La musicassetta

Nostalgie su nastro magnetico

di Simone Giuffrida
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Musica
N.19 del 26.2.2014
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Dai 78 giri al MP3 se n’è fatta di strada. Dal vintage alla comodità, dal profumo di un vinile con il sottofondo di una puntina sporca ad una penna usb di 10 cm con dentro più di mille brani scaricati da internet. Nel mezzo, dai long playing ai cd, ecco le malcapitate musicassette, o cassette semplicemente. Piccole, comode, da mettere nelle prime radio della macchina ma tremendamente brutte. Provate a sentire lo stesso brano (possibilmente con le stesse casse) nei vari formati e sentirete che persino il file mp3 sembra più interessante della cassetta. Avanti e indietro, FF e RW, Play, Stop e Rec. Ero diventato un giocoliere, con entrambe le mani. Via con i misti italiani (Guccini, De Gregori, Battiato, De Andrè) e con quelli stranieri (Dire Straits, Pink Floyd, Genesis), misti a tema, misti di genere, misti di piacere. Non la sto rivalutando, sto ricordando.1-BESTFOR RICHARD

Da grande amante viscerale della musicassetta e dei vari “Misti” che si potevano ottenere registrandoci sopra (in tutte, anche quelle originali, bastava occludere i due piccoli fori messi in alto sia a destra che a sinistra per renderla “recordable”) con l’avvento della rete e dei file mp3, ho lasciato per strada la tanto comoda quanto ludica audiocassetta.

Ma il paragone non regge, questo è solo sentimento dovuto meramente alla mia età, se fossi nato cinquant’anni fa o quindici anni fa non avrei di certo questi pensieri.

 

Il vinile ha quel ‘non so che’ di magico, di puro. Ha un suo odore caratteristico che non ha eguali, ed anche il rumore di fondo di un lp pulito male o di una testina mal ridotta (già detto) ha il suo fascino.4

Il cd è pratico, certo, ed è anche registrato molto bene –anche se non sempre – le tracce sono visibili (vuoi la 14? Metti la 14.) non come cassette e vinili. Poi i file, che sono un altro mondo.

Bene, la cassetta non riesco ad odiarla, sebbene lei faccia di tutto per farsi odiare. È chiaramente uno strumento di passaggio tra le due grandi rivoluzioni: sarà forse il fascino della registrazione estemporanea su nastro magnetico.

2-PAUL HUDSON

La storia dell’audiocassetta è peraltro molto breve: nasce nel 1963 per opera della Philips e già all’inizio del nuovo millennio sembra preistoria. Se era una cassetta originale, era quella lì – punto; dai venti ai trenta minuti per lato, con l’ordine dei brani del disco in questione e tanti saluti. La mia stima invece andava verso le cassette vergini, su cui registrare ed su cui –udite udite – si poteva SCEGLIERE quale fosse il lato A ed il lato B. (ps, dentro la cassetta vuota impacchettata c’erano delle strisce adesive su cui scrivere il titolo del disco, della compilation e strisce con scritte i lati.) Potevo reimpostare l’ordine dei brani, come se fosse una mia composizione. Poi purtroppo sono diventato musicista.

Dopo una quindicina d’anni dalla sua nascita, la musicassetta vide il suo BOOM con l’introduzione del Walkman della Sony; se provvisto di pile, tu – passante annoiato – potevi ascoltare una cassetta con le cuffie per strada. L’antesignano del lettore mp3.

Compact disc, masterizzatori, internet e file mp3 hanno messo fine a questa storia turbolenta di odio-amore tra la gente comune e le musicassette ma io le conservo ancora.

 

Appendice di Donato Di Trapani

Il mio ultimo ricordo/utilizzo di una musicassetta risale ad un viaggio in Indonesia, Bali, villaggio di Ubud. L’imperativo è trovare un’alternativa alla lagna cantilenante che fuoriesce dagli altoparlanti della nostra jeep malandata. Impresa ardua, dal momento che la nostra autoradio non è provvista di lettore CD e che i negozi di musica scarseggiano. L’unica musica propinata in tutte le salse è il gamelan, la musica tradizionale accompagnata dall’altrettanto tradizionale danza del luogo. E la sola, flebile speranza la riponiamo nel lettore di musicassette di cui, sorpresa, la nostra autoradio è provvista. Senonché, fortuna inattesa, nella strada principale del villaggio troviamo un negozietto con centinaia, forse migliaia di musicassette. La gioia dura poco: si tratta per la stragrande maggioranza di colonne sonore di Bollywood, torniamo al punto di partenza. Dopo una buona mezz’ora passata a rovistare tra cassette (molto) variopinte, riesco con fatica ad estrarre due gemme: un disco solista di Ringo Starr (non ricordo quale) e il magnifico, inimitabile, The Great Escape dei Blur. Sarà stato il fascino delle risaie o l’ebbrezza di guidare un’automobile senza freni, ma non mi sono mai ritrovato a cantare con tanto gusto Best Days, The Universal o Charmless Man. E ovviamente, quelle cassette le custodisco ancora oggi gelosamente

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