Per femmina giocar cento zecchini?

È amore un ladroncello, Un serpentello è amor. (L. da Ponte)

di Giovanni Messina
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Musica
N.34 del 18.7.2014
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Questa non vuole essere una vera e propria recensione, vuole essere, piuttosto, il racconto di un’esperienza. Giovedì 19 giugno, su Milano splende un sole di fuoco. Lontano dai luccichii sprezzanti dei nuovi centri direzionali della zona Garibaldi, il centro della città resta, indiscusso, il Duomo. Torme di turisti. Di quelli in sandali e magliettina che ricercano lo scorcio da foto, o la location da selfie, e di quelli che, etereamente snob, si aggirano per i negozi traboccanti di stile. In mezzo il milanese da lavoro. Tenuta formale, pantalone stretto, giacca peggio, cravatta ben annodata, oppure il creativo, che essendo tale, propina a se stesso e agli altri inopinati abbinamenti.

In questa giornata di sole, arriviamo, un po’ trafelati, al Teatro alla Scala. serata d’eccezione. Si dà Così fan tutte, Mozart; fra i protagonisti baremboimRolando Villazon ( Ferrando), sul podio Daniel Baremboim. Brividi al solo pensiero. Si inizia con una puntualità quasi fastidiosa. Il posto, in loggione, davvero pessimo. Si assiste in piedi.

Opera lunghissima e in sé poco esaltante. Una commedia degli equivoci fatta di pregiudizî, scommesse al ribasso, una divertente misoginia latente, forse vera forse invece usata per celebrare la frivolezza ontologica della donna nell’orizzonte mozartiano. Vale infatti il medesimo ragionamento avanzato sul Don Giovanni e la donna un poco puttana ( citando Guccini). Poca catarsi, qualche bellissima aria, splendida musica, battute esilaranti ideate dal Da Ponte, qualche sbadiglio.

Allestimento splendido. Una casa minimal chic contemporanea. Due elevazioni. Total white. Parete amovibile che svela uno splendido parco alberato che circonda la casa. Costumi da serata in. Abito scuro per gli interpreti al maschile (Ferrando e Guglielmo – Plachetka-), da cocktail per le protagoniste al femminile (Fiordiligi – Bengtsson- e Dorabella – Dragojevic-). Un superbo Pertusi in smoking bianco per don Alfonso, il provocatore. In tenuta da domestica, come si conviene, Despina – Malfi-.

Villazon si conferma splendido attore e difende, nel repertorio mozartiano, la sua fama di gran tenore. Un’emozione vederlo dal vivo cantare fra capriole, liti, salti dalle scale.

L’opera ha seguito il suo corso. In parallelo lo spettacolo del loggione del Teatro alla Scala, quello che fa tremare i cantanti per le polemiche che è capace di suscitare. Insieme luogo di rigore critico e di tifo organizzato, di silenzio e di distrazione.

I ritardatarî si assembrano, in piedi, dietro le ultime poltrone. Inevitabili le ciarle ed i consequenziali schhh. Vere e proprie pattuglie donizettiorganizzate si raccordano per osannare o fischiare alla bisogna gli artisti. Il palco come un abisso.

Ci siamo attardati a scambiare qualche opinione con i vicini. Un signore algido e vagamente altezzoso che rievocava i fasti del passato, intollerante alla troppa spettacolarizzazione delle rappresentazioni, spesso in deroga al buon canto. Una signora, anziana, aspetto compassato, di rara umiltà e piglio allo stesso tempo. Noi italiani possiamo dibattere su Donizetti e Verdi, sugli stranieri avremmo il dovere di tacere, diceva. Lo diceva convinta. Per esperienza probabilmente. Glielo hanno strappato di bocca ma infine ha confidato di essere stata un’Annina in una celebre Traviata alla Scala don Callas e Di Stefano, decenni fa. Uno squarcio. Un brivido.

Hanno applaudito convinti, per coprire qualche buuu, proveniente dalla destra e rivolto, strumentalmente, a Villazon ed a Baremboim.

Uscendo, infilando la Galleria deserta, ci siam sentiti contenti.

 

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