Niccolò De Napoli

Viva i Lupi di Cosenza

di Marco Deserto
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Arte
N.13 del 15.1.2014
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Niccolò De Napoli lo conobbi una sera presto in una città di merda, Milano. Camminava sul lato opposto della via, il tram, vicino la scala, è una storia di fantasmi questa. La serata si è svolta così: all’ingresso una ceramica di Nicola Amato, uno splendido piatto con su il viso di Nicolae Ceauşescu, stampo nero su fondo bianco, smaltato.
La mostra in un appartamento tirato a lucido e curato, Xxxxxxx Xxxxxx la procacciatrice del luogo e del vino, proveniente da colline toscane, (#castelloromitorio). Arte Lampo, vengono esplose delle bombe a mano di ceramica, sbattute su un tavolo assieme a delle tavolette con anelli fragili di caolino (ceramica bianca), il tavolo nero di ferro battuto si scheggia, le mani furiose di Priscilla Tea, (#supereroe). La serata finì all’alba di Roma, una delle poche volte in cui ebbi la fortuna, immensa, di passare del tempo con PieroP, (#ghost).

Un discorso sull’elevarsi, andare a cercare la propria presenza altrove, là dove dove vedi senza occhi, paghi senz’assegni e Magritte pulisce i bagni alle nove del mattino con la notte dentro, cioè fuori, la Luna che stilla profumo nella notte stile Pino Silvestre, la segreteria sempre intasata, la cassetta da riavvolgergli il nastro, archeologia emozionale, tecnologie meccaniche.

deanpoliQuesta è una mostra a cui non sono andato, l’unica che mi piace veramente. Si è svolta due tre mesi fa in Via Paolo Emilio, 28, 00192 Roma. Gli autori: Niccolò De Napoli, Sebastiano Dammone Sessa, Milton Blas Verano. Dammone Sessa usa incisione su emulsione vinilica e pigmento su tavola, Milton Blas Verano olio e acrilico. Le fotoceramiche di Niccolò De Napoli sembrano provenire dal vecchio west, atmosfera filmica e reale si mescolano per un attimo, succede di fronte a determinati tipi di oggetti.

Il cubo in tela nera. La scalfitura rossa, un quadrato erotico in salsa di cervello alieno. È come un biglietto d’ingresso nella vista minerale. Le pietre, hanno visione? In enormi masse solide, esistono vene di connessione? Sì, a tratti.
Tutto ciò che proviene da Malevich è ben accetto, purché si accetti la perdita delle ombre, lo sfumato. Il piacere del poco, l’equilibrio più stabile -e basso- che c’è. Ho finito di leggere da Bompiani Lettere di Paul Cézanne, enorme. Cézanne era amico d’infanzia di Emile Zola, cresciuti entrambi ad Aix, un paesello di burini francesi. Per anni si scrissero e si aiutarono a vicenda, poi troncarono all’improvviso dopo la pubblicazione da parte di Zola, del libro l’Oeuvre della serie dei Rougon Macquart, l’unico a carattere autobiografico, tra i protagonisti appaiono Baille, Valabregue, Alexis, Solari e Zola stesso, e, infine, tanti tratti di Cézanne nel personaggio principale, il pittore Claude Lantier. Chiaramente costruito sulla persona di Cézanne, presentato come uomo mancato, impotente, geniale e gentile.
Questa fu l’ultima lettera che Cézanne mandò a Zola:

Gardanne, 4 aprile 1886.
Mio caro Emilio,
Si diventa calvi nel momento in cui si pensa ai capelli, a come crescono, come si gonfiano assieme pur essendo singoli, lunghi e ben distinti. Il mantenimento dell’autonomia in un flusso denso senza troppi spazi per effettuare degli scatti, degli sprazzi evolutivi, a meno che voi non siate riccio. Se sei calvo a Roma ti chiamano Er duca. Se stai a Milano coi soldi ti sei fatto minimo due pelli. Se stai a Palermo ti becchi alla Feltrinelli. Se stai a Bologna tifi Gianluca Pagliuca. (#olschool)
Ricevo in questo momento l'”Oeuvre” che hai avuto la bontà di mandarmi. Ringrazio l’autore dei “Rougon Macquart” di questa prova di affettuoso ricordo e gli chiedo di potergli stringere la mano ricordando il passato. Con tutto lo slancio dei vecchi tempi, il tuo

P. Cézanne

denacubiC’è da dire che vi sono almeno quaranta precedenti lettere, che io ho letto una ad una, di Paul Cézanne a Emilio Zola, dove Céz chiede a Zola i soliti 60 franchi a settimana a xxxxx indirizzo, (dove vivevano la moglie e il figlio di Cézanne, il quale li teneva nascosti a Marsiglia, lontano dai suoi genitori, il padre di Cézanne lo voleva in banca). Molto pressante su tutti i versanti Cézanne, chiedeva poi d’estate d’essere invitato a casa in campagna da Emilio Zola, con lettere insistenti dove parla di studi da effettuare all’aria aperta ecc.. La profondità del movimento. A Emiliuccio non gliene fregava un cazzo. Cézanne diceva che bisognava disegnare gli studi solo all’aperto, osservando il reale, non un modello di esso. Semplice e annoiato procedeva solitario. Inspiegabile e cocciuto, vero pittore. Sempre alla ricerca.

Morì 10 giorni dopo questa lettera che Zia Maria (sorella zitella di Paul) scrisse al figlio di lui: “tuo padre è ammalato da lunedì… è rimasto fuori per parecchie ore sotto la pioggia, l’hanno ricondotto a casa sul carro di un lavandaio e due uomini hanno dovuto metterlo a letto. L’indomani mattina prestissimo è andato in giardino a lavorare a un ritratto di Vallier, sotto il tiglio: ne è venuto via moribondo”.

 

Niccolò lavora con i più disparati media, viene dalla scuola Cosentina, I Lupi. Spaziare, aprire, celebrare la sorpresa, quell’attimo di compiaciuto stato di concentrazione.

“…Disprezzo tutti i pittori viventi ad eccezione di Monet e Renoir, e voglio riuscire a forza di lavorare”.

P.Céz. Aix, luglio 1902

denapoliDa come sono sistemate le opere di Niccolò de Napoli nello spazio, si vede che la ricerca non termina con la conclusione dell’opera, ma con la sua presentazione, ben più difficile. Le foto creano un bel percorso, la statua in primo piano ci indica, chiaramente, in un atto di gioia, dove guardare. Constantin Brancusi, il più grande scultore del 900, una volta fatta la statua, si preoccupava in maniera immensa di come metterla a terra, come poggiarla, come fissare un oggetto così leggero, scolpito di una massa pesante come il marmo? Re.

Lo stencil della sedia è uno studio sulla profondità. That’s All FOLKS olio e passamaneria su tela.

La fotografia per me non è un’arte. Non è neppure una tecnica. È come dire che vedere è un’arte. O che dormire è un’arte. O che guardare la tv è un’arte. La fotografia, come tutti i veri passatempo di tutte le epoche, non lascerà traccia ai posteri venturi. Non vi saranno file da aprire, computer da accendere, roba a ricaricare. Mettete il cane dentro il microonde chiudete e alzate a palla. Il cartaceo fotografico è acido, per preservarlo verrà disegnato, e le foto torneranno ad essere disegni, ricalcati nel tempo, veri, nuovi disegni. È così da chissà quanto ciclico tempo, secondo i Sumeri ogni 8911 anni… -Il Dodicesimo Pianeta, di Sitchin- Peter Kolosimo era amico suo, s’annavano a fa le birrette giù in piazza t’o o giuro..
E Niburu un giorno apparirà su di noi solo perchè noi l’abbiamo evocata, creata. Sognare, immaginare, è l’unica cosa che distingue l’uomo dal creato, noi siamo responsabili, quindi dobbiamo leggere bene nel futuro! E sappiamo tutti che si può fare, si può facilmente predire il futuro, con un semplice strumento che tutti abbiamo, la mente, ma siamo pigri. Già nello spiegarlo vuol dire che non lo vogliamo fare, ma sapremmo, ma ci vuol troppa fatica, troppa concentrazione; non è supportabile dalla nostra struttura cerebrocellulare.
Lasciamo parlare uno degli autori, Niccolò De Napoli:

dennaneve“A Luxury Place, il video (quello con il fuoco sulla panchina): ci sono fantasmi ,Solitudine ,e paura,nei miei lavori!! Silenzio in quelli di Sebastiano Dammone Sessa, il silenzio dei muri… zucchero filato morbido in quelli di Milton, alla fine quello che adopera diversi media sono io!! Sebastiano DAMMONE SESSA usa incisione su emulsione vinilica e pigmento su tavola, ok. Milton Blas Verano olio e acrilico, perfect. Le donne dei paesi sono come streghe ,che mi impediscono di andar via da qui, mi hanno fatto un incantesimo, ed io ci gioco come con la filastrocca ambigua del dottore e delle 3 civette!! hihi… in quella cazzo di sedia sotto quella passamaneria, quasi come se fosse un back stage di un film di Lynch. Ci si siedono tutti!! E nelle fotoceramiche c’è una aspirazione alla cosmogonia.

La statua (Should Be) che indica in primo piano potrebbe anche essere un poliziotto lunare, che camminando sotto la neve in un bosco, case scure sul fondo, si ritrovò catapultato sulla superficie lunare, dove gli alieni spiaccicano i loro cervelli sulle tele, il bianco della materia come una pittura corpuscolarmente viva.

Chiuso in una casa scrivo. E Paul Auster mi sta sul cazzo. Fuori è buio ma io da dentro faccio illuminare la casa in cima al cucuzzulo. La musica pure mi fa rate. Voglio vedere quadri, altri quadri, inutile descrivere, i quadri vanno visti e basta, in quantità, scriverci attorno vuol dire autodistruggersi, girare attorno a un vuoto di parole, l’immagine non ne necessita.

L’ultima lettera che abbiamo autografa di Paul Cézanne, è invece così segnata:

Aix, 17 Ottobre 1906

Signore,
Fin da otto giorni fa vi ho ordinato dieci tubetti di lacca bruciata n.7 e non ho ancora ricevuto risposta. Cosa succede?
Datemi una risposta, a presto, per favore.
Gradite, signore, i miei distinti saluti.
Paul Cézanne

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