Patto per la Corruzione

Finalmente Mr Richichi

di Vincenzo Profeta
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Arte
N.19 del 26.2.2014
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“Poiché nulla è il bello, se non l’emergenza del tremendo ”
Rainer Maria Rilke.

Finalmente Mister Richichi, insomma la performance del lancio di monete a Bagheria alla fine non si è fatta, qualcuno ha misteriosamente rilanciato di mille monete e siamo a 3500, pare per problemi di ordine pubblico e questa è la cronaca. Poi c’è il protocollo di intesa  tra il sindaco di Bagheria e Mister Richichi, tutto spostato di quattro settimane dunque, perché?
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Perchè il comune non è preparato ad affrontare l’emergenza Richichi, infatti una folla enorme di gente quel giorno si è presentata, sembrava un comizio di Grillo, una rivolta sociale, no era Richichi che con un chiodo fatto di euro fusi appendeva, come Martin Lutero fece con le sue tesi, il contratto appena firmato con il sindaco di Bagheria sulla porta del comune. Dopo è bagarre sul web sui giornali, in tv, sui blog della zona, insulti a Richichi, l’opinione pubblica divisa tra adoranti e denigratori, tutte le testate nazionali hanno promesso di dare attenzione alla performance, La Repubblica in prima fila. Da allora gli attacchi sul web non sono mancati, curatrici e giornaliste specializzate che mi accusano di voler fare il loro lavoro invano, che accusano Richichi di aver copiato un’opera della biennale, grazie a Dio io non sono un curatore perché il curatore oggi è il curatore fallimentare o uno che guarisce la gente per me. Gaspare Richichi certe cose le fa al comune di Bagheria, non nel super autoreferenziale ed artificiale mondo dell’arte dove davvero tutto è lecito, specie se certi potentati ti appoggiano, tipo gallerie super potenti, da qui la crociata storica e noiosa  conto il naive che è spesso meglio di qualsiasi opera originale e concettualosa.1964524_10153886095135228_1992354031_n

Di certo il pittore Ligabue non sarebbe esistito se il sistema non avesse tollerato certe interferenze che oggi tollera sempre meno, questo bisogna dire a chi denigra il lavoro di Richichi, ma poi la strafiga biennale di Massimiliano Gioni tanto osannata da critica e pubblico non vi ha insegnato nulla cari denigratori? Proprio il Gioni indica una via di fuga dal noiosissimo mondo dell’arte di oggi nel naive, il concetto è che oggi l’arte contemporanea ha le sue stanzine private per fare le cose strane e dove far esibire gli artisti come foche, per prendere gli applausi da pochi eletti che fanno finta di essere raffinati e colti e non vuole essere disturbata, una cosa veramente alienante ed innocua, utile al sistemino che tra l’altro non funziona neanche più bene, l’unica cosa che mi stupisce è che ancora oggi si dia priorità all’originalità dell’opera, parlare di originalità nel 2014 è sleale e a dir poco ridicolo, cosa è originale oggi? L’arte contemporanea si giudica dal contesto in cui la realizzi, è ovvio che è molto più facile fare certe cose dentro un contesto come la biennale con un pubblico più esperto ed allenato, con gallerie potenti alle spalle in un circuito cmq autoreferenziale che farle a Bagheria, farle a Bagheria significa dare comunque un emozione a gente isolata dal contesto elitario di chi apprezza l’arte contemporanea oggi, farla pensare e reagire davvero, una cosa infantile questa polemica, io do priorità a cosa genera l’opera, a pensarla come me un illustre alleato, Giancarlo Politi di Flash art, ritenuto tra le dieci persone più influenti in Italia nel mondo dell’arte che a proposito dell’opera di Richichi dichiara: “Se una merda (Manzoni), diventa un simbolo dell’arte contemporanea, se un orinatoio (Duchamp) diventa lo spartiacque tra arte moderna e contemporanea, anzi meglio, tra arte e non arte, stabilendo che è il contesto che determina l’arte, allora di quali limiti mi parli? Perché allora un chiodo su un aereo in volo non potrebbe essere arte? Basta volerlo”.  Politi parla appunto di contesto dell’opera d’arte e si riferisce ad una vecchia opera di Richichi e da vecchio saggio che di artisti contemporanei ne ha visti, sa benissimo che la bubbola dell’originalità dell’opera è roba veramente da profani. II contesto dunque, il contesto che l’opera di Richichi ha creato a Bagheria è un contesto da ultimo stadio, una semi rivolta sociale, gente che è arrivata persino a chiedere a Richichi di essere raccomandata per un posto di lavoro, chi non l’ha fatto è arrivato a chiedergli direttamente i soldi, in un clima a metà tra un film di Fellini ed uno di Monicelli, il sud Italia è una polveriera, Bagheria è un’ecatombe economica senza fine, la crisi sta devastando la città con le mani della mafia sul business delle tombe, questa performance mancata di Richichi è diventata occasione di protesta sociale, di rivendicazione di umanità e civiltà in un paese come l’Italia, in una regione come la Sicilia che ha perso la speranza e forse sudamericanamente, uso questo termine orribile, non l’ha mai avuta. Richichi ha fatto un piccolo miracolo estetico l’altra sera, ha reso l’arte strumento di protesta civile, valvola di sfogo di un intera  comunità, ci hanno fatto dieci biennali depresse in Albania su questo tema, ne sono venute fuori soltanto pose, pose d’artista. Non ci resta che aspettare la performance tra quattro settimane chissà non venga fuori un bel vespro siciliano.

Mr. Richichi

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