Intervista ai Crystal Stilts

È aperta la caccia alla nuova tag della band Newyorkese

di Carlo Miles Prestia
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Musica
N.12 del 8.1.2014
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La prima volta che ascoltai “Heroin” dei Velvet Underground avevo 16 anni. Misi su questo “best of” dei Velvet Underground, uscito con La Repubblica. A quei tempi il mio inglese non era dei migliori. Ovviamente immaginavo trattasse di droghe pesanti, ma ero costretto a dar spazio all’immaginazione, cosa che ammetto, sto rimparando a fare solo oggi. Non potendo andare oltre a quello, mi abbandonai a quel suono assordante, fastidioso ma per qualche strano motivo, piacevole. Mi immersi negli spazi urbani di New York, possibilmente negli anni ’60. La frenesia della città, i grattaceli, la pioggia, la metropolitana, alienati, tossici, prostitute, senza-tetto, artisti maledetti “e compagnia bella”, come si diceva sempre in un bel romanzo newyorkese. 

Molti anni dopo entrai alla Rough Trade di Shoreditch, a Londra. Era quasi Natale e volevo comprare un regalo per qualcuno. Uno stereo un po’ vintage, che faceva molto “Radio Raheem” in “Fa La Cosa Giusta”, seminava strane e affascinanti note nell’aria natalizia. Andai da un impiegato del negozio, un tipo grassottello e antipatico nerdissimo con occhialino rotondo e la magliettina di qualche scognito gruppo tedesco degli anni ’70. “Chi sono questi?” chiesi. “Sono i Crystal Stilts, il nuovo disco della Angular Records” disse lui un po’ indispettito dalla domanda troppo banale. “Interessanti, sembrano un po’ troppo i Jesus & Mary Chain però”, replica io, dandomi un pò di arie per tenergli il gioco. “Si, le loro influenze sono piuttosto evidenti, ma il disco è buono”, rispose lui con fare molto serio, abbastanza da essere credibile. Comperai il disco. Scoprii anche che con i J&MC aveva poco a che fare, se non forse un paio di canzoni fra cui quella che passavano alla RT.

Arrivato a casa divorai “Alight Of Night” insieme a mio fratello. Questa volta il mio inglese era di gran lunga migliore e tuttavia, causa riverberi da cattedrale e lo spiazzante impasto sonoro non riuscivo a capire una parola. Ancora una volta mi concentrai esclusivamente sui suoni, sull’atmosfera alienante e impressionistica di quel disco, riscoprendo con grande piacere quella vecchia sensazione da teenager. Ritornai in quei paesaggi urbani, gli stessi nei quali mi avevano condotto i Velvet anni prima. Non fu una sorpresa scoprire che i Crystal Stilts erano proprio di Brooklyn. Il loro primo LP avrebbe riaperto la stagione dei riverberi e del lo-fi, e anche di un nuovo prototipo di “poser” da copertina dei primi dischi dei Sonic Youth. Lungi dall’essere dei poser, i Crystal Stilts sono l’unica band che – con la filosofia del chi va piano va sano e va lontano – non si è mai fermata, si è sempre fatta i cazzi suoi, e ha dato forma a un sound distinto e originale. Quel 10% di appassionati nerdologi (quelli che non fanno parte del 90% di quelli che stanno a farsi le seghe a casa ma vanno ai concerti e si divertono) sanno di cosa parlo.

La band, composta da Brad Hargett (voce), JB Townsend (chitarra), Kyle Forester (tastiere), Andy Alder (basso) e Keegan Cooke (batteria), è giunta oggi al suo terzo LP, “Nature Noir”. Come i suoi predecessori, il disco è un inquietante acquarello di paesaggi urbani venato di psichedelia e affogato nei riverberi. Sono andato a trovarli al Cargo, Giovedi 28 Novembre, per fare due chiacchiere sulla loro ormai decennale carriera, poco prima della loro ultima apparizione londinese.

crystal stilts2Voi ragazzi fate di base a Brooklyn, com’è la vita da quelle parti?
JB: Sempre più costosa. Dieci o anche solo cinque anni fa era molto più facile essere un artista a Brooklyn. Ma tutto sommato così va il mondo e le grandi città cambiano molto in fretta. All’inizio degli anni 90 nessuno avrebbe scommesso un cent su Willaimsburg. Io vivo a Greenpoint, non troppo lontano, e ti posso garantire che a quei tempi non c’erano tutti questi artisti in giro.
Andy: Quando mi sono trasferito a Brooklyn era il 1997. Williamsburg era completamente vuota, oggi è un gran casino. Ma per dire, se nel 1987 dicevi in giro che stavi andando a un concerto nel Lower East Side la gente ti prendeva per matto. Poi passano dieci anni, è il 1997 e il Lower East Side improvvisamente è il “posto giusto” con “la gente giusta”.

Certi presunti giornalisti di musica vi accostano alla Creation, ai Joy Division e a certo cosiddetto Post-Punk inglese. Io l’ho sempre detto che erano stronzate e che siete una band Newyorkese a tutti gli effetti…
JB: Si, non credo sia un caso che ci siamo tutti ritrovati nella stessa città se non avessimo tutti una sorta di fissazione per New York o per … non voglio dire il New York sound, perché non é come San Francisco … ma qualunque cosa sia c’è ed è a New York.

La vostra musica sembra ritrae paesaggi sonori (soundscapes) urbani, la città e tutto l’ambiente circostante hanno un ruolo fondamentale nel vostro lavoro?
Brad: Penso che tutti noi siamo, fra le altre cose, appassionati di musica strumentale. In un certo senso è quello che faccio anche io come cantante. La mia voce è uno strumento come gli altri, i testi spesso non sono decifrabili. Su di me la città ha avuto un grande impatto, specie all’inizio. Mi sono trasferito a New York dalla Florida, molte delle canzoni erano ispirate da un ambiente completamente nuovo. Scrivevo nelle metropolitane. Un paio di canzoni, “Shattered Shine” e “Spiral Transit” in particolare, nascono proprio dallo straniamento causato dal ritrovarsi improvvisamente in mezzo a milioni di persone, prendere la metropolitana, essere catapultati in questa dimensione di metropoli frenetica.

crystal stiltsUna volta avete detto che siete un gruppo Pop, ma non in senso moderno. Cosa significa?
Brad: Di certo non suoniamo come una band moderna.
Andy: Non nel senso di pop-chart. Ma neanche in termini del cosiddetto “Pop alternativo”.
Kyle: Credo che il Pop oggi sia stato in un certo senso destrutturato. Banalmente se pensi a Katy Perry non c’è più quella struttura verso, ritornello e bridge, tutti con una melodia o un’armonia a se stante. Ci sono dei layers, c’è un groove e magari il verso e il ritornello sono la stessa cosa.
Andy: Tuttavia credo che bisogna dar credito a questa cosa, ha una sua dignità.
Kyle: Le nostre canzoni però, specie in questo disco, hanno qualcosa di molto tradizionale, in termini strutturali.

Credete che oltre al modo di ascoltare la musica – ipods, mp3 etc. – sia anche cambiato il modo di recepirla? Cioè oggi se ci pensi è diventato accettabile ascoltare un singolo Pop mainstream che non segue i vecchi stilemi di Sonny & Cher…
JB: Credo sia positivo il fatto che ci sia un sacco di musica in giro che è più focalizzata sul sound che sulla canzone in se. Ma allo stesso tempo spesso manca la sostanza.
Andy: La musica forse oggi è meno comunitaria, ma allo stesso tempo c’è molta piu facilità nel condividerla. È diventato molto più facile ascoltare musica per conto tuo. Tutti hanno facile accesso a ogni genere di musica e possono trovare il loro piccolo spazio. E allo stesso tempo in un certo senso è molto più facile condividere questo spazio. Tutto va all’inverso.

Restando sul tempa del Pop da chart, quali sono le vostre “guilty pleasures”?
Kyle: Non ascoltiamo il Pop da radio, ma qualche volta ascoltiamo un pò di roba Indie mainstream, questa è la nostra “guilty pleasure”. Per esempio l’altro giorno nel van ascoltavamo l’ultimo degli MGMT. Non è che cantiamo in coro però. E poi non vorrei sembrare irrispettoso nei riguardi di questi gruppi. Credo che comunque ascoltiamo più che altro roba “non contemporanea”. Ascoltare insieme un disco che è uscito quest’anno è stata una svolta assoluta per noi.
Brad: sul mio canale Youtube ultimemente a lavoro ho incominciato ad ascoltare un sacco di quella roba elettronica semi-astratta che esce per ora, ma ad essere sincero non ricordo mai un nome, i pezzi stanno solo lì in rotazione nel mio computer.

crystal stilts 3Nonostante abbiate il vostro “signature sound”, siete riusciti a fare dei dischi che suonano molto diversi fra loro. Qual é il vostro approccio lavorativo in fase di preparazione e in studio?
Brad: Credo che tutto si evolva in modo naturale. Sicuramente quando scriviamo cerchiamo di applicare stili diversi alle singole canzoni, ma più che altro lasciamo che tutto accada da se. Credo che siamo riusciti a raggiungere molti dei nostri obiettivi in questo lavoro, ci sono pure archi e arpeggiatori.
Kyle: Prima di entrare in studio abbiamo fatto un mixtape per il produttore. C’era un sacco di roba diversa, la prima traccia era “Sitting In Circles” di Barry Goldberg se non sbaglio.
Andy: Io ci ho infilato qualcosa da “Transformer”. Sicuramente c’era molta roba anni 70 in questo mixtape, più che anni 60.

A proposito di Transformer, voi siete fan di Lou Reed?
Brad: Ok. So dove vuoi arrivare. Eravamo a Oxford, Mississippi. Io stavo controllando il mio Twitter per trovare i risultati di tutte le partite di Football che mi stavo perdendo in tour. All’improvviso sono spuntati tutti questi feed. Io ero per conto mio e gli altri erano a circa dieci yard da me. Senza rendermi bene conto della cosa dissi “È morto Lou Reed”… in realtà non avevo ancora realzzato e loro continuavano a camminare e a parlare, e io di nuovo: “È mooorto Lou Reeeeed!” … e loro ancora a camminare e parlare, e io allora faccio: “È MOOOORTO LOU REEEEEEED!!!!!!!”.
JB: Io non ero cosi sorpreso, credo ci sia da aspettarselo un pò a chiunque abbia inciso un disco negli anni ’60.

Non avete fatto nemmeno un tweet?
Brad: No way! Abbiamo parlato fra noi di quanto stupidi e noncuranti siano certi tweet. Gente che non ha mai veramente ascoltato la sua musica che scrive “hey ragazzi, una triste notizia! RIP Lour Reed!”. Non capisco proprio che senso abbia.
Kyle: Lo sai com’è, le morti delle celebrità oggi sono come dire… “oh no! Non ho visto l’ultima puntata di “The Wire”!”. È un po’ la novità del momento. Qualcuno ci ha chiesto di fare delle cover dei Velvet ai concerti. Ne abbiamo fatto una la serata dopo.
Brad: “Temptation Inside Of Your Heart”, che non avremmo mai fatto se non fosse che era in repertorio da tempo.

crystal stilts 4Leggete mai le vostre recensioni?
Brad: sicuro…

Che mi dite dell’ultima su Pitchfork?
Scoppiano risate generali… (la recensione non é particolarmente positiva)
JB: Credo che la cosa che mi ha colpito di più sia il fatto che hanno sbagliato lo spelling del cognome di Brad per tre volte. Tutte e tre in modo diverso.
Brad: Mi sembra abbiano quel tipico atteggiamento “passivo-aggressivo” … la recensione finisce con una specie di commento positivo, tipo “un disco intelligente”, ma non si capisce veramente quale sia la loro posizione.
Kyle: Vuoi sapere che c’è di veramente triste riguardo Pitchfork? La gente dovrebbe essere in grado di poter lasciare commenti anonimi…
Andy: Non sono daccordo, tutta la stampa Indie on-line é un’ammucchiata di commenti anonimi.

Pitchfork è ancora rilevante oggi come lo era qualche anno fa in America?
Brad: Rimane sempre e comunque il più grande portale di musica, almeno per quanto riguarda le band. Gran parte della stampa vera ormai è morta. Molti giornali indipendenti sono scomparsi o fanno parte di un unico conglomerato.
Andy: Poi ci sono bravi e cattivi giornalisti, come in ogni cosa, nel cinema etc. In generale nella musica credo che ci siano anche piccoli blog che sono milioni di volte meglio di molte pubblicazioni.
Kyle: Quello che non ho mai capito e che secondo me confonde le persone è questa storia dei punti. Nella critica cinematografica o nella musica. Questa è la cosa assurda di Pitchfork, c’è un numerino che in teoria dovresti utilizzare per decidere se ascoltare un disco o meno. Per dire se è un 8.3 devi assolutamente sentirlo, se è un 7.7 allora forse dovresti sentirlo ma solo se hai sentito tutti gli 8.3 e non hai più niente da ascoltare. Mi sembra un modo un pò strano di concepire la musica. Voglio dire, ci sono cose che tu ascolteresti e magari io non ascolterei mai e viceversa. Credo che una recensione dovrebbe semplicemente aiutarti a capire se quel determinato disco potrebbe interessarti o meno.

crystal stilts6E che mi dite di questa nerdissima accozzaglia di generi e sottogeneri?
Kyle: Sai è buffo, nella nostra pagina Wikipedia prima c’era scritto che eravamo una band “Noise Pop”. Ci avete mai fatto caso ragazzi? Per tanto tempo la pagina ha riportato “I Crystal Stilts sono una band Noise Pop di Brooklyn, New York”. A quei tempi tutti quanti, nelle descrizioni della band, usavano il termine “Noise Pop”. Credo che adesso su Wikipedia siamo diventati una band “Post-Punk”. Ma che ne direste di “Noise Rock”?

Credo che su Wikipedia potreste cambiarlo facilmente.
Kyle: Si forse dovremmo cambiarlo. Mi piaceva di più “Noise Pop”.

Si “Noise Pop” fa molto piu fico. Oggi non fa piu fico essere “Post-Punk” anche se un sacco di gente in realtà vuole essere “Post-Punk”.
JB: Io credevo che Post-Punk fosse una Tag sicura, cioé nel senso che significa tutto e niente. Anche Psych è abbastanza sicura come tag, è facile, non impegnativa, parzialmente descrittiva…

… detto ciò, la campagna per la nuova Tag dei Crystal Stilts è aperta. I compiti per casa sono ascoltarvi il loro ultimo disco, “Nature Noir”, andare sulla pagina Wikipedia e aggiungere il vostro genere preferito nella sezione “genere”, vediamo di espanderla un poco.

Immagine di copertina di Al Folo
Immagine interne all'articolo di James Hindle, Angel Ceballos.
Black and White Photos: Crystal Stilts in New York, January 2011. Top, from left: On Kyle: Vest: D&G. Shirt: Marc Jacobs. On Andy: Jacket: Marni. Shirt: Dolce & Gabbana. On Brad: Jacket: APC. Shirt: D&G. On Keegan: Suit: Marc Jacobs. Shirt: Keegan’s Own. On JB: Suit: APC. Turtleneck: JB’s Own. Second Row From Left: Same As Above Except Jeans: APC, Marc by Marc Jacobs and Levis. Styling: Vanessa Chow/Creative Exchange Agency. Grooming: Sarah Sibia/See Management. Special Thanks: Fast Ashleys.
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