Maleficent

Rovinare un classico in poche semplici mosse

di Nicola Franco
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N.31 del 12.6.2014
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SPOILER ALERT:
Prima che iniziate a leggere vi comunico che questa personale analisi è ricca di SPOILER, quindi se non avete intenzione di rovinarvi la sorpresa è inutile che continuiate a leggere.

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Dimenticate tutto quello che avete visto ne La bella addormentata nel bosco perché non ritroverete nulla nella trasposizione cinematografica live-action in questione. Le regole sono cambiate e la cara vecchia Malefica non è più una stronza e immotivatamente crudele strega nera (fata, whatever), bensì un’incompresa e infelice personcina a modo.

immagine 2Il film racconta il passaggio al lato oscuro dell’ex perfida cattiva Disney per eccellenza, ripercorrendo la vita della suddetta protagonista attraverso un amore adolescenziale e un inaspettato istinto materno nei confronti di -rullo di tamburi- Aurora. Malefica già dall’infanzia è la piccola protettrice della Brughiera, il regno fantastico separato da quello dell’uomo e in continuo conflitto con quest’ultimo, e durante una delle sue svolazzate in libertà (sì, in questa nuova versione possiede due enormi ali da arpia) conosce il giovane Stefano, destinato a diventare il futuro re degli uomini con il tradimento e l’inganno. Malefica e Stefano diventano talmente inseparabili che una volta cresciuti l’ormai adulto giovanotto si prende la briga di strapparle via le ali e consegnarle al re che, in seguito ad una sonora sconfitta da parte della fata e del suo esercito, aveva promesso il trono a chiunque avesse eliminato la “regina” della Brughiera. Lo stupore dell’improvvisa perdita delle ali fa maturare in Malefica un odio profondo nei confronti dell’avido innamorato, preparando così la controffensiva che ben tutti conosciamo. Il mio personale giudizio è abbastanza negativo, e cercherò di non fare parlare la mia natura da appassionato Disney, lasciando spazio a un’analisi del film in sé e delle sue gravi lacune. Innanzitutto si apre il sipario su una scelta che dire incoerente è poco, distruggendo immediatamente una parte della mia anima come quando Harry Potter annienta un Horcrux. La scena si apre mettendo in evidenza una piccola fata alata gentile e amorevole (con le corna da diavolo, ma pur sempre amorevole), e vengono pronunciate parole simili a queste: “era una bambina buona, gentile e generosa con tutti gli allegri abitanti della Brughiera…il suo nome era MALEFICA”. Ma perché? È immotivato chiamarla così fin dal principio, non c’è niente che suggerisce la sua possibile natura malvagia in quel frangente, è buona come lo zucchero filato; cos’è, i suoi genitori (entità più oscure degli sceneggiatori) avevano perso una scommessa e hanno dovuto pagare pegno? Una scelta infelice apparentemente di poco conto che spezza immediatamente l’illusione e riporta lo spettatore a realizzare di trovarsi seduto al cinema e, nel mio caso, di avere già pagato il prezzo pieno del biglietto perché visto nel fine settimana. Si susseguono una serie di imbarazzanti falle nella sceneggiatura, caratterizzazioni stereotipate e in alcuni casi davvero irritanti, uno sviluppo dei personaggi poco chiaro e frettoloso, scelte di regia e montaggio imbarazzanti (non sempre, ma il più delle volte) e una sconfinata lista di elementi trash assolutamente gratuiti; più tardi parlerò del completo femdom in latex e del concerto di Madonna. La grande prova d’attrice di Angelina Jolie, che da sola porta avanti la baracca, non basta a cancellare il pessimo e poco azzeccato casting dei restanti attori principali. Volendo salvare Elle Fanning nel ruolo della principessa Aurora, non posso fare altrimenti con Rovagnati Stefano (per via della sua espressione da prosciutto affumicato), il fedele servitore emo Fosco, il ragazzino della pubblicità Benetton 012 che presta il volto all’evanescente Principe Filippo e il trio delle fatine più immagine 4irritante e meno convincente che la storia cinematografica abbia mai avuto modo di vedere. Se pensate di trovare le simpatiche tre buone fate Flora, Fauna e Serena simili a come le avete lasciate, prenderete una cantonata inaudita. Sono pigre, opportuniste e assolutamente poco divertenti, e riescono a diventare le vere “cattive” del nuovo twist narrativo. Poi non mi soffermerò sulla recitazione anonima e sugli imbarazzanti modelli treddì realizzati in motion capture, perché ho già in serbo grandi cose per il finale. Diciamo pure che dopo Frozen la Disney ha deciso di virare inesorabilmente verso un messaggio femminista che dimostra la totale, o semi totale, inutilità della figura maschile all’interno di un contesto che vede il “Girl power” al livello più alto possibile; secondo solo alla quantità di hp di Sephiroth in Final Fantasy 7. Ci si prende ormai gioco, nel bene e nel male, di quelli che erano gli standard che hanno reso famoso il vasto impero della Disney, sfottendo e ridicolizzando le figure maschili, ormai liberati dalla loro funzione di baciatori professionisti. Vada per lo stravolgimento e l’uso improprio del bel bimbo 012, che viene visibilmente usato per questioni d’interesse e tornaconto delle fatine, ma sinceramente (con tutta la buona volontà) ho trovato ridicolo il bacio del vero amore dato da Malefica, che dovrebbe essere il male incarnato, alla bella addormentata, che per inciso nel film dorme per un totale di cinque minuti scarsi; ehi, proprio indicato per un personaggio passato alla storia e ricordato nei secoli per questa caratteristica e per il climax finale che vede il suo risveglio dopo un percorso travagliato! Non voglio scatenare un polverone inutile con questa faccenda del femminismo forzato, ma personalmente ho trovato che sia stato un abuso gratuito per conquistarsi una particolare fetta di pubblico che oggi chiama a gran voce scelte di questo tipo, volte a oscurare quei classici momenti.

D’altro canto la trovata alternativa di usare il personaggio di Malefica come chiave del risveglio della bella Aurora, perché custode del vero amore (solo materno, niente da filmare e mettere sul web), può anche essere una svolta interessante, anche se snatura completamente la figura della strega più amata dell’universo disneyano. Qualcuno ha affermato che la scelta di mostrare questo mondo alternativo sia stata una trovata geniale, pari alla possibilità di conoscere la “vera storia” di Malefica e le motivazioni che l’hanno spinta ad agire in questa maniera. Non nascondo il mio stupore e la curiosità al primo teaser trailer perché, dal mio punto di vista, intraprendere un viaggio volto a tracciare un disegno completo del personaggio e delle sue sfumature, mantenendo il suo carattere originale, era una bella sfida. Cosa si è ottenuto cambiando rovinosamente bandiera? Niente, inutile fuffa visibilmente godibile che ammansisce le nuove leve e sconcerta non immagine 6poco i tradizionalisti che, come il sottoscritto, avrebbero gradito ritrovare l’essenza della stronza per eccellenza come l’avevano lasciata, se non anche migliore rispetto al prodotto originario. Le favole hanno bisogno di un cattivo e il suddetto non necessita di dare spiegazioni al riguardo, è una merda perché è marcio e basta, senza fronzoli o giri di parole; la strega in nero ha pensato al piano di vendetta a causa di un invito non ricevuto per la cerimonia di presentazione di Aurora e per questo ha scatenato tutte le forze del male (pensate se avesse avuto Facebook). Tra tutte le scene destabilizzanti ricordo ancora con un brivido quella del combattimento finale con RovagnatiParmacottoMascottediBurgerKing, in cui la nostra bella Jolie indossa un completo fetish in latex perfettamente a tema con il periodo storico, e una volta recuperate le ali si innalza in slow motion tra le fiamme richiamando scenograficamente alla memoria uno degli ultimi concerti di Madonna; non dimentico nemmeno il bullet-time della vetrata rotta a seguire. In ultima analisi un’occasione mancata per quella che sarebbe potuta essere un’interessante sfida da affrontare e superare mantenendo un minimo di coerenza con il contesto originale, continuando a mostrare la subdola negatività della cattiva creata da Marc Davis attraverso scelte alternative ma ponderate. Il prezzo del biglietto (ridotto eh) vale per il trucco di Rick Baker, autore dell’aspetto esteriore di Malefica, e l’interpretazione generale della Jolie che risulta recitare come Tom Hanks in Castaway; senza la forza espressiva di Wilson, che sarebbe stato migliore di tutti gli altri attori messi insieme. Lo spiegone finale della voce narrante che ci culla dolcemente dicendo che questa è la vera storia che non conoscevamo, mi ha ricordato che esiste un mondo tetro, di colore viola, popolato da tutti gli sceneggiatori senza dio che amano nutrirsi della tristezza del mondo.

 

Tutte le foto sono proprietà della Walt Disney Animation Studios

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