Share to Facebook Share to Twitter More...

Al pari del cellulare, del codice Morse e dei Kraftwerk YouTube ha cambiato la maniera prima montelepre_1semplicistica d’intendere la comunicazione umana. L’idea di creare una piattaforma di condivisione video venne a tre ex-dipendenti di PayPal nel 2005, anno curiosamente a cavallo tra quello della scimmia e quello del gallo. Il perché muovere il credito bancario mondiale sia improvvisamente diventato noioso, è la prima domanda che mi pongo. Un’altra è la declinazione italiana nelle distinte sei persone del verbo to tube, semmai esistesse. YouTube ci ha consegnato, neanche a farlo apposta, una prospettiva diversa da quella comune di osservare (e giudicare) la vita degli altri scorrere e complicarsi: non solo in piedi cercando perché no un’interazione del tipo fisico con i soggetti che osserviamo, ma anche da uno schermo, comodamente seduti in una poltrona di pelle. Lo spettacolo è lo stesso, si è soltanto a mezza altezza e in totale anonimato.

Una mattina, a lezione di Ragioneria, il mio professore spiegò il concetto di comunicazione. Adesso, non essendo io un sociologo né tantomeno un appassionato della materia, non ho termini di paragone con cui eventualmente auto-contraddire quello che dirò. Prendetemi dunque con le pinze. In pratica il punto è di sdoppiare la parola “comunicazione” in comunic- e -azione. Ovvero mettere in comune delle azioni. La lezione verteva sull’inform-azione aziendale, tema ostico nell’anno della depenalizzazione del falso in bilancio, guarda caso lo stesso della scimmia e del gallo. Nel villaggio di YouTube popolato dagli ominidi YouTuber e YouTubed, la comunicazione sembra quindi d’obbligo: tu tubi caricando il video di un ciccione dodicenne che si ammazza con la Nutella, ed io tubo osservando (e giudicando). Due azioni messe in comune. Non è necessario che ci sia uno scambio a vista a mo’ di botta e risposta, né qualcuno o qualcosa da toccare. La comunicazione a mezzo tubo trascende il senso che la scuola elementare gli ha dato, ossia io parlo e tu ascolti. E per come la vedo io, è una gran confusione. Sì, ho anche capito che le cose sono un po’ più complicate. A parte che ci sarebbe da chiedersi se YouTube abbia complicato la nostra di vita, ci sarebbe anche da chiedersi se esista davvero una comunicazione dentro il villaggio. Mi spiego, rilevando nuovamente come io sia estraneo alla materia. Una comunicazione richiede almeno quattro elementi: l’emittente, il canale, il codice e il ricevente (Scuola Elementare Trieste, grazie). Posto che l’emittente, il canale e il codice del villaggio siano dati, ovverosia che si conosca il tizio all’origine del messaggio e le diavolerie attraverso le quali portarlo all’esterno, la non chiara identità del ricevente è quella che solleva qualche perplessità. Non è tanto il suo possibile anonimato, che è alla base della cosiddetta comunicazione di massa, ma la sua funzione parallela all’interno di YouTube. Credo che l’ominide YouTubed, e forse il ricevente in genere, ne svolga due di azioni. La prima è di osservare e di fruire, come detto prima. La seconda è di giudicare quello appena visto. Il verbo giudicare però prendetelo in senso lato. Ora andiamo al messaggio video. Se il ciccione si ammazza di Nutella nel mio schermo, ed io tubo ridendo fino a piangere, sto giudicando. Oppure, se una donna con evidenti segni di menomazione psichica è idolatrata, ed io tubo ringraziando il Cielo di non averne di questi problemi, sto giudicando. Qual è il messaggio del contenuto video? Di questi casi ce ne sono a milioni su YouTube e per tutte le tipologie di ricevente. Ecco, che razza di ricevente è tale persona? Per non parlare dell’emittente. E la morale che suggerisce di non affogarsi dalle risate con la disgrazia altrui, questa dove la mettiamo? Noi ci dedicheremo alle prime due domande, sebbene sinteticamente. All’ultima, be’ l’ominide YouTubed se la vedrà con Dio.

iutubbe copia

Lungi dal fare sociologia riflessiva, oggi parliamo di comunicazione trash a mezzo tubo. Osserveremo quattro casi popolarissimi di munnizza (cit. Rino, CEO & co-founder di PLAYtrash) e proveremo a dire qualcosa sull’emittente YouTuber, che di solito coincide con la persona in sovraimpressione, e sul ricevente-poimelavedocondio YouTubed. Il tratto comune agli emittenti-attori presi in considerazione è l’essere un personaggio con la P maiuscola, perlopiù un disadattato alla ricerca di quel briciolo di esistenza sociale allargata che lo renderà eterno. Se poi la ricerca è alimentata dal fitto bosco trash, questo è soltanto il carico a mazze. I tempi di Manzoni e Leopardi sono andati via, la nuova poesia immortale è la prosa trash, spesso accompagnata da sputtanamento mediatico che è pur sempre esistenza sociale allargata. Non importa quale emozione il personaggio in questione possa suscitare nell’ominide YouTubed. L’arrampicata si svolge comunque, sia in verticale sia in orizzontale. Io ricorderò per sempre quel ciccione dodicenne. Magari, un giorno, andrò a cercarlo per ottenere un autografo sul mio vasetto di Nutella. E magari piangerò sapendo della sua improvvisa morte per trombosi coronarica a causa del colesterolo alto.

montelepre_3

Il primo è il caso di Maria. Trentunenne trapanese non proprio in forma e dallo sguardo ambiguo, Maria è stata tubata per la prima volta all’interno del canale di Alberto Lipari, conduttore cibernetico del programma Stranuamuri Sicilianu, discepolo di Alberto Castagna per intenderci. Era il 2012, l’anno del maiale. Più che di accettazione sociale allargata Maria è in cerca di marito. In verità si vociferano nell’ambiente certe “serate a pagamento” in discoteca a tema Maria. Alla domanda mal posta da Alberto sei ex-sposata? La non proprio armonica Maria risponde no, singolo con uno spiccato accento trapanese. Quantomeno la traduzione è corretta. La ricerca di Maria a mezzo tubo (e a mezzo Alberto) è mirata: venticinque o ventisei anni “a salire” e un buon impiego, ma anche il garzone del supermercato all’angolo può andare bene. Maria tiene a precisare con fierezza di essere ancora signorina, così da aumentare lo stuolo dei pretendenti. Ciò che rende il caso di Maria un esempio di trash non è la richiesta in sé, ma il modo in cui è proposta. Ci viene in aiuto la stessa definizione di trash, ossia basso profilo culturale. Maria non parla. Sillaba parole incomprensibili. Anch’io, da siciliano proveniente dal volgo, ho avuto difficoltà a seguire le sue ormai proverbiali suppliche di affetto. Il messaggio, quello velato s’intende, è chiaro: signorine tutte, per favore, cercate almeno di terminare degnamente le scuole superiori. Va bene se le trentenni si mantengono inviolate fino al matrimonio. Va bene, anche se cercano la leggendaria anima gemella con un’inserzione pubblicitaria. Per carità, nessuno più come Maria di Trapani. La funzione parallela dell’interessato YouTubed può seguire, in questo caso, tre diverse direttrici. La prima è di cogliere la palla al balzo: giovani siciliani, l’illibata Maria ha bisogno di un uomo. La seconda è di seguire Maria in quella sorta di reality grottesco che va in onda, senza una precisa regolarità, nel canale di Alberto Lipari. Il regolare interesse è un’azione. In particolare, l’episodio pilota è quello in cui la nostra concede ai fan la ricetta segreta per preparare un’ottima pasta con le cozze. La terza direttrice è di fare scherzi telefonici a Maria. È statisticamente la più seguita. Ho volutamente omesso la grassa risata: è un classico della post-visione trash, non vale.

montelepre_8Il primo tentativo del ventisettenne Mino Franciosa da Oria di sfondare la quarta parete risale all’anno del toro. Era il 2009. D’allora Mino tuba perlopiù danze tribali reinterpretate da se stesso, dilettandosi a cantare rigorosamente in playback ed esibendosi negli ambienti domestici tradizionali quali cucina, stanza da letto, bagno. Il video ragazza di periferia realizzato dalla casa di produzione oritana Videofotomary, è ufficialmente dedicato a tutti quelli che hanno sofferto per amore. Mino è un uomo, ma non importa. Non balla davvero, si muove semmai (giudizio da parte di Italia’s Got Talent) ma anche questo non importa. Qual è il punto allora? Be’, le ottocentomila visualizzazioni che la sua reinterpretazione del ballo Waka Waka di shakiriana memoria ha stimolato in tre anni, sono nell’insieme un bel punto interrogativo. Mino è un cliente abituale della loggia del consenso sociale allargato. In ordine sparso si ricordano apparizioni trash nei programmi Italia’s Got Talent, La Masseria, Italia Coast To Coast, eccetera. Già, la munnizza è a trecentosessanta gradi. Viene fuori anche da quella pancetta mostrata in bella vista; da quella parlata androgina che impiega almeno due accenti per ogni sillaba; da quegli shorts dall’identità confusa; da quei costumi che ricordano John Galliano, ma quello meno ispirato. Un semplice appunto per l’ominide YouTubed: qui davvero devi vedertela con Dio.

Lo spazio per il sociale messo a disposizione dal Dott. Avv. Andrea Diprè è un jolly. Esiste un contenitore-tubo, ispirato al format munnizza, capace di catalizzare, presentare e provocare gli esteti YouTuber del trash. E sì, non solo esiste, è anche a pagamento per chi ne vuole essere il protagonista. Il villaggio di YouTube è una miniera d’oro. Una nota sul Dott. Avv. Diprè. È l’unico YouTuber ad auto-fregiarsi, a torto o a ragione, del titolo di più famoso ed esperto critico d’arte vivente. È l’unico YouTuber a vantare di aver posto le proprie natiche sull’importante divano di Mi Manda Rai Tre. È l’unico YouTuber a fare i soldi veri col trash. Vestito di tutto punto e dall’occhio sbarazzino che ricorda vagamente un cocainomane alle prime armi, il Dott. Avv. Andrea Diprè ospita nel suo contenitore la crema. Svetta come un’Araba fenice su quel cumulo di macerie che stagna nel suo tubo. Mostra compassione, a volte è perfino sedotto dalla bellezza artistica che lo circonda. Il Dott. Avv. Andrea Diprè traghetta il trash in una nuova forma d’arte visionaria e intellettuale, alla pari col dadaismo e col periodo blu di Picasso. Una forma d’arte che in realtà è vita vera, nulla di più trash. Spoglia gli esteti della loro goliardia e ne rivela le caratteristiche umane. La pornostar che cerca il partner ideale; la donna brutalmente sedotta dagli alieni; l’uomo che non chiede altro che un chilo di vagina; il rapper analfabeta che vuole sfondare. La Verità è qui a fianco: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro Diprè” (cit. Dott. Avv. Andrea Diprè). Il messaggio è chiaro, nient’altro da aggiungere. L’interessato YouTubed può sfamare la propria conoscenza sul trash con la critica accademica concessa dal Dott. Avv. Diprè, oppure può appuntarsi da qualche parte che c’è del marcio anche nei piani alti degli Ordini. Come detto prima, la grassa risata non vale.

montelepre_6

Il quarto caso che affronterò è imbarazzante. In realtà è imbarazzante l’uomo in questione. Lui imbarazza anche Neviano, ridente cittadina pugliese in cui ha trascorso trentanove natali. Il 1974 è il funesto anno del toro. La rimozione forzata del suo canale dal villaggio YouTube, le sue continue richieste di sesso anche barattando denaro, la sua misoginia da tradizione biblica e il suo truce aspetto da paffuto contadino del meridione hanno fatto di Giuseppe Simone una leggenda vivente. Ospite fisso del Dott. Avv. Andrea Diprè per un certo periodo, l’ominide YouTuber Giuseppe è dichiaratamente affamato di vagina. La precisa richiesta di un chilo è sua. Per l’esattezza la sua è un’assistenza erotica. I suoi video, collezionati in un archivio creato ad hoc nel villaggio, hanno un velato messaggio filantropico: donne, se il papà dei vostri figli non vi soddisfa niente paura, Giuseppe Simone salverà il vostro matrimonio. La chiesa cattolica dovrebbe essergli grata. Non sono però rare le occasioni in cui Giuseppe si auto-filma in momenti convenzionali: al bar col cappuccino in mano, in bagno sotto la doccia calda, in compagnia del Dott. Avv. Andrea Diprè. E non sono nemmeno rari i video in cui, altrettanto sfacciatamente, certe femmine YouTuber sfidano le leggi dell’attrazione fisica promettendosi al nostro cavaliere. Valgono le stesse considerazioni fatte per Maria: la solitudine vera distrugge mente e corpo. E secondo semplice appunto per il divertito ominide YouTubed: di Là c’è Dio, fatti un esame di coscienza.

Il disadattato YouTuber è alla ricerca anche di soldi. E sì, il villaggio di YouTube è pieno di soldi. Ora come non mai. Tra i più assidui YouTuber c’era un certo Justin Bieber, ora è pieno di soldi e ovviamente non tuba più. Dall’altra parte, se l’ominide YouTubed tuba povero, ci muore pure. I tre ex-PayPal avranno pure esaltato il lato oscuro e puzzolente della comunicazione umana. Avranno pure mollato il lavoro nell’anno della scimmia e del gallo, ma non sono stupidi. Per nulla stupidi.

Immagine di copertina di Andrea Nocifora
Foto interne all'articolo di Beniamino Cangemi
Illustrazione interna di Ste Tirasso
comments powered by Disqus