Fumetti a spillo

KSC al Lucca Comics and Games

di Silvia Alù
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N.4 del 13.11.2013
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Qualche tempo fa, durante un viaggio sul Leonardo Express che collega Roma Termini all’aeroporto di Fiumicino, con ancora il fiatone per la corsa sfrenata dovuta a un estremo ritardo, Roberto Sajeva, uno degli editori di questa rivista, se n’è uscito dicendo di aver un’idea geniale: fare una promozione per Kill Surf City all’interno del Lucca Comics and Games.

È per colpa del suo genio che ho passto le restanti due settimane a inviare email e contattare telefonicamente tutte le fumetterie, le scuole di comics, le scuole di animazione, le case editrici di fumetti e chiunque altro potesse aiutarmi alla ricerca di sponsor.

Dopo molti fallimenti e ore di odiata fatica ecco il risultato: 5.000 pieghevoli da distribuire a Lucca.

 Blablacar, mon amour!

 Tutto succede in pochissimo tempo: cerco un treno, non lo trovo, chiamo amici, non ci vanno, scopro Blablacar, contatto il tizio di Blablacar, lui ci va. All’improvviso erano le 6 del mattino e io mi trovavo a Largo Preneste, un luogo che si situa al centro delle perpendicolari che dividono il Pigneto/Torpignattara dalla Prenestina inoltrata; praticamente una terra di mezzo tra la Roma radical chic e la peggio borgata, in cui in certe ore della notte è possibile incontrare gli elementi che vivono ai margini dei margini della società. In poche parole non è una zona raccomandabile.

Era evidente che le prospettive non erano rosee, ma sono povera (come si evince dalla mia rubrica Tacchetti a Spillo) quindi mi trovavo costretta ad accettare questo passaggio.

Il tipo che mi si è presentato davanti si chiamava Antonio e aveva evidenti problemi con la topografia di Roma, ma alla fine dopo un tempo infinito siamo riusciti a lasciare la Città Eterna.

Giusto per farmi stare tranquilla, Roberto mi ha tartassata di messaggi e telefonate per assicurarsi che il mio compagno di viaggio non fosse un serial killer. Ora posso dirlo: non lo era. Ma non sono state esattamente le ore più spensierate della mia vita.

 Benvenuti a Lucca.

Lucca, finalmente. Sana e salva.

copertina lucca

La fila per fare gli abbonamenti era infinita, avevo uno zaino che pesava 10 kg, i telefoni non prendevano. Insomma: Lucca era uno schifo.

Dopo un lunghissimo slalom tra la folla ho individuato il Padiglione Giglio, trovato lo stand DMS e incontrato per la prima volta Camillo Bosco (Editor Comics). La prima cosa che ho pensato è stata che Camillo fosse più alto di quanto credessi, la seconda è stata “Dio grazie, posso togliermi lo zaino”.

DMS, De Magno Somno, è un’antologia di otto fumetti (che tutti voi dovreste acquistare!) che ruotano intorno al tema del sonno e del sogno, ognuno con una trama autoconclusiva, realizzati tutti da diversi sceneggiatori e disegnatori, e questo l’ho appreso dopo aver sentito ripetere questa stessa tiritera a chiunque si avvicinasse al bancone dello stand.

Le successive ore le ho passate a piegare pieghevoli cosa cosa che è finita persino col piacermi, sicuramente più del motivo per cui non avevo mai pensato di andare a Lucca per il Comics.

I miei nuovi amici mutanti.

E adesso so qual’è il motivo: i cosplayer.

La mia paranoia nei LORO confronti nasce da un pensiero radicato in tutta la gente normale: se passi tutto l’anno a preparare un costume dettagliatissimo e costosissimo con cura maniacale, per poi metterlo una sola volta, che molto probabilmente ti farà sudare come un dannato per tutte le 24h in cui lo terrai addosso o in alternativa ti farà crepare dal freddo, evidentemente devi avere dei problemi con te stesso, figuriamoci con gli altri. Intendiamoci, non voglio giudicarvi, né offendervi, ma avrò diritto di sfogarmi anch’io dopo che mi avete terrorizzata. Grazie a Dio alla fine del primo giorno ho fatto una scoperta: i cosplayer a Lucca devono essere come dei vampiri al contrario, circolano solo di giorno. Presi così, nella notte, in piccoli gruppetti, mettono molta meno paura. Noi persone normali siamo in maggioranza e possiamo sconfiggerli in caso di un improvviso attacco con lama celata: questo mi ha rassicurata caldamente.

In ogni caso, per amore di Kill Surf City, sono al Lucca Comics and Games e ho pure trovato il coraggio di relazionarmi con numerosi cosplayer. Questo mi ha dato una consapevolezza nuova rispetto al fenomeno, che ancora temo, ma finalmente capisco. Il cosplayer tipo non è pazzo, e non tenterà di uccidermi con una lama celata ogni qualvolta gli darò le spalle. La maggior parte dei cosplayer sono persone gentili e carine, i loro atteggiamenti sono normali e affabili, la loro follia trapela solo quando si mettono in posa per farsi scattare una foto.

Day 1

 Doversi relazionare con un tipo vestito da Darth Vader non è mai piacevole. Fortunatamente da lì a poco sarebbero venuti in mio soccorso Camillo, Martoz (di cui potete ammirare un’illustrazione realizzata su una tovaglietta del ristorante poco sotto) e il suo amico Gianluca. Verso le 18.00 sospinti dalle morse della fame abbiamo deciso di prendere un gelato in una gelateria tra Piazza Napoleone e Piazza San Michele: se mai vi doveste trovare a Lucca non fatelo, 2,20 € per un minicono con tre minipallette di gelato.

Alla chiusura degli stand, con mia immensa gioia i cosplayer rimasti in giro erano davvero pochi.foto 1

Siamo tornati all’appartamento dove avremmo dormito tutti insieme accampati sul pavimento in sacchi a pelo o su materassini gonfiabili sgonfi e dopo aver fissato i turni per il bagno, siamo andati a mangiare una pizza.

Trovare un posto dove mangiare una buona pizza non fu mai una così ardua impresa. Alla fine abbiamo ripiegato su un locale con lunghe tavolate di ragazzini che avevano appena dismesso i loro abiti da cosplayer e si erano trasformati in innocui e comunissimi nerd. La pizza era spessissima, ricolma di olio e di una strana forma che faceva pensare più a un tetris che a un cerchio.

foto 2La notte nel nostro accampamento è stata lunga e difficile, non ho mai gonfiato il mio materassino gonfiabile e ho deciso di “dormire” in un sacco a pelo estivo, procurandomi un forte raffreddore e grossi problemi alla schiena. Al risveglio il tempo limite per usare il bagno era di un’ora in sette persone, non è stato semplice ma ce l’abbiamo fatta.

 Day 2foto 3

 Un’ora di fila per entrare al Padiglione Games sotto una costante, interminabile e fastidiosissima pioggerellina sottile, ha lavato via tutte le mie remore. Ed eccomi qui a picchiettare sulla spalla di una dai capelli viola per chiederle di farsi fotografare per Kill Surf City. Sembrava che lei fosse spaventata da me più di quanto lo fossi io da lei, e il risultato mi sembra lampante. Non so da cosa fosse vestita, ma l’espressione di schifo nei suoi occhi alla mia vista mi ha lasciato un vuoto dentro per tutto il resto della giornata, tanto da farmi sperare che la sua fosse un’interpretazione magistrale e che si fosse perfettamente calata nei panni di un personaggio per sua natura perennemente schifato, e non so se la cosa sia meno inquietante!

Le seconde cosplayer che ho incontrato sono state molto carine, erano due e mi hanno permesso di fargli numerosi scatti, sono state sempre sorridenti e cordiali e di questo le ringrazio. Se avessero saputo quanto io sia un’incompetente forse non mi avrebbero mai dedicato tutto il tempo che gli ho richiesto per effettuare questo pessimo scatto.

foto 4

A questo punto sono stata una buona mezzora a continuare a distribuire pieghevoli all’interno del padiglione mentre cercavo disperatamente due cosplayer travestiti da Hulk Hogan che mi avevano conquistato ore prima, ma che non ho mai più trovato. Per questo motivo ho dovuto ripiegare su di loro.

 Per l’ultima immagine si ringrazia Gianluca Rolli che ha coraggiosamente tenuto in mano il pieghevole di Kill Surf City vicino a quest’uomo che sembrava una montagna e mi incuteva un estremo terrore.

Quando finalmente ha smesso di piovere abbiamo deciso di abbandonare il Padiglione Games, acquistare 24 confezioni di Ramen alla pancetta e proseguire all’esterno.foto 8

Poco dopo essere usciti abbiamo incontrato un cosplayer di Ezio Auditore di Assassin’s Creed, videogioco che mi ha fatto dare per malata per una settimana a lavoro pur di finirlo. Era un ragazzino molto disponibile che si è prestato volentieri a farsi fare questa foto, che credo sia il miglior scatto realizzato. Vi si può vedere, tra le altre cose, la famosa lama celata che mi spaventava tanto e che più avanti sarei anche riuscita a toccare e indossare per qualche secondo.

La pioggerellina non mi ha abbandonata mai del tutto, dopo un paio di giri a vuoto, attirata da una musica ad altissimo volume proveniente da un autobus della… Polizia di Stato? Si, Polizia di Stato! Ho incontrato questi cosplayer che avevano un costume di gruppo del Signore degli Anelli. La peculiarità dei cosplayer che adottano travestimenti di gruppo è quella di camminare sempre tutti insieme, cascasse il mondo.

foto 9

  In quel momento mi sono resa conto di aver terminato i pieghevoli dentro la mia borsa, e che era quello il motivo per cui riuscivo a muovermi così agilmente in mezzo alla folla. L’idea di dover tornare al padiglione per dedicarmi alla mia attività preferita (piegare pieghevoli) mi ha dato una carica positiva e riempita di gioia.

Uscendo dal Padiglione per bere un caffè ho incontrato una ragazza molto carina e sexy vestita da SuperMario, la mia passione per il Nintendo e per gli anni ’90 mi ha costretta a fotografarla ma, mi dispiace, anche questa foto è venuta sfocata, nonostante diversi tentativi. Sono stata un po’ più fortunata con le due ragazze di cui una presumibilmente era vestita da Jolly e l’altra… non saprei proprio dirlo, che hanno ottenuto la loro foto quasi a fuoco.

 Successivamente ho incontrato una cosplayer un po’ diffidente vestita da qualcosa che, tanto per cambiare, non so ma che alla fine mi ha permesso di fotografarla. La diffidenza è leggibile nel suo sguardo da “che cazzo vuoi brutta idiota, mi vuoi veramente fare una foto per una webzine che non ho nemmeno capito come si chiama, e me la vuoi fare veramente con quell’iphone? Non ti credo proprio per niente” e invece, non so se tu, cosplayer diffidente, sei venuta a cercarti sul nostro sito, se fosse così, ecco la tua foto. Era tutto vero! Poco dopo invece ho incontrato altre due cosplayer con delle lucine nelle mani che si sono gentilmente messe in posa per farmi felice. Sì lo so, gli ho tagliato i piedi, ma le lucine azzurre mi stavano accecando e non ci ho capito niente.

 Finalmente il mio girovagare ha avuto una fine quando ho scoperto che sulle mura e nei dintorni di esse ci doveva essere qualcosa come una riunione di cosplayer. La mia angoscia è aumentata perché il 90% delle persone che mi circondavano era in costume ma ho potuto scattare un bel po’ di foto tutte in una volta per poi fuggire nuovamente nel magico mondo dello stand DMS.

Finalmente è finita.

La giornata si è conclusa con una lunga camminata per raggiungere la pizzeria dove avevamo prenotato, che sulla carta sembrava a due passi ma nella realtà era distante 6km.

Avevo da un po’ smesso di sentirmi le gambe, quando il mio spirito di adattamento ha deciso di sfancularmi e farmi provare un dolore straziante tutto insieme. Quando sei così stanca da aver superato il limite della stanchezza, quando senti che le forze ti stanno abbandonato, quando ogni passo ti risulta così doloroso che non credi di poter farne un altro, non ti rimane altro da fare che pensare, e io ho pensato. Ho pensato che il Lucca Comics è innanzitutto un conclave di squilibrati, è il luogo in cui convergono, da tutta Italia, i più pazzi di tutti, è una terra di mezzo più terra di mezzo di Largo Preneste. Ma quanti di noi normali riuscirebbero a portare a tali estremi una propria passione? Ho visto gente veramente strana in questi ultimi giorni, e più era strana più era felice. In quella stranezza confluivano 360 giorni di attesa e preparazione, che nell’esibizione trovavano una loro dimensione reale e gratificante. Il Lucca Comics è un grande calderone dove ciò che si vuole essere e ciò che si è coincidono.

Mi sono addormentata sulla scia di questi pensieri e al mattino sono stata sorpresa da una piacevole soddisfazione per essere sopravvissuta a un viaggio partito con le peggiori premesse in un mondo di cose per me estranee e insolite.

Dopo l’ultima lunga sessione di piegamento pieghevoli sono partita da Lucca diretta a Roma. E solo oggi posso raccontare tutto senza sentire la sofferenza e la paura che mi attanagliano.

Per il sostegno morale in questi giorni di Lucca Comics and Games si ringraziano:

(in ordine alfabetico)

Camillo Bosco, Debora Bertotto, Giovanni Federico, Alex Folin, Alessandro Martorelli e Gianluca Rolli, che hanno condiviso con me il pavimento, il bagno e le lunghe camminate

Foto di Silvia Alù
Immagine di copertina di Gianluca Rolli
Illustrazione di Martoz
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