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Tipica materna gaffe verso i vegetariani e chieder loro se almeno non mangino pesce. C’è però, in effetti, tanta gente che si rifiuta di mangiare le carni rossa e bianca ma non disdegna la tenera polpa del pesce o le gommose consistenze dei molluschi. Una delle ragioni etiche alla base di tutto questo è che, alla fine dei proverbiali conti, l’altrettanto proverbiale occhio di pesce ci muove meno a compassione dell’umido occhio nero d’un capriolo ferito a terra che stai per sgozzare e che consegnerai a breve ad un beccaio per macellarlo. Il dolore ittico ci è sideralmente alieno, eppure la pesca e ciò che ne consegue è ben più cruenta della caccia. Ecco, il segno dei Pesci è nel calendario un segno alieno, estraneo a tutti gli altri.

Sono gente che nuota in un rapporto intimo e personale coi Mondi, non si rapportano alle persone faccia a faccia, appartengono a quella razza di persone che fanno amicizia, o inimicizia, con gli inconsci altrui e questo può far sembrare ogni loro moto dell’anima…immotivato.

Mandorli in fiore

JOHAN: È l’ora in cui molta gente muore
e molti bambini nascono.
È quando gli incubi ci assalgono
e se restiamo svegli…
ALMA: …abbiamo paura
Ingmar Bergman, L’ora del lupo

Scrivo questo articolo ad un’ora molta tarda, nemmanco un paio d’ore mancheranno all’alba; siamo alla fine della seconda decade del febbraio mediterraneo, dopo due giorni di scirocco che hanno spezzato le stanche dita del Generale Inverno.

Questa è l’ora, questa è la stagione. Ed il clima.
Già la settimana scorsa, nella valle del Dittaino, ho visto i primi mandorli in fiore.
Appena il cielo mostra un minimo accenno di clemenza, questi alberi levantini coprono, tra pudore accidioso e ardire stagionale, i loro rami nudi con fiori rosati di pallore virginale. Come quando le ragazze, già sul punto di ridestarsi dopo il riposo dai colloqui amorosi, si tirano un lembo di lenzuolo sulle carni con la lieve maldestria del sonno.

Quindi? È già primavera? È ancora inverno? Signori miei, nonostante tutta l’importanza che certe date, come Equinozio e Solstizio, vorrebbero avocarsi, magari col solo suono pieno della loro pronuncia, si tratta di mere convenzioni. Sì, in quelle date effettivamente il Sole si trova in una certa posizione e quello è l’evento…ma Napoleone ed il suo Impero son stati veramente sconfitti a Waterloo? O forse il Congresso di Vienna, conclusosi poco prima, non aveva già tappezzato l’Europa coi rosei fiori della Restaurazione?

Ed io, che scrivo oltre la mezzanotte, sto finendo la mia giornata o ne sto cominciando un’altra? A traghettarmi da un giorno all’altro è l’istante fuggito della mezzanotte o forse le ore di sonno che sto rimandando?

Questa è semplicemente l’ora del lupo, l’ora in cui Macbeth chiede alla sua infera compagna “Com’è la notte?” e lei “Quasi incerta con l’alba, per stabilire chi sia delle due”.

Un’altra coppia che ha avuto a che fare con quest’ora del lupo è quella dell’omonimo cupo e corusco film di Bergman. Un pittore si isola dal mondo con l’innamorata moglie, assediati dall’ingombrante inconscio cannibalico di lui, che si costringe a vegliare per non caderne vittima in sonno.

I Pesci nascono in questo momento in cui un ciclo sta finendo e l’altro sta cominciando, senza neanche aver cura di aspettarne l’estinzione.
È un regno mistico che non appartiene né alla Vita né alla Morte, l’esperienza impossibile da fare, e i Pesci ci sono nati dentro, sono la soluzione di continuità, grande quanto un punto, tra una cosa e l’altra. Che cosa è? Bho.

L’Altrove

Quand’ecco il Trono di Caos,
ed il suo oscuro Padiglione sparso
largamente sullo sprecato Profondo;
con egli in trono sedeva l’ammantata Notte,
la più vecchia delle cose, consorte del suo Regno
Milton, Paradiso Perduto

Uno dei simboli del Pesci sono, appunto, due pesci che vanno in direzioni opposte ma legati da un filo.
Il vero segno non sono dunque i due pesci, l’uno che va verso la morte e l’altro verso la vita, ma proprio quel filo che li congiunge.
C’è un pesce, che sorge dagli abissi per inebriarsi nel regno dello Spirito, e un altro che sta per lasciarlo e incarnarsi nell’Ambiente. C’è chi si dissolve e chi si integra e quel filo che lega queste due esperienze è l’Eredità, il patrimonio genetico, l’investimento evolutivo.

Su questo filo, staffetta cosmica attorno alla quale ruotano i due pesci, si crea corrente alternata, una sequenza cangiante di 0 e 1, di impulsi coordinanti, il Morse dell’Esistenza.

Per questo il Pesci è il segno della trascendenza più pura, perché fugge fuori dal circolo vizioso o virtuoso dell’Esistenza, avendo la possibilità per un’istante di vedere quel che sta fuori dall’opera ludica di Dio. Non è semplicemente il Nulla, è il regno antico del potenziale assoluto, del Caos primordiale. La vita è il divenire, si conclude nella morte e poi ecco che si resetta tutto e c’è il regno del Pesci, il mazzo di carte rimescolato.

Il Messia

Sul mare luccica la nostra barca,
tesa nel vento il suo nome è sentimento.
Stella d’argento, sono contento
tu m’hai portato nella mano in cima al mondo.
Stiamo a vedere quando uscirà
con gli occhi cosa ci domanderà.

Piccola Orchestra Avion Travel, Sentimento

Stiamo uscendo dall’Era dei Pesci ed entrando nell’Era dell’Acquario. I duemila e passa anni che ci lasciamo alle spalle sono stati formidabili, sono stati i secoli dell’interpretare il divino al di là della Natura sensibile e oltre i sensi abbiam creato la nostra Scienza. Sono stati i secoli del Monoteismo coi suoi eccessi, dell’illimitato nel bene e nel male.
Sono stati i secoli di Cristo, pescatore d’uomini, dei suoi discepoli pescatori eccetera.
Ma il pesce ha sempre avuto connotazioni escatologiche, come nell’induismo con Matsya, il pesce sacro avatar di Visnu, colui che condusse l’arca del Noè dell’induismo Vaishvata.

Ant e Abtu, la coppia di pesci che accompagna la barca solare di Ra. Dagon l’ancestrale divinità pesce fenicia.
Nel mito la costellazione del Pesci è un ricordo di immortalità per i due delfini che salvarono Eros e Afrodite, l’amore e la bellezza, dalla ferocia ruggente del peggior mostro della mitologia greca: l’orribile Tifone.
I delfini incarnarono allora, e tuttora irradiano dal Cielo notturno, il senso del dovere dei Pesci verso il bello e l’amore, canali della grazia per eccellenza, mistici accessi a quel mondo insondabile degli abissi da cui provengono.

Ma ecco amore

Chista è na storia
d’un piscispada,
storia d’amuri.
Domenico Modugno, ‘U piscispada

I Pesci amano nel loro inconscio, nel loro abisso interiore, l’oceano dell’anima amata. È un amore tra mari comunicanti nel sottosuolo, che non possono toccarsi realmente e perciò l’amato dal pesce può far fatica a comprenderne la sincerità di sentimenti, così come i Pesci spesso risultano frustrati dall’impossibilità di vivere il loro amore attraverso la distanza, come vorrebbe. Per i Pesci amore è dunque connessione psichica più che complicità nel fare, chimica sensuale o intesa intellettuale.
È un amore alieno, siderale, un rapporto tra stelle attraverso impulsi impercettibili. Nonostante i frequenti entusiasmi che agitano la sabbia sul fondo.

Se è vero che spesso l’altro non ha le antenne per percepirlo, è anche vero che il Pesci rischia di non essere comprensivo e di sentirsi escluso dagli interessi del suo amato.

Intanto nel suo cuore si agita quell’Oceano che ospita una vita rarefatta ma abbondantissima, in cui ogni elemento ha grande spazio vitale, il cuore del Pesci è la cosa più assurda di questo Universo Mondo, lì Dio ancora non ha messo tutto in regola, è la terra del Caos, del potenziale e ciò ne fa il segno potenzialmente più vocato all’arte e alla mistica.

Tirreno, anche il mio petto è un mar profondo,
E di tempeste, o grande, a te non cede:
L’anima mia rugge ne’ flutti, e a tondo
Suoi brevi lidi e il picciol cielo fiede.  

Tra le sucide schiume anche da ’l fondo
Stride la rena: e qua e là si vede
Qualche cetaceo stupido ed immondo
Boccheggiar ritto dietro immonde prede.  

La ragion da le sue vedette algenti
Contempla e addita e conta ad una ad una
Onde e belve ed arene in van furenti:  

Come su questa solitaria duna
L’ire tue negre a gli autunnali venti
Inutil lampa illumina la luna
Giosuè Carducci, In riva al mare

Copertina: Eki Bertoli
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