, fanno spesso i furbi. Son sciacalli del resto, rubano e fan finta poi di nulla. Se scoperti si mortificano. Il gatto invece non ruba, prende perché gli è dovuto. Non ha sensi di colpa e se si nasconde è per evitare il colpo punitore, non per vergogna.

Signore col puddle in braccio

L’eugenetica è roba inquietante.signore col puddle
Ebbene la maggior parte dei cani non sono altro che il risultato di truculenti e studiati accoppiamenti tra esemplari deformi, difettati. Zampe tozze, corpi oblunghi, nanismi, musi schiacciati. Cosa resta del lupo in un carlino? Se un giorno i cani diventassero una civiltà come la nostra e studiassero i nostri costumi cosa direbbero degli orribili esperimenti protogenetici che abbiamo inflitto ai loro antenati?
A volte queste selezioni hanno avuto ragione nella funzionalità. Il cane nasce come strumento e a volte andava quindi perfezionato. Cani piccoli per la caccia al coniglio, cani grandi per la difesa personale e così via. Man mano che il cane è andato trasformandosi in un lusso, son sorte poi le selezioni di natura estetica e da lì tutte le perversioni del caso. Non necessariamente moderne, già nell’antica Roma qualcuno si lamentava di matrone che umanizzavano troppo le loro bestie, Paris Hilton non è originale nemmanco nella perversione. Il cane per la sua natura semplice e per la sua devozione diventa il facile surrogato di una maternità. Gli uomini temono nei figli più il sorgere della coscienza che il cambio dei pannolini. Gestire un essere umano è cosa spaventosa, lo sappiamo bene perché intimamente siam consapevoli di essere noi stessi dei mostri.

Pedigree

Ridicoli gli uomini che vantano di conservare in loro una stilla del sangue di qualche brigante alemanno divenuto feudatario. pedigreeRidicoli gli uomini che vantano lo standard del loro sciacallo mutante (Giuro che illustra origine/eguale a voi mi rende/e che il mio stemma splende/come rifulge il dì). Eppure in questa fissazione per il pedigree si trova un riscatto, sebben luciferino, della mortificazione dell’archetipo lupo inflitta al cane. Sì, l’uomo ha colto un frutto della selezione naturale e lo ha frammentato in una miriade di storpi, eppure ha poi selezionato delle razze e con applicazione scientifica provano a fermare l’entropia, da lui scatenata infrangendo l’Archetipo, in religiose fissazioni per il mantenimento della purezza di quella particolare deformità standard. Persino nel Pastore Tedesco si annidano però nascosti semi di corruzione, son bestie delicatissime e soffrono di patologie genetiche ferocissime.
Nei bastardi si ritrova invece un po’ di quella “robusta barbarie” che oramai ricerco anche nell’altro sesso.

Gli esotici

Ho avuto un cane, un cirneco per la caccia. Però non c’è niente di peggio, mentre stai leggendo e fumando la pipa, dell’improvvisoesotici mestissimo sospiro esausto di un cane accucciato. Una mia ragazza aveva un superbo Gatto delle Foreste Norvegesi, un’altra un intero serraglio di cani e gatti. Un’altra ancora aveva un lucertolone barbuto che chiamò come me. Altri animali esotici che escluderei certamente sono i rettili e gli anfibi. Ancor peggio gli insetti ed i ragni. Mi incuriosisce il mondo dei rapaci notturni, ed in particolare il piccolo assiuolo, ma il suo singulto pascoliano chiù com’eco d’un grido che fu, mi fa desistere totalmente.

Un giorno ricevetti una chiamata dal Conte.

«Alessio! Dove posso trovare una scimmietta ammaestrata?»
«Non saprei proprio! Stai a Roma…chiedi a Cinecittà!»

E quando andai a trovarlo la settimana dopo trovai un altro ospite.

«Ti presento Makaquita!» una scimmietta vestita da giannizzero ottomano. Questi animali mi turbano molto, mi fanno lo stesso effetto di certi miei parenti imbarazzanti. Guardando Makaquita cominciavo a capire Caligola che, vergognandosi di un suo avo non patrizio, preferiva dichiarare suo nonno Augusto violentatore incestuoso della figlia.
Il conte l’aveva affittata sia per capriccio da aristocratico che per una funzionalità importante: chercher la femme.
Portava Makaquita alla Sapienza e, dopo aver segnalato all’ubbidiente diavoletto la ragazza oggetto delle sue patrizie attenzioni, questa cominciava a inseguire l’urlante fanciulla per consegnarle un bigliettino da visita. Ogni tanto devo dire che sortiva effetti positivi.
Quella sera, dopo esserci rallegrati con del buon porto, ci eravamo soffermati a guardare Makaquita fantasticando sul sapore della sua carne, sicuramente simile per sapore e consistenza a quella umana, in grado dunque di farci provare il brivido del cannibalismo. Makaquita, probabilmente turbata dall’atmosfera, quella notte aprì il gas della cucina mentre dormivamo, e il Conte decise di disfarsene.

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