Il Karaoke in Giappone

Quando un’orchestra vuota diventa fenomeno sociale

di Flavia Giuliano
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Musica
N.22 del 19.3.2014
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Ho alcuni amici che sono stati in viaggio in Giappone. Terra lontana, cultura forse anche di più. Lontana sì, ma non per questo irraggiungibile o incomprensibile. La cultura giapponese si caratterizza per usanze sociali, culinarie e comportamentali tanto differenti rispetto alle nostre è vero, ma in cui proprio per questo risiede il suo immenso fascino. Tra tutti i loro racconti, uno mi ha intrigato maggiormente: il karaoke. La sera, quando si sparpagliavano per le strade di Tokyo, soprattutto se con gente locale, andavano a cantare in gruppo al karaoke. Deve essere divertente, mi sono detta.

 

Del resto se penso alle scene che compaiono nei film, nei manga o negli anime giapponesi tutto torna. Sembra quasi una tappa obbligata nella vita sociale della nazione, vissuta come svago, ma allo stesso tempo anche con grande serietà. Il principio rimane quello che conosciamo tutti, ascoltare la base musicale e cantare al meglio seguendo il testo sul monitor di un apparecchio specifico; attenzione però, non sto parlando dei locali improvvisati e a tratti agghiaccianti di Via Candelai, piuttosto di veri e propri club interamente dedicati a questa attività, composti da serie di stanzette private ed insonorizzate. Il tutto arredato con comodi divanetti e corredato di tamburelli e telefono per ordinare da bere e mangiare. Il divertimento degli utenti in un ambiente ben più intimo quindi.

karaoke box ktv

Sembra che il fenomeno del karaoke sia nato proprio in Giappone, quando il pubblico veniva coinvolto nelle performance degli artisti durante gli spettacoli. Di certo sappiamo che “karaoke” è l’unione di due parole giapponesi “kara” e “ōkesutora” che insieme significano “orchestra vuota”, proprio perché è solo base senza l’accompagnamento dei musicisti. Inoltre nel 1999 la rivista “TIME” ha dichiarato il giapponese Daisuke Inoue come l’inventore del primo karaoke box – chiamato anche KTV – nel 1971. In principio questo apparecchio funzionava semplicemente con delle musicassette e l’allaccio per i microfoni, mentre i testi venivano seguiti da un libretto a parte. Con l’avanzare della tecnologia poi, l’avvento dei CD e della musica in formato digitale, si è dotato infine degli schermi su cui scorre direttamente il testo del brano.

Dal momento della sua invenzione la popolarità del karaoke è cresciuta in modo esponenziale, fino a diventare nel corso degli anni ’80 prima e ’90 poi una reale usanza nella nazione; così facendo inoltre il karaoke si è diffuso anche negli altri paesi asiatici e piano piano in tutto il mondo. L’Italia stessa ha visto un boom del fenomeno proprio in quegli anni, quasi una moda. Solo per spolverare le memorie, ricordate il programma “Karaoke” condotto dal codino di Fiorello quando eravamo bambini? Ecco appunto.karaoke-fiorello

Ad oggi  quella del karaoke risulta essere in Giappone l’industria del turismo e del tempo libero più redditizia in assoluto, prima della cinematografica addirittura.

 

Nei locali del Giappone, il brano da interpretare si può scegliere tra una vasta gamma di generi ed epoche. Sebbene la maggior parte dei pezzi siano quelli nella loro lingua madre, comunque sono presenti anche canzoni internazionali in lingua inglese o – sorpresa – in italiano. Tra gli artisti stranieri che vanno per la maggiore joysoundtroviamo soprattutto nomi dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Per esempio pezzi dei Beatles, Deep Purple, Led Zeppelin, Aerosmith e Rolling Stones se guardiamo alla tradizione, così come nomi attualissimi, nonché commercialissimi, se facciamo riferimento al presente.

Sono diversi i giganti che attualmente si contendono il primato nell’industria nipponica del karaoke. Daiichi Kosho, Shidax Community e  Joysound i nomi più importanti.  E proprio Joysound ha annunciato a fine 2013 la classifica dei brani più popolari nei loro cataloghi musicali per quell’anno. Per quanto riguarda  le canzoni locali troviamo sul podio “Senbonzakura” (“Mille boccioli di ciliegio” in italiano) di Whiteflame feat. Hatsune Miku, “Zankoku no Tenshi no Tēze” (“La tesi di un angelo crudele”) di Yoko Takahashi e “Memeshikute” (“Effemminato”) dei Golden Bomber, popolare boy band pop punk e dallo stile visual che ti stordisce.  Per quanto riguarda i brani occidentali troviamo:

 

 

10. “We Are the World” – USA for Africa

 

9. “I Want It That Way” – The Backstreet Boys

 

8. “A Whole New World” – Peabo Bryson & Regina Belle

 

7. “Top of the World” – The Carpenters

 

6. “I Don’t Want to Miss a Thing” – Aerosmith

 

5. “My Heart Will Go On” – Celine Dion

 

4. “What Makes You Beautiful” – One Direction

 

3. “Live While We’re Young” – One Direction

 

2. “We Are Never Getting Back Together” – Taylor Swift

 

1. “Call Me Maybe” – Carly Rae Jepsen

 

Ho chiesto ad una tra quegli amici di descrivere brevemente la sua esperienza e le sue sensazioni mentre si trovava lì. “Io, che odio cantare, mi sono divertita molto, perché sembrava di stare a casa propria con tutte le comodità… il divano, la musica, gli amici e da bere quello che preferivi. Ero spensierata e a mio agio, visto che tutto quello che facevamo restava dentro quella stanza!… Poi devo dire che a differenza nostra, che cantavamo per scherzare, i giapponesi erano presissimi, come se stessero tenendo un vero concerto”, mi ha risposto.

Convinti? Tutti in Giappone.

 

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