Il secondo sesso

Donne donne eterni dei!

di Marco Curione Alessio Mirante
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Arte
N.30 del 4.6.2014
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Patty Owens - domina

DOMINA 23
di Marco Curione

Non sono frequenti a Palermo le esposizioni collettive che vedono come protagoniste le donne.

In realtà non si vedono spesso nemmeno mostre di ampio respiro. In una città abituata da sempre a coltivare la cultura nei convegni, nelle presentazioni librarie o più spesso nei salotti mai buoni, aperti dai soliti “addetti ai lavori” ad assessori ed artisti “incompresi”, eventi del genere sono difficilmente concepibili. Non bisogna stupirsi se sia quindi un associazione che si occupa di psichiatria a finanziare uno spettacolo teatrale, “Insanamente Riccardo III” diretto da Roberta Torre e una mostra di artiste siciliane. Stiamo parlando di Domina23, esposizione in corso a Palermo presso i locali di P.zzo Ziino, concessi a titolo gratuito dal Comune. Onore al merito. La mostra collettiva, curata da Laura Di Trapani, comprende 23 opere fra dipinti, fotografie e installazioni di artisti siciliani, quasi tutti donne, che hanno indagato il tema della femminilità intesa, scrive la curatrice, come “suggestione di un travestimento per la descrizione di un’altra identità“.

Non il classico discorso sul tema della donna raccontata dalle protagoniste, ma il racconto della femminilità attraverso le identità che le artiste hanno voluto indagare o assumere.

È il caso di Patty Owens, personaggio creato dal fotografo Francesco Paolo Catalano che con l’opera “Côte d’Ivoire“, appartenente a una serie incentrata sulla ricerca identitaria, è riuscito a riassumere in modo esemplare il tema della mostra. Femminilità e travestimento sarebbero dunque i temi affrontati dagli artisti. Uso il Condizionale perché mentre il primo argomento accomuna le opere esposte, seppur sotto forma di suggestione, il secondo caratterizza soltanto le opere di Michela Forte, Anne-Clemence De Grollee e di Francesco Paolo Catalano.
A detta della curatrice il femminile “è un concetto liquido” impossibile da circoscrivere, da definire. È questo il motivo che l’ha spinta a usarlo come un contenitore concettuale piuttosto che come elemento comune delle opere. L’operazione è riuscita solo in parte perché la diversità dei linguaggi selezionati, ovvero il contenuto della mostra, è talmente ampia, e talvolta ai limiti della tematica affrontata, che finisce per prevalere sul filo. Alcuni esempi sono i lavori di Alice Grassi, Sam Punzina, Rita Casdia, Stefania Romano e Giovanna Marascia che appaiono come frammenti isolati nel contesto della mostra vista la scarsa aderenza con i temi affrontati.

Complessivamente l’allestimento delle opere è ben fatto, sobrio ed essenziale come si deve a una mostra d’arte contemporanea sebbene molte cornici siano incompatibili con le opere esposte.

L’impiego d listelli più sottili e la rimozione dei vetri dalle fotografie per evitare il riflesso delle lampade avrebbe migliorato la fruizione delle opere.

È scabroso le donne studiar

di Alessio Mirante

Nel mezzo di una mia tormentosa storia d’amore, il mio amato Maestro mi disse: “perché vuoi comprendere le donne, se ti piacciono? Le donne si comprendono fra loro, per questo si odiano”.
Non appaia quindi troppo retorica, sebbene assolutamente inflazionata, l’idea di una mostra sulla Donna fatta da Donne. Non son mancate polemiche di questo tipo riguardo Domina 23.
Escluso un Gotha machissimo (Bazan, Beninati, Laboratorio Saccardi, Stassi, De Grandi), il panorama artistico panormita è sostanzialmente femminile. Almeno per quel che riguarda la qualità.

desideria burgioQuesto vale soprattutto per la fotografia. Prossimamente uscirà un mio articolo proprio sui migliori fotografi palermitani, quasi esclusivamente donne e tutte presenti alla mostra. Per non anticipare troppo, mi limiterò ad una rapida carrellata.
La nostra Desideria Burgio, che ha presentato uno dei suoi giochi pop choici (nella foto a fianco), e Valentina Glorioso, con una delle sue icone di morbido acciaio, rappresentano rispettivamente il lucore  ed il tenebrore tentatore del genere femminile.
Di Rori Palazzo un demi-jour perfetto ed una foto un po’ vacanza greca di Antonioni.
Patty Owens, con Côte d’Ivoirenon nasconde i suoi debiti di musa verso il suo maestro. Nel suo impeccabile ritratto di un’eburnea ragazza, viso celato da un Vergottini, è impossibile non riconoscere la vera cifra dell’indagine di Francesco Paolo Catalano: la solennità. Se nei ritratti di Catalano questa solennità è celata dietro il jeu des masques, spesso grottesco, degli identikit e dei travestimenti, la composizione della Owens trasfigura il soggetto, involontariamente, in una regale santa levantina. Byzance.

Resta facilmente impresso l’ultimo lavoro di Linda Randazzo, omaggio ad Hans Baldung, una sfida della ruvida scuola siciliana novecentesca al kitsch del Wiedererwachung.

Dopo la sua momentanea sbandata per i portamonete, Loredana Grasso ci presenta un’opera truculenta, sebbene in maniera sobria e interessante: una treccia recisa e in disfacimento, con tanto di formicone nero direttamente dal più classico repertorio surrealista. Non per azzardarci a dare consigli, ma continuiamo a sostenere che come pittrice sia molto più interessante, e dovrebbe lasciare i portamonete alla manifattura minorile del sudest asiatico.ANGELA VIOLA Femminile singolare #7

Non me la sento invece di nominare l’autrice, francese, di un’istallazione disturbante per l’anemia creativa e l’inefficace arroganza: biancheria stesa con ricami naif di capezzoli, piselli spumeggianti e persino della sezione di un utero. Oy vey ist mir…

Grazia Pernice ha realizzato una bella Arianna di terracotta ramata, avvinta da ferro filato come se il proverbiale filo si fosse fatto barbed wire e dunque prigione. Peccato per la brutta poesia di un maschio che l’accompagnava.

Bellissima la serie Femminile Singolare di Angela Viola, artista talentuosa e immaginifica. Foto di modelle, ritagliate da riviste patinate, a volte divelte, a volte schiacciate come insetti succosi, sempre rivelanti un intimità di aliena organicità che macchia, o  invade, la realtà con grumi e con fasci di radici e diverticoli. Delicate eco di certe trasmutazioni di Giger e Cronenberg.
Peccato per le cornici.

Altra serie da segnalare è quella di Alice Grassi, un lavoro delizioso (nonostante le cornici Ikea) dal sapore cabalistico di alberi che crescono opposti con le medesime radici.
ALICE GRASSI

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