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Quando ci si pone nella qualificazione di qualcuno, non bisogna tralasciare nessun aspetto, in quanto i vari aspetti espositivi della presenzialità dell’essere umano ( ma anche bestiale )  hanno una loro congiunzione, una loro simmetria armonica che delinea una consequenzialità ed un incastro , tra le varie caratteristiche estetiche e caratteriali.

Quando conobbi Enzo Cucchi, mi lasciò ricco d’osservazione la sua forma corporale: essa ha la struttura di una S .  Ha un corpo dotato di elegante svirgolatura . La S per la sua composizione estetica è la lettera dinamica per eccellenza  ed in tutta la sua dinamicità, che in Enzo è ben pronunciata , si possono osservare le gambe di un grande camminatore.

E le lunghe passeggiate mattutine ( irrinunciabili per lui ) sono la carta d’identità di un grande viaggiatore. Enzo ha perfettamente capito che l’avventura risiede nel viaggio, e mai nell’arrivo che invece definirebbe noioso .

E’ il Paolo Conte dell’arte contemporanea . Ed è Paolo Conte in tutta la sua voce rauca, una voce  che non proviene da enormi costruzioni accademiche , ma che proviene da un procedimento istintuale, nel pieno rispetto di se stesso e nella piena credenziale della propria qualità artistica.

E’ sciamano ed alchimista . E’ probabilmente il più grande sperimentatore di materiali del 900. Ferri, neon, marmi, tele e ceramiche: non ci sono limiti alla creatività di questo pittore , nel nubilato tra i materiali  .Voci narrano che abbia dato una forma all’aria incapsulandola in una bolla cosmica che fluttua sulla superficie terrestre , chiamando poi l’opera “ senza titolo “ .

Ha perfettamente compreso la gravità in cui riversa la condizione umana e questo gli attribuisce una pazienza contenibile in una scatola di dimensioni inferiori a “ merda d’artista “    verso gli esseri che infettano la nostra specie  con le loro secrezioni mefitiche. Non è assolutamente tollerante e non sopporta di soffermarsi più di 6 minuti con qualcuno che reputa stupido: peggio ancora se il malcapitato usa questa stupidità per sproloquiare in sua presenza.

Ha un percorso artistico da fare impavidire Fernando Botero : credo abbia fatto una mostra anche nell’isola di Sir Portback-Agorà ( non c’è sull’atlante ) , un ignota  isola abitata da circa 700 babbi natale , grassi e con la barba bianca, raggiungibile soltanto attraverso un portale di astre luci siderali .

E’ di Morro D’Alba: una sorta di reame del tartufo bianco e della cacciagione.  Una volta il navigatore voleva 90 euro in più per mostrarmelo sulla mappa. Buoi , asini, galli , pale e genuinità. Anche qui. Come Vacenaj.

Come Paolo Conte , è un maestro dell’improvvisazione .  In ogni sua opera , si riescono serenamente ad affermare due peculiarità:

1)       Enzo Cucchi quando produce si diverte.

2)      Enzo Cucchi quando produce   sta male .

Ed è anche questa contraddizione che delinea una struttura complessa,  la quale indica un artista a 360 gradi .

Di grande umiltà ma in piena coscienza del proprio talento , la sua pittura è l’emblema della semplicità e della più elitaria visionarietà, rappresentata da una mano disegnatrice che conosce pochi eguali tra i miti del 900 .

Enzo mostra un eccezionale capacità di spaziare tra argomenti diametralmente opposti tra loro, e troveremo indi buoi in piena diramazione cosmica e telogica. E’ un maestro del dialogo con la morte.

La sua pittura è educatrice: nel senso che soffrendone il dramma che esprime , scardina all’interno dello spettatore una rabbia ormai insabbiata e nascosta.

Enzo Cucchi nella sua devozione al nero ed alla tranquillità dei suoi teschi , è luce . E la luce è: sostanza spirituale, insensibile per se stessa ma tuttavia sensibile per il tramite della sostanza umida; capace di comunicarsi e diffondersi tutta quanta , veicolo della specie ovvero delle immagini ed anche veicolo delle qualità attive, nelle quali è presente un principio in grado di operare alterazioni e mutamenti. Questa è l’opera di Enzo Cucchi.

Morte , religione e bestie sono i protagonisti del suo charme pittorico. Le sue visioni armonizzano questi elementi, alternandoli e proponendoceli in veste completamente diversa ma sempre di segno riconoscibile quale proveniente dalla sua mano.

609-Enzo_Cucchi_Babilonie_2007_oil_on_canvas_30_x_40_cm

Non è  una pittura per tutti,  non godibile da ogni palato  e per sua natura si rivolge ad un pubblico che definirei  esoterico e simbolista o quanto meno   adatto,  alla comprensione di determinate tematiche. E’ indiscutibilmente il più raffinato dei transavarguardisti . Dall’iconografia grezza delle sue rappresentazioni, fuoriescono esecuzioni che nella loro semplicità si mostrano completamente autorevoli per quanto riguarda finezza ed eleganza.

La chiave di interpretazione della pittura di Cucchi, è rappresentata da un potente simbolismo, il quale pare accomunare sanguinarie battaglie tra concetti opposti. Il pianeta terra è lo strato dove la guerra si consuma.

Enzo Cucchi ricrea un universo come un grande e moderno affresco che in ogni tempo ciascuno guarda e rivive. La sua pittura è l’illimitato manifestarsi dell’immaginazione umana.

Il lavoro critico e il lavoro creativo si coniugano in un amalgama di operazioni che si succedono per via ascendente per cui ogni interpretazione viene a sua volta interpretata . Con Enzo, ciò che noi vediamo non è il quadro ma il messaggio di una pittura che divora continuamente anche se stessa.

L’arte di Cucchi rivela la consapevolezza di uno sguardo che indaga una cultura figurativa ma che tuttavia negli ultimi tempi pare abbia preso  inclinazione all’astrattismo ; la pittura come sogno della pittura: compaiono arcobaleni e panorami più aurei, le sue visioni degli ultimi anni pare siano approdate , ancora una volta, ad uno stadio superiore.

Cucchi vuole restituire al nostro cielo industriale  oscurato dallo smog , vecchi pianeti , mirabilmente intrecciati con le sorti e i sentimenti degli uomini. Sulla bellezza della “ visione “ Enzo, non ha dubbi e l’uso che fa di essa nella sua pittura supera in caratura, qualsiasi altro esempio novecentesco .

Artista di saldo temperamento , il quale , dopo aver varcato il ponte levatoio del Guggenheim ed aver raggiunto  le quotazioni dei diamanti d’Anversa, continua a definirsi localista .

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