La sinfonia della mente

L’arte di Lynch e Carpenter

di Simone Giuffrida
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Musica
N.26 del 26.4.2014
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Non è mai semplice affrontare un argomento così astruso e tortuoso come quello riguardante le colonne sonore dei film, a maggior ragione se si ha davanti due registi come Lynch e Carpenter che, in molti casi, scrivono loro stessi le musiche dei propri film. La relazione che intercorre tra un lungometraggio e la ‘propria’ colonna sonora è di un legame molto profondo che solamente gli autori (ancor di più se si tratta di un autore unico) possono comprendere in toto.

DavidLynchIl rapporto che il geniale regista David Lynch – classe 1946 –  ha consolidato di anno in anno, di film in film con la musica lo rende un artista a tutto tondo non tanto per abilità tecniche verso più arti (da piccolo era un abile pittore) ma piuttosto per una ‘coscienza artistica’ maturata – forse innata? – nel corso del tempo.

Lo stretto connubio con il musicista Angelo Badalamenti lo testimonia: da Velluto Blu a Twin Peaks, Lynch ricerca (e trova in Badalamenti) sonorità che testimonino una  cittadina coltre cumulonembica visibilmente e ‘udilmente’ tormentata; dalla vellutata corruzione alla morte di Laura Palmer.

David Lynch dirige gli attori come un’orchestra, con la musica molto alta in cuffia (come Gordon Cole in Fuoco cammina con me), dettando tempi e movimenti o, in altri termini, il ritmo della narrazione

Le atmosfere post-belliche anni ’50 regalano una collisione temporale tra l’onirico e l’inconscio che si materializza – in studio – con una perfetta giustapposizione tra partiture già esistenti e brani commissionati dallo stesso Lynch che sovente, per esempio in Inland Empire, scrive l’intera colonna sonora. Un film, questo, frutto di un estemporaneo flusso di coscienza del regista che lui stesso ha definito ‘folle’. Nessun musicista avrebbe potuto fare meglio, anche con i conigli.

Badalamenti ha collaborato con Lynch anche in Cuore selvaggio (rock errante, Nicholas Cage canta Love me tender Elvis), Fuoco cammina con me, Una storia vera (contemplativo country road movie), Mullholland drive – in cui la colonna sonora spiega il passaggio di consegne tra Betty Elms e Diane Selwyn, due alter ego inscenate magnificamente da Naomi Watts –, in Strade Perdute e nelle folli short-stories Rabbits. Qui il primo episodio, in lingua originale con i sottititoli in italiano.

Il pianista rimanda la nascita del tema di Mulholland Drive in seguito ad una conversazione avuta con Lynch, su un altro set, il quale gli descrisse il nuovo progetto e gli raccontò la sensazione che andava cercando, secondo un modo di procedere già collaudato in Twin Peaks. Badalamenti suonò di getto e ne scaturì una frase ripetuta che corrispose subito all’idea che Lynch aveva in mente; il regista così intimò di non modificare nulla. La frase divenne poi il leitmotiv del lungometraggio.

Parallelamente all’antinomia della splendida Naomi Watts in Mulholland drive, in Lost Highway (o Strade Perdute che dir si voglia) Lynch ha scelto il brano I’m deranged di David Bowie – dall’album ‘Outside’- per testimoniare un altro cambiamento di personalità Fred Madison/ Peter Dayton. La ‘mutazione’ stavolta si presenta molto più complessa e variegata;  una messa in scena della teoria del nastro di Mӧbius, una realtà mostrata dai diversi punti di vista delle varie personalità dell’assassino Madison. La rappresentazione cinematografica dell’idea lynchiana delle personalità multiple psicanalitiche freudiane, Io Es e Super-io. Il brano di Bowie accompagna la vita dell’omicida, sia in veste di Madison, di Dick Lorraine che di Pete Dayton, fino alla gnomica scena finale in cui il nastro di Mӧbius compie l’eterno ritorno (“Dick Lorraine è morto?”). Bill Pullman/Madison scappa via in macchina inseguito dalla polizia, mentre in realtà si trova in carcere e sta per essere ucciso dalla sedia elettrica.

David Bowie ha un cammeo in Fuoco cammina con me (Twin Peaks), dove interpreta Philip Jeffries il quale esce improvvisamente da un ascensore in ufficio dell’FBI due anni dopo la sua (non meno improvvisa) scomparsa . S’incammina velocemente verso l’ufficio di Gordon Cole/ David Lynch, mentre l’agente Cooper/Kyle MacLachlan – autentico amuleto lynchiano – impazzisce seguendo il gioco delle telecamere di sorveglianza. Jeffries delira e farnetica, riferendosi ad un certo punto a Cooper urlando: “Who do you think this is, there?“, citando nomi e gli incidenti che gli sono accaduti; intanto le sue parole sono illustrate dall’intrusione di una ‘trasmissione fantasma’ che mostra un piccolo gruppo di personaggi, tra cui BOB (il compianto arredatore e assistente alla scenografia Frank Silva notato da Lynch grazie ad un riflesso su uno specchio in una scena minore), ed il nano danzante – ‘il braccio di Mike’ – in una serie di pose strane davanti ad un tavolino, delle carte da gioco e sequenze in rewind. Un eventuale proseguimento della serie o un sequel del film avrebbe forse potuto spiegare l’intrusione di questo personaggio che, nella sceneggiatura iniziale, si trova in un albergo a Buenos Aires quando improvvisamente scompare e riappare in ufficio dell’FBI. Poi ritorna in albergo.

Autentica creatura musicale lynchiana è invece Julee Cruise. Presente nelle colonne sonore di Velluto Blu (‘Mysteries of Love’), Mullholland drive ma soprattutto per la sigla, Falling (vedi sopra), di Twin Peaks, la piccola cantante nel 1993 partorisce un album (Voice of love, che fantasia) con musica scritta da Angelo Badalamenti e testi scritti proprio da Lynch. Sotto la produzione del duo Lynch/Badalamenti, la Cruise registra la cover di Elvis “Summer Kisses, Winter Tears” che Wim Wenders utilizzerà nel suo splendido lungometraggio del 1991 “Until the end of the world”, con Solveig Dommartin, William Hurt, Sam Neill e Max Von Sydow, insieme a brani degli U2, dei R.E.M. e dei Talking Heads, tra gli altri.
Lynch, passando da abile selezionatore di colonne sonore ad hoc a compositore (per se e per altri), non può ovviamente non cimentarsi nella ‘mera’ esecuzione. Nel 2011 esce il primo album del regista, “Crazy Clown Time”, già sala di registrazione per le composizioni originali delle colonne sonore di Twin Peaks e Mulholland Drive.
Regista, fotografo, musicista, artista a tutto tondo, David Lynch ci ha preso gusto e, ultimamente, sembra dedicarsi più alla sua grande passione musicale che a qualsiasi altra forma d’arte. Per l’appunto, il 15 luglio prossimo arriverà nei negozi The Big Dream, secondo album, già lanciato da un brevissimo promo di sei secondi postato su Vine direttamente sul profilo personale del maestro.
John_Carpenter

John Carpenter,classe 1948, è figlio di un insegnante di musica e sin da piccolo è cresciuto avendo la possibilità di apprezzare quest’arte. Nei suoi lavori cinematografici ha anche scritto e interpretato alcune delle colonne sonore dei suoi film più memorabili. Dalle ambientazioni horror al classico ‘eroe senza paura e senza macchia’- ma anche senza lavoro ne soldi – Carpenter non ha mai voluto (tranne rare eccezioni) pagare un musicista/compositore che scrivesse per lui. Gli anni ’80 non sono passati inosservati neanche davanti gli occhi del geniale Carpenter, e la presenza anche eccessiva di sintetizzatori elettronici ne è la conferma.Uno degli esempi più esaustivi risiede nella musica presente in ‘Halloween’, un tema in 5/4, semplice e con accordi dissonanti, appreso ai bonghi dal padre, suonato dal piano (poi imitato dal synth) che accompagna la maschera di Michael Myers in cerca di carne per le strade di Haddonfield. In “Halloween III” Carpenter fallisce clamorosamente dal punto di vista cinematografico ma non si può dire lo stesso per il punto di vista musicale. Via il vecchio tema, spazio al nuovo. Quando i ritmi del film finalmente iniziano a salire non riescono comunque mai ad ingranare veramente, come da copione. I pochi spunti di suspense della pellicola sono indotti dalle composizioni di Carpenter che in “The Fog” si proclama ‘King of horror’: note oniriche avvolte in uno schema che si ripete lungo il film fino a diventare quasi assordante.
Il celebre attore Kurt Russell sembra invece avere una colonna sonora tutta per se: in Fuga da New York, a testimonianza della ‘durezza spavalda’ di Russell/Jena Plissken – a Palermo diremmo “corna dure” – Carpenter omaggia lo spettatore con l’introduzione di basso e chitarre, unite all’immancabile synth. Notevole il ‘reprise’ de “La cattedrale sommersa” del compositore francese ottocentesco Claude Debussy che accompagna il volo del protagonista. Russell impersonerà anche Elvis Presley nell’omaggio“Elvis, il re del rock” del 1979 dove dominano i brani del compianto cantante americano. Parecchio country.
Lo spartiacque stilistico – musicale avviene in “Grosso guaio a Chinatown”, flop commerciale (a ben donde) e musica da “coltellata nell’addome” con l’elettro-pop unita a strumenti tradizionali mandarino-cinesi. Il videoclip è di una nefandezza agghiacciante.


Mentre in Fantasmi da marte si passa al metal (anche piuttosto heavy), in Escape from L.A. Carpenter e Shirley Walker (buonanima, deceduta dopo essere apparsa nei credits in tutti e tre i Final Destination) si riprendono aggiornamenti dalla precedente Fuga, non di Bach ma sempre di Kurt Russell. Qui Carpenter assolda White Zombie e la grande voce di Tori Amos insieme a Sugar Ray e Deftones.

Ma è ne “La cosa” (1982) che la musica dei film di Carpenter raggiunge l’apice. Stavolta a firmare il tutto arriva nientepopòdimenoiche Ennio Morricone. Il tema si basa su un martellante tema percussivo con sotto accordi taglienti modulati. Uno splendido basso sintetizzato entra a poco a poco nel main theme, una presenza angosciante ma nello stesso tempo fondamentale. Gli arrangiamenti sono di Larry Hopkins, mago sonoro dei videogames.

Lynch e Carpenter; due mondi lontani, due concezioni diverse di intendere il film, ma accomunati da un’innata spinta artistica. Dall’impero ‘sinfonico‘ della mente.

 

No hay banda (…), è tutto registrato. (Mulholland drive)

 

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