Natale in Camouflage

Come sopravvivere alla cena della Vigilia

di Cisko Folagra
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N.11 del 2.1.2014
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Come ogni anno, ho passato la santa vigilia di Natale a casa di zio Lino a piazza Garibaldi, ovvero “giù” alla ferrovia.

Quest’anno il Natale comincia ancora prima, la convocazione è alle sette in punto e per la prima volta io e i miei genitori (che siamo un po’ la frangia scapestrata della famiglia) arriviamo con soli dieci minuti di ritardo. Chiaramente ci sono già tutti, compresa mia nonna, che ci apre la porta sbuffando e inveendo contro mia madre per il ritardo.

Neanche poso il cappotto che già sento delle urla provenire dalla cucina. Le urla sono di mia zia Roberta, che aveva chiesto alla mamma, la signora Teresa, di non portare il baccalà da friggere, perché sostiene che poi si sporca tutta la cucina e a lei non va di pulire e poi il baccalà le fa anche schifo. La signora Teresa invece cerca di spiegare che non lo vuole fare fritto, bensì alla siciliana e cioè con il sugo e le olive. Interviene mio padre, che, ancora con le buste dei regali in mano, dice che il baccalà alla siciliana è una chiavica e che il vero baccalà si fa al forno sulle foglie di limone, e che lo sa fare solo lui. Ne nasce una disputa infinita, da cui ne deriva una battaglia che farebbe invidia ad una puntata di Mezzogiorno di Cuoco, in cui mio padre e la mamma di zia Roberta si sfidano all’ultimo fornello, il tutto accompagnato dalle bestemmie di zia Roberta, che dovrà pulire la cucina per due.

Io intanto osservo imbarazzato la disputa fino a che non ho una visione, di quelle che ti cambiano il Natale. Così, senza dare nell’occhio apro il cassetto, prendo l’apribottiglie e apro la bottiglia di Taurasi dei Feudi di San Gregorio in bella mostra sul tavolo.

Come comincio a darci dentro col vino, vengo attaccato da mia nonna. Nonna Tetta (è così che si fa chiamare) è un personaggio mitologico, che, nonostante la veneranda età di novant’anni, è ancora avvistabile presso la cassa del Mondo Wind di piazza Garibaldi, riconoscibile dalle Rothmans super slim che fuma a catena e dall’espressione schifata che rivolge a tutti gli extracomunitari che affollano il negozio. Ebbene sì, mia nonna è razzista, nei confronti dei “negri”, dei rumeni, degli albanesi, delle ucraine e delle polacche (che rientrano nella grande famiglia degli “zingari”), ma il suo razzismo si spinge oltre: anche i greci, gli spagnoli, i portoghesi e, infine, i siciliani, i calabresi e gli stessi napoletani rientrano nelle razze genericamente identificate come “Gente di Merda“. I parametri per cui queste razze rientrano in tale categoria sarebbero solo due e cioè:

1) Non si lavano

2) Pisciano sulla saracinesca del Mondo Wind.

Tutto questo fa di mia nonna l’unica leghista napoletana convinta, della corrente borgheziana. Altra caratteristica di Nonna Tetta è di essere una grandissima tifosa del Napoli. Oltre a tifare, ama il calcio ed infatti segue su Sky tutte le partite della serie A e B, a esclusione delle partite del Napoli, che preferisce non guardare, per timore che al gol del Napoli possa venirle un infarto.

Mia nonna attacca e comincia a sviscerare tutte le notizie di politica, cronaca e costume di cui sono completamente all’oscuro, considerando che non ho la televisione e che non leggo un giornale dalla Coppa Italia del Napoli.

Ecco l’agenda setting secondo Nonna Tetta:

a) Delle minorenni a Roma o a Milano facevano i bucchini a pagamento nel bagno della scuola, “Ma le bidelle dov’erano?” si chiede mia nonna.

b) Gattuso, accusato di calcioscommesse, ha detto che se viene condannato si impicca. Gattuso è sicuramente innocente perché tiene la faccia da bravo ragazzo e poi uno che guadagnava così tanto non si mette a fare queste cose. Provo a far notare che i più grandi imbroglioni sono quelli che hanno i soldi, non i poveracci, e che poi Gattuso è calabrese. Mia nonna replica che, considerando che ha vinto il mondiale e che, anche se è calabrese, si lava, merita rispetto.

c) Uno bassino della lega ha detto che il conduttore di Ballarò prende un sacco di soldi, così come Fabio Fazio, e che loro due prendono più soldi di tutti quanti.

d) In televisione ci sono solo conduttori giovani, tutti i vecchi sono stati fatti fuori, così come Luca Giurato che, consiglia mia nonna, potrei sostituire io a Unomattina. Faccio presente a mia nonna che io non ho interesse a fare il conduttore e che comunque io non li ho visti tutti questi giovani in televisione. Mia nonna mi guarda schifata e, accompagnando con un gesto della mano di chiara disapprovazione, mi manda a fare in culo. Poi mi sorprende con una domanda: “Ma quando lo fai un figlio?”. Figlio? E’ la prima volta che me lo chiede, finora si era limitata a chiedermi quando mi sarei laureato (probabilmente si sarà rassegnata). Io rispondo che non sono neanche fidanzato e che non saprei con chi farlo. Mia nonna mi consiglia di non farlo con una polacca. Poi fruga nella borsa e ne tira fuori una busta che mi porge, me la sta per dare quando ritira la mano di scatto e mi chiede: “Sei GAY? Hanno detto in televisione che i GAY ora portano la barba come la tua”. Rassicuro mia nonna sulla mia eterosessualità sottolineando che la mia barba non è curata come quella dei gay e incasso il regalo.

Siamo a tavola e la bottiglia di Taurasi è già finita. Tre quarti li ho bevuti io a stomaco vuoto e, ora che siamo all’antipasto, sono già ubriaco. Si parla del Papa, delle partite IVA e degli ammortamenti, di Insigne che non segna, di nuovo del baccalà, delle cassatine e dei raffioli che secondo mio padre sono due cose diverse e secondo la signora Teresa sono la stessa cosa. Io cerco di mascherare la mia ubriachezza, ma mi tradisco più volte, mi faccio passare un’altra bottiglia di vino, prendo l’apribottiglie, lo infilo nel tappo e mi rendo conto che il tappo non c’è, e che la bottiglia è quella che ho finito cinque minuti prima, poi con il coltello urto il bicchiere di mio padre colmo di vino che cade nel piatto di mio cugino piccolo, schizzandogli tutto il maglione nuovo, bianco. Fortunatamente però siamo già agli amari. Zio Lino caccia dall’armadietto la bottiglia di Pampero Aniversariotira fuori ogni anno e che puntualmente bevo solo io (in tre Natali l’ho quasi finita). E ritorno a darci dentro.

Siamo ai regali: io ricevo due felpe XL (nella quale ci potrei stare con mamma e papà) e un cappello. Non un cappello qualunque, ma il cappello più bello che abbia mai avuto in vita mia e cioè il cappello del Napoli con fantasia camouflage. Lo ammiro estasiato e scatto questa foto:

foto cappelloSono tutto preso dal mio bel cappello quando mio padre mi fa segno di andare. Sono le 11.15 e il Natale è già finito. Il Natale lampo.

Scendiamo, i miei tornano a casa e io me ne vado a piedi, vorrei incontrare qualche amico, ma chiaramente prima di mezzanotte non si libererà nessuno, così penso a un modo per perdere un po’ di tempo. Entro nella stazione e vedo questo:

C’è Alex Zanotelli che, davanti ad una vetrinetta con un presepe improvvisato, predica la messa per i clochard della stazione. Padre Zanotelli fa girare dei volantini sui video shock degli extracomunitari a Lampedusa, legge dei versi del vangelo, chiama Dio papà, poi chiede alle altre persone cosa pensano del natale, rispondono un chitarrista chiatto, uno scout sbarbatello, un grillino della prim’ora, una vecchia eroinomane e tutti quanti dicono cose vere e giuste. Poi il prete prende un cero e lo fa girare tra i presenti. Le persone lo tengono tra le mani per qualche minuto e poi lo passano. La vecchia eroinomane mi passa il cero e io, preso alla sprovvista, non so che dire a Dio, cioè a papà. Penso che mi dispiace per questi poveri disgraziati di Lampedusa, che poi disgraziati significa senza grazia, e allora forse non è vero che sono disgraziati, perché c’è molta più grazia nella sofferenza che in chi non sa neanche cosa sia. Ecco, penso che invece di pregare per i poveri di Lampedusa, forse dovrei pregare per i più fortunati, che non conoscono la grazia della povertà e della sofferenza, una preghiera per i disgraziati veri come me. Mentre sto formulando questa preghiera di dubbio valore attacca il chitarrista chiatto:

Il cerchio intorno a padre Zanotelli si apre e lascia entrare due uomini in divisa FS che, in perfetto orario (è mezzanotte spaccata), si avvicinano a passo lento al prete. Il primo ha tra le mani una statuetta di Gesù che consegna al prete. Zanotelli alza verso la luce al neon della stazione il bambinello benedicendolo, poi lo porge ai presenti, che si mettono in fila per baciarlo. C’è chi elegantemente mette una mano sul piede di Gesù e si bacia la mano, chi bacia direttamente il piede, chi addirittura lo bacia in fronte. Io assisto intimidito, vorrei anche io baciare Gesù, ma mi vergogno e alla fine non lo bacio. Finito il giro di baci il secondo uomo FS caccia dalla tasca un mazzo di chiavi e apre la vetrina alle spalle del prete. Zanotelli mette la statuetta al suo posto, tra il bue e l’asinello e chiude la messa benedicendo un panettone che distribuisce ai presenti.

Io mi rimetto il fantastico cappello camouflage e con le mani giunte dietro la schiena mi allontano.

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